È con grande piacere che porto il saluto dell’amministrazione
comunale di Berzo Demo e di Malonno e il cortese benvenuto a tutti da parte dei
colleghi dell’Unione dei comuni della Valsaviore.
Saluto con profondo senso di riconoscenza:
-
Il Parroco di
Malonno e vicario Zonale Don santo Chiapparini
-
Il Parroco di
Berzo Demo don Salvatore Ronchi
-
L’on.
-
L’assessore
provinciale
-
Il presidente
dell’associazione mutilati e invalidi del lavoro Noris Riva e con lui tutti i
suoi associati, persone a cui in primo luogo è dedicata questa giornata, più
con sentimenti di riconoscenza e di riflessione che di festa.
-
I dirigenti di
ferrovie nord
-
I segretari
delle organizzazioni sindacali CGIL, CISL e UIL
-
Il comitato
primo maggio valsaviore
-
I rappresentanti
delle Forze dell’ordine e delle associazioni
-
Le lavoratrici,
i lavoratori, i pensionati e tutti i concittadini presenti
Sono stato molto combattuto su come commentare questo
primo maggio e su quale primo maggio avremmo festeggiato oggi.
Certamente festeggiamo il primo maggio per rinsaldare
il valore che più di 60 anni fa i padri costituenti hanno impresso nei geni
della nostra democrazia: “L’Italia ancora oggi ha bisogno di essere una
REPUBBLICA DEMOCRATICA FONDATA SUL LAVORO”.
Innanzitutto celebriamo dunque e riaffermiamo il
valore fondativo del lavoro: fondativo dei nostri operosi paesi, delle nostre
comunità, delle nostre famiglie, delle nostre stesse personalità di donne e di
uomini che cooperano alla edificazione di una società costruita non sugli
espedienti, non sulle falsità, non sugli opportunismi, non sui soprusi, non
sulle prevaricazioni, non sulla rivendicazione di un ruolo di casta o di
gruppo, ma sul sacrificio quotidiano, sul sudore, sulla dedizione operosa di
tutti noi.
Oggi, nel 2008, il problema di tutti è fare i conti
con i problemi del mondo, con la crisi dell’economia americana e con la
problematicità di quella asiatica, con l’inaffidabilità delle borse e di un
modello economico basato più sulla speculazione finanziaria che sul valore
della produzione e del lavoro, problemi che sembrano lontani da noi ma che si
traducono per le nostre tasche nella benzina oltre 1,40 euro e il pane che
aumenta tutti i giorni, si traduce nell’aumento vertiginoso delle vendite a
rate e (come titolava un giornale locale ieri) nella gente che paga al bar con
la carta di credito. E si traduce purtroppo anche nelle decine (o centinaia) di
morti sul lavoro, quelle morti che chiamiamo bianche ma che hanno poco di candido
e tanto, troppo spesso di torbido.
Questa è oggi lo scenario che caratterizza un’Italia
che ha tutte le risorse per essere grande ma che deve ritrovare una nuova
dignità di paese e nuovi modelli di coesione sociale.
C’è bisogno di ritrovare un’etica profonda del lavoro
prestato e di quello offerto, pensando che la distribuzione delle risorse di
questo paese e il loro utilizzo sono problemi che devono riguardare tutti noi e
che però prima di tutto c’è la persona umana e la sua dignità.
Oggi, nel terzo millennio, celebriamo una festa in
cui i lavoratori non sono quelli che percepiscono uno stipendio, un salario ma
sono quelli che questo stipendio SE LO GUADAGNANO E SE LO MERITANO, perché solo
costoro partecipano a costruire una società responsabile, perché solo costoro fondano
la nostra civiltà.
Tanti operai, impiegati, agricoltori, imprenditori,
amministratori, commercianti, professionisti, casalinghe, religiosi, militari,
pensionati; oggi dunque è la festa della parte più onesta di questa società NON
priva di contraddizioni per non essere in grado di garantire un futuro certo ai
propri figli perché non riesce a dare loro una scuola in grado di farli
competere con i loro coetanei all’estero, perché li induce ad espatriare per
fare ricerca, perché infine non li mette in condizione di realizzare il proprio
sogno d’impresa o gli offre solo prospettive d’impiego precario.
Non è un problema di destra o di sinistra e non è più
accettabile che non si trovi una grande solidarietà sociale per rialzare questo
paese. La gente, al di là del risultato, lo ha chiesto a gran voce.
Concetti, questi, che sembrano affacciarsi anche nel
panorama nazionale e che ieri sono stati richiamati nel discorso di
insediamento del nuovo presidente della camera che ha invitato tutti a “vivere
il 25 aprile e il primo maggio come giornate in cui si onorano valori
autenticamente condivisi e avvertiti come vivi e vitali da tutti gli italiani e
in particolare dai più giovani” e che poi (sul tema della ricerca di un’etica
condivisa) ha aggiunto: “Le insidie alla libertà, non
vengono dalle "ideologie antidemocratiche del secolo scorso" bensì
"dalla errata convinzione che libertà significhi pienezza di diritti e
assenza di doveri e finanche di regole".
Oggi questi concetti sono evocati anche dal luogo in
cui ci troviamo e anche dai gesti e dalle opere che siamo chiamati a compiere.
Questo luogo evoca infatti il sacrificio di tanti
lavoratori che hanno consumato la loro vita tra il caldo insopportabile dei
forni e il gelo pungente di questa porzione di Vallecamonica maltrattata
dall’uomo.
Questo è il luogo dove l’intera comunità civile e
religiosa si è stretta più volte intorno alle fragili tende dei presìdi, dei
picchettaggi con quegli uomini (i nostri padri e fratelli) con le tute blu e le
facce nere che inutilmente cercavano di difendere un futuro che le logiche
dell’economia “globale” non gli avrebbero assicurato.
Questo è il luogo che rappresenta la caparbietà con
cui tante famiglie hanno dovuto ripartire da zero. Ma è anche il luogo che ha
rappresentato per i figli di quella stagione
la motivazione dei sacrifici per costruirsi un futuro e la
determinazione nell’impegno a ridare a questo territorio una prospettiva che
pareva perduta.
Non si può tuttavia parlare di etica senza dare conto
di alcune responsabilità che mi riguardano anche come amministratore:
-
il primo
impegno, con le organizzazioni sindacali e con la comunità di forno (in
particolare con l’amico Mauro che è il vero ispiratore del sogno) era quello di
trovare il modo di poter disporre di questa stazione per trasformarla nel
sacrario per le vittime del lavoro e nella Chiesa di Forno. Devo scusarmi con
quanti ho assillato negli anni scorsi perché trovassero una soluzione
(l’assessore e amico Ghirardelli che ha subito l’invasione delle mie ripetute
mail e lettere, il Presidente dell’Unione Mottinelli e l’Ing. Consonni di
ferrovie nord). Da parte mia d’altronde subivo lo stesso trattamento da
-
Altro impegno
era chiarire definitivamente la situazione delle ex discariche UCAR. Non è
stato facile e non vi racconto questi quattro anni fatti di decine di incontri
di ricorsi e controricorsi, di atti impugnati. Vi informo solo che a giorni
dovremmo ricevere le analisi su decine di campioni di terreno prelevati in
quelle discariche dopo aver ordinato di eseguire profondi e fitti carotaggi e
numerosi saggi di scavo. Con i risultati delle analisi in mano gli esperti
indicheranno come procedere alla bonifica di quelle ferite ancora (e da troppo
tempo) aperte nel nostro territorio.
-
E ancora il
controllo ambientale sulle aziende oggi presenti, insediate in un area rimasta
con molte problematicità su cui si sono inserite lavorazioni particolari. Su
queste problematiche sono state riaperte procedure di valutazione ambientale
particolarmente restrittive che devono arrivare a dare garanzie ai lavoratori,
ai cittadini e al territorio. Molto impegno ci aspetta ancora ma NON
MOLLEREMO!!
-
E poi il
completamento delle aree artigianali che sia il mio comune che i comuni limitrofi
hanno realizzato per cercare di creare condizioni nuove per l’occupazione.
Per far questo il mio comune ha sopportato costi,
incaricato esperti, impegnato amministratori e dipendenti oltre i limiti dei
loro compiti.
Purtroppo, su molti di questi temi, devo ancora una
volta (l’ho già fatto più volte sulla stampa ed in incontri pubblici) lamentare
l’assoluta indifferenza delle istituzioni della nostra Valle e dire, a costo di
sembrare ancora più fastidioso, che quelli richiamati non possono essere problemi
del sindaco di Berzo Demo o di un gruppetto di comuni della Valsaviore.
Tra qualche minuto metteremo la firma sotto il
documento che darà ragione a tutto quello che oggi abbiamo detto e che
finalmente permetterà di avviare la fase più difficile per la realizzazione del
sacrario e della chiesa.
Dopo le autorità e i rappresentanti delle varie
realtà convenute tutti coloro che lo desiderano potranno apporre la loro firma
a ricordo di questa giornata. Tutte queste firme e le tante che si
aggiungeranno, magari aiutando anche concretamente a raggiungere l’obiettivo,
verranno poi messe a fondamento dell’edificio quando potremo posare la prima
pietra.
Questa è la conclusione più bella di qualsiasi
discorso, questo è l’augurio più bello per il primo maggio di oggi e per i
tanti che speriamo di celebrare nei prossimi anni.
Buon primo maggio dunque a tutti quanti si meritano
di essere chiamati LAVORATORI.