1 maggio 2008

 

È con grande piacere che porto il saluto dell’amministrazione comunale di Berzo Demo e di Malonno e il cortese benvenuto a tutti da parte dei colleghi dell’Unione dei comuni della Valsaviore.

Saluto con profondo senso di riconoscenza:

-          Il Parroco di Malonno e vicario Zonale Don santo Chiapparini

-          Il Parroco di Berzo Demo don Salvatore Ronchi

-          L’on.

-          L’assessore provinciale Corrado Ghirardelli in rappresentanza del presidente Cavalli

-          Il presidente dell’associazione mutilati e invalidi del lavoro Noris Riva e con lui tutti i suoi associati, persone a cui in primo luogo è dedicata questa giornata, più con sentimenti di riconoscenza e di riflessione che di festa.

-          I dirigenti di ferrovie nord

-          I segretari delle organizzazioni sindacali CGIL, CISL e UIL

-          Il comitato primo maggio valsaviore

-          I rappresentanti delle Forze dell’ordine e delle associazioni

-          Le lavoratrici, i lavoratori, i pensionati e tutti i concittadini presenti

 

Sono stato molto combattuto su come commentare questo primo maggio e su quale primo maggio avremmo festeggiato oggi.

Certamente festeggiamo il primo maggio per rinsaldare il valore che più di 60 anni fa i padri costituenti hanno impresso nei geni della nostra democrazia: “L’Italia ancora oggi ha bisogno di essere una REPUBBLICA DEMOCRATICA FONDATA SUL LAVORO”.

Innanzitutto celebriamo dunque e riaffermiamo il valore fondativo del lavoro: fondativo dei nostri operosi paesi, delle nostre comunità, delle nostre famiglie, delle nostre stesse personalità di donne e di uomini che cooperano alla edificazione di una società costruita non sugli espedienti, non sulle falsità, non sugli opportunismi, non sui soprusi, non sulle prevaricazioni, non sulla rivendicazione di un ruolo di casta o di gruppo, ma sul sacrificio quotidiano, sul sudore, sulla dedizione operosa di tutti noi.

Oggi, nel 2008, il problema di tutti è fare i conti con i problemi del mondo, con la crisi dell’economia americana e con la problematicità di quella asiatica, con l’inaffidabilità delle borse e di un modello economico basato più sulla speculazione finanziaria che sul valore della produzione e del lavoro, problemi che sembrano lontani da noi ma che si traducono per le nostre tasche nella benzina oltre 1,40 euro e il pane che aumenta tutti i giorni, si traduce nell’aumento vertiginoso delle vendite a rate e (come titolava un giornale locale ieri) nella gente che paga al bar con la carta di credito. E si traduce purtroppo anche nelle decine (o centinaia) di morti sul lavoro, quelle morti che chiamiamo bianche ma che hanno poco di candido e tanto, troppo spesso di torbido.

Questa è oggi lo scenario che caratterizza un’Italia che ha tutte le risorse per essere grande ma che deve ritrovare una nuova dignità di paese e nuovi modelli di coesione sociale.

C’è bisogno di ritrovare un’etica profonda del lavoro prestato e di quello offerto, pensando che la distribuzione delle risorse di questo paese e il loro utilizzo sono problemi che devono riguardare tutti noi e che però prima di tutto c’è la persona umana e la sua dignità.

Oggi, nel terzo millennio, celebriamo una festa in cui i lavoratori non sono quelli che percepiscono uno stipendio, un salario ma sono quelli che questo stipendio SE LO GUADAGNANO E SE LO MERITANO, perché solo costoro partecipano a costruire una società responsabile, perché solo costoro fondano la nostra civiltà.

Tanti operai, impiegati, agricoltori, imprenditori, amministratori, commercianti, professionisti, casalinghe, religiosi, militari, pensionati; oggi dunque è la festa della parte più onesta di questa società NON priva di contraddizioni per non essere in grado di garantire un futuro certo ai propri figli perché non riesce a dare loro una scuola in grado di farli competere con i loro coetanei all’estero, perché li induce ad espatriare per fare ricerca, perché infine non li mette in condizione di realizzare il proprio sogno d’impresa o gli offre solo prospettive d’impiego precario.

Non è un problema di destra o di sinistra e non è più accettabile che non si trovi una grande solidarietà sociale per rialzare questo paese. La gente, al di là del risultato, lo ha chiesto a gran voce.

Concetti, questi, che sembrano affacciarsi anche nel panorama nazionale e che ieri sono stati richiamati nel discorso di insediamento del nuovo presidente della camera che ha invitato tutti a “vivere il 25 aprile e il primo maggio come giornate in cui si onorano valori autenticamente condivisi e avvertiti come vivi e vitali da tutti gli italiani e in particolare dai più giovani” e che poi (sul tema della ricerca di un’etica condivisa) ha aggiunto: “Le insidie alla libertà, non vengono dalle "ideologie antidemocratiche del secolo scorso" bensì "dalla errata convinzione che libertà significhi pienezza di diritti e assenza di doveri e finanche di regole".

 

Oggi questi concetti sono evocati anche dal luogo in cui ci troviamo e anche dai gesti e dalle opere che siamo chiamati a compiere.

Questo luogo evoca infatti il sacrificio di tanti lavoratori che hanno consumato la loro vita tra il caldo insopportabile dei forni e il gelo pungente di questa porzione di Vallecamonica maltrattata dall’uomo.

Questo è il luogo dove l’intera comunità civile e religiosa si è stretta più volte intorno alle fragili tende dei presìdi, dei picchettaggi con quegli uomini (i nostri padri e fratelli) con le tute blu e le facce nere che inutilmente cercavano di difendere un futuro che le logiche dell’economia “globale” non gli avrebbero assicurato.

Questo è il luogo che rappresenta la caparbietà con cui tante famiglie hanno dovuto ripartire da zero. Ma è anche il luogo che ha rappresentato per i figli di quella stagione  la motivazione dei sacrifici per costruirsi un futuro e la determinazione nell’impegno a ridare a questo territorio una prospettiva che pareva perduta.

Non si può tuttavia parlare di etica senza dare conto di alcune responsabilità che mi riguardano anche come amministratore:

-          il primo impegno, con le organizzazioni sindacali e con la comunità di forno (in particolare con l’amico Mauro che è il vero ispiratore del sogno) era quello di trovare il modo di poter disporre di questa stazione per trasformarla nel sacrario per le vittime del lavoro e nella Chiesa di Forno. Devo scusarmi con quanti ho assillato negli anni scorsi perché trovassero una soluzione (l’assessore e amico Ghirardelli che ha subito l’invasione delle mie ripetute mail e lettere, il Presidente dell’Unione Mottinelli e l’Ing. Consonni di ferrovie nord). Da parte mia d’altronde subivo lo stesso trattamento da Domenico Ghirardi e da mauro Bernardi.

-          Altro impegno era chiarire definitivamente la situazione delle ex discariche UCAR. Non è stato facile e non vi racconto questi quattro anni fatti di decine di incontri di ricorsi e controricorsi, di atti impugnati. Vi informo solo che a giorni dovremmo ricevere le analisi su decine di campioni di terreno prelevati in quelle discariche dopo aver ordinato di eseguire profondi e fitti carotaggi e numerosi saggi di scavo. Con i risultati delle analisi in mano gli esperti indicheranno come procedere alla bonifica di quelle ferite ancora (e da troppo tempo) aperte nel nostro territorio.

-          E ancora il controllo ambientale sulle aziende oggi presenti, insediate in un area rimasta con molte problematicità su cui si sono inserite lavorazioni particolari. Su queste problematiche sono state riaperte procedure di valutazione ambientale particolarmente restrittive che devono arrivare a dare garanzie ai lavoratori, ai cittadini e al territorio. Molto impegno ci aspetta ancora ma NON MOLLEREMO!!

-          E poi il completamento delle aree artigianali che sia il mio comune che i comuni limitrofi hanno realizzato per cercare di creare condizioni nuove per l’occupazione.

 

Per far questo il mio comune ha sopportato costi, incaricato esperti, impegnato amministratori e dipendenti oltre i limiti dei loro compiti.

Purtroppo, su molti di questi temi, devo ancora una volta (l’ho già fatto più volte sulla stampa ed in incontri pubblici) lamentare l’assoluta indifferenza delle istituzioni della nostra Valle e dire, a costo di sembrare ancora più fastidioso, che quelli richiamati non possono essere problemi del sindaco di Berzo Demo o di un gruppetto di comuni della Valsaviore.

 

Tra qualche minuto metteremo la firma sotto il documento che darà ragione a tutto quello che oggi abbiamo detto e che finalmente permetterà di avviare la fase più difficile per la realizzazione del sacrario e della chiesa.

Dopo le autorità e i rappresentanti delle varie realtà convenute tutti coloro che lo desiderano potranno apporre la loro firma a ricordo di questa giornata. Tutte queste firme e le tante che si aggiungeranno, magari aiutando anche concretamente a raggiungere l’obiettivo, verranno poi messe a fondamento dell’edificio quando potremo posare la prima pietra.

 

Questa è la conclusione più bella di qualsiasi discorso, questo è l’augurio più bello per il primo maggio di oggi e per i tanti che speriamo di celebrare nei prossimi anni.

Buon primo maggio dunque a tutti quanti si meritano di essere chiamati LAVORATORI.