Bozza non corretta
Intervento conclusivo di Domenico Ghirardi a nome di Cgil-Cisl-Uil al 1 maggio 2008 a Forno Allione -
È la terza volta in dieci anni che a Forno Allione si organizza il Primo Maggio.
La prima volta fu nel 1998 quando unitariamente ponemmo un grande interrogativo, dopo che oramai la multinazionale Ucar Carbon, aveva sostanzialmente cessata l’attività.
Lo facemmo senza spirito polemico e consapevoli che quella realtà produttiva aveva per tanti decenni dato lavoro a tanta gente, permesso a molti lavoratori di ritornare in patria e di evitare di dovere fare la valigia emigrando nella vicina Svizzera, come fecero purtroppo tanti nostri concittadini.
Dicemmo allora che era doveroso chiedersi se era giusto che una società così grande e potente potesse andarsene dopo avere utilizzato le energie umane e materiali pienamente messe a disposizione in quegli anni, senza risarcire i lavoratori per i danni subiti e senza essere chiamata a rispondere in prima persona delle ferite inferte al territorio a all’ambiente circostante lo stabilimento.
Nel corso di questi anni si sono sviluppate diverse azioni e grazie al sostegno degli operatori delle unità operative per la salute nei luoghi di lavoro, in particolare al lavoro svolto dalla dott.ssa Siria Garattini si è riusciti ad ottenere dei risarcimenti per alcuni lavoratori.
Questo lo si è potuto concretizzare dopo che la Magistratura ha chiamato in giudizio la Ucar Carbon, nel corso del procedimento giudiziario si sono patteggiate le pene e si sono stabiliti dei risarcimenti in favore di quei lavoratori che gli organi competenti avevano riconosciuto un livello di invalidità.
E’ evidente che i casi riconosciuti rappresentano una piccola entità rispetto a quella che nella realtà hanno subito molti altri lavoratori.
Le battaglie fatte nel corso degli anni dai lavoratori per chiedere maggiore prevenzione e sicurezza sul lavoro, oggi consentono di avere maggiori condizioni di tutela.
I nostri Patronati sindacali hanno sempre cercato e lo stanno facendo tutt’ora, di avanzare le domande di malattia professionale per quei casi dove il nesso di causalità ha un fondamento comprovato.
Abbiamo sollecitato anche l’Asl di Vallecamonica, i medici di Base e le strutture ospedaliere a tenere presente quei casi di lavoratori che in passato hanno lavorato all’Ucar e hanno purtroppo contratto malattie tumorali.
In questi casi è necessario che prima di autorizzare la sepoltura, si disponga l’autopsia e si consenta, da un lato, di avere un responso ufficiale, dall’altro, questo accertamento facilita l’iter della domanda di riconoscimento della malattia professionale.
Una breve riflessione va dedicata al grave danno inferto all’ambiente.
L’enorme discarica che nei decenni di attività dello stabilimento si è formata sopra lo stabilimento, ne è una prova tangibile.
Dicemmo in quel 1 maggio del 1998 e lo ripetiamo anche oggi, che non si tratta di generare inutili e dannosi allarmismi, si tratta solo di verificare come si sta facendo in questi mesi, se quegli scarti possono con il tempo, rappresentare un pericolo per la comunità.
Chiediamo ancora alla Multinazionale di collaborare con L’Arpa, con gli Enti Preposti, con la Provincia e l’Amministrazione Comunale di Berzo Demo, affinché si possa predisporre un piano di recupero e di messa in sicurezza della discarica.
Nessuno è animato da spirito persecutorio, abbiamo ben presente che i fatti, vanno contestualizzati nel tempo in cui si sono prodotti.
Ora per senso di responsabilità di tutti e in prima persona della Multinazionale, occorre che la società sostenga gli opportuni interventi per mettere in sicurezza l’area della discarica.
Nel 2004, in occasione del secondo 1 maggio organizzato a Forno Allione,dopo la conclusione del procedimento giudiziario con l’Ucar Carbone, il sindacato per volontà dei lavoratori e dei familiari che avevano ottenuto il risarcimento dei danni patiti, ha raccolto unitariamente l’idea che da tempo era stata avanzata alle Ferrovie Nord, dalla Parrocchia di Demo, tramite il Parroco di allora, Don Santo Chiapparini.
Il comitato rappresentato da Mauro Bernardi ci sottopose la proposta che nell’area della ex stazione ferroviaria di Forno Allione si costruisse una piccola chiesetta per la comunità.
Insieme si è deciso di coinvolgere i Sindaci dell’Unione dei Comuni della Valsaviore, la Provincia di Brescia e le Ferrovie Nord per avere a disposizione l’area in cui potere edificare la chiesetta che sarà dedicata alla memoria dei caduti sul lavoro dell’ex Ucar Carbon e di tutta la ValleCamonica.
Oggi grazie alla disponibilità e all’impegno di tutte le forze che abbiamo citato, si è sottoscritta la convenzione che formalmente darà il via alla procedura che porterà all’alienazione dell’area della ex stazione ferroviaria, in favore della Parrocchia di San Faustino e Giovita di Malonno, questo luogo diventerà un riferimento di culto in particolare per la comunità religiosa di Demo.
Con lo stesso spirito di fattiva collaborazione si dovrà costituire al più presto un comitato aperto a tutte quelle forze che condividono e hanno a cuore l’obbiettivo.
Con il contributo di quanti saranno sensibili e disponibili, nel più breve tempo possibile, si raccoglieranno le energie umane e materiali, i contributi economici, che consentiranno di edificare la chiesetta in memoria dei caduti sul Lavoro.
Un luogo per ricordare e per rendere omaggio a quanti in nome del bisogno del lavoro hanno sacrificato la propria vita, un luogo per ritrovarsi a riflettere e per chi crede, insieme anche a pregare.
In conclusione,vorremmo dedicare qualche minuto per spiegare le ragioni che hanno portato Cgil Cisl Uil a livello nazionale a caratterizzare quest’anno la Festa del 1 maggio.
Un 1 Maggio per richiamare l’impegno innanzitutto alla prevenzione e per una maggiore sicurezza del lavoro.
È ancora vivo l’autorevole richiamo del Presidente della Repubblica sulla necessità di porre rimedio al dramma \delle morti bianche.
Purtroppo si continua ancora a morire di lavoro, non bastano le leggi vigenti e forse non basterà neanche il recente decreto legislativo approvato da poche settimane dal Consiglio dei Ministri in attuazione alla legge delega 123/2007.
C’è un problema culturale che riguarda tutti,a partire dai titolari delle aziende e scendendo giù lungo la filiera del comando e delle responsabilità ai vari livelli, fino alle lavoratrici e ai lavoratori.
Ma anche questo non basterà a fermare la strage degli innocenti.
Quanto capita un infortunio mortale, quando il drammatico evento viene fatto rimbalzare e penetrare dai mezzi di informazione in ogni abitazione,la comunità è scossa, le persone direttamente colpite vorrebbero in quel momento gridare chissà cosa e non sa bene a chi.
Poi subentra la necessità individuale e l’interesse del mercato porta a fare riprendere la macchina e seppure segnati ancora dal drammatico evento, si va avanti e la vita di tanti viene utilizzata come fosse una merce.
Le lavoratrici e i lavoratori vengono invitati e sollecitati a produrre e a competere non tra chi fa meglio, ma in un mondo segnato dalla globalizzazione, la competizione, si gioca sempre di più, tra chi costa meno.
È questo il cinico modo di pensare e di agire che legittima gli appalti al massimo ribasso, sono queste le logiche che portano a ritenere la prevenzione e gli interventi sulla sicurezza, non un investimento ma bensì un costo.
È qui che si smarrisce la cultura del lavoro come fonte di vita e di progresso, è qui che ci si distrae e il lavoro allora si fa più squallido, più duro, più instabile e più raro.
Quando a maggior ragione il lavoro è precario o si fa fatica a trovare una migliore alternativa, si fa di tutto per non perderlo, lo si sopporta come un pesante bagaglio anche quando si è consapevoli che si sta operando nel non rispetto delle regole e delle normative vigenti.
Proprio come è capitato a Luigi il 13 marzo del 2008 in provincia di Torino.
Luigi era un operaio di 39 anni con due bambini e una moglie a carico,aveva un lavoro precario ma gli era stata data una speranza: sarai il primo ad essere assunto.
Sarà poi vero ? E quando?, deve aver pensato Luigi.
Intanto c’erano le rate del mutuo da pagare e una famiglia da mandare avanti, una quotidianità dura e drammaticamente resa ancora più pesante dal lavoro precario.
Quando a Luigi è stata comunicata la non proroga del contratto, deve essergli caduto il mondo addosso e ha gettato la spugna.
Ha scritto un biglietto alla sua cara moglie: “Ho perso il lavoro e con quello la mia dignità. Scusami”, poi si è impiccato.
Sono drammi che fanno riflettere, questi come le morti alla acciaieria della Thyssen e recentemente di altre 6 infortuni mortali accaduti in un solo giorno il 22 aprile di quest’anno
Drammi che si ripetono e che non possiamo limitarci ad esprimere il nostro cordoglio ai familiari delle vittime sul lavoro.
Dobbiamo, ognuno nella propria competenza, concretamente intervenire e operare per evitare che le condizioni di precarietà e di insicurezza del e sul lavoro, possano fare considerare le macchine, le merci, il mercato,il profitto, più importanti degli esseri umani.
Siamo sicuri che il lavoro conti così poco al punto da tagliarlo per prima cosa e da rimproverarlo sempre per il costo eccessivo non tenendo conto che dietro ogni mansione c’è una persona, un lavoratore, un giovane che vuole formare la sua famiglia?
Tante altre cose si potrebbero dire, ma piuttosto che i discorsi, forse è il caso di riflettere e ricercare l’unità del fare, piuttosto che il dire di ognuno.
Perché non prendere un impegno: ridiamo importanza e centralità al lavoro.
Parliamo ogni giorno di chi lavora, di come si lavora e di come si vive, di come si compete e soprattutto di come si muore.
Non possiamo continuare ad assistere a queste morti che lasciano le famiglie sole e di cui ci si ricorda al momento del lutto, poi.. nel giro di pochi giorni tutto finisce nel dimenticatoio.
Certo, il mercato è mercato,il profitto è profitto,il danaro è danaro.
Ma la vita è vita, e la vita è una sola.
La civiltà di un paese e la dignità delle persone, è un orizzonte grande che deve affascinare tutti .
Ed è li che tutti insieme dobbiamo guardare, per costruire un mondo e una società in cui valga la pena di spendersi per vedere applicati quei principi Costituzionali che regolano la vita democratica della nostra Repubblica Italiana.
Allora potremo dire con fierezza: viva il Lavoro e come bene ha sottolineato nell’omelia della messa Monsignor Corti, potremo recuperare la speranza e vivere per davvero il 1 Maggio come una festa per i Lavoratori e per il lavoro in generale.