Forno allione 1° maggio 2008
Voglio anzitutto rivolgere un
ringraziamento sentito agli organizzatori
di questo incontro e di questo evento, non sono mai abbastanza le
iniziative come questa, così come i morti sul lavoro sono sempre troppi,e rappresentano una triste sequenza quotidiana che può essere
spezzata solo facendo crescere la consapevolezza:
-
che
non si lavora per morire, ma per vivere e garantire benessere e sviluppo alla
società ed alla propria famiglia,
-
che
l’incidente sul lavoro o la malattia professionale non sono eventi naturali, ma
sono sempre provocati da una nostra attività, da macchine costruite dall’uomo,
da sostanze sviluppate in laboratorio o usate in stabili,menti , e che dunque
possono essere evitati adottando precauzioni e cautele adeguate.
Facendo anche comprendere che il
profitto non può mai essere ottenuto a rischio della vita, della salute e
dell’integrità di chi ci consente di ottenerlo, mentre il rispetto delle regole
è un dovere nei confronti di tutti coloro con i quali conviviamo nella società
e la loro violazione deve essere perseguita con forza e continuità
nell’interesse comune, poiché nessuno, individuo e tantomeno istituzione, può
chiudere gli occhi e delegare ad altri la soluzione del problema, di questo
come di altri che ci affliggono.
Alcune semplici consapevolezze che
purtroppo non sono patrimonio comune e che proprio iniziative come questa
contribuiscono a rinvigorire.
Troppo spesso negli ultimi anni, lo
dico non come polemica ma come constatazione, le abbiamo viste venir meno e
anche sentendoci soli non abbiamo mai desistito, anche divenendo d'un tratto
statistici pur di controbattere letture che tendevano quasi all’ottimismo, che
presentavano il fenomeno incidenti sul lavoro come qualcosa sotto controllo, in
via di estinzione potremmo dire.
D’altra parte, i numeri giocano un
ruolo di primo piano nella rappresentazione di un fenomeno: numeri che per gli
infortuni sul lavoro vengono tirati, come fossero un elastico, verso l’alto o
verso il basso a seconda che vengano diffusi con toni allarmistici o con
inclinazioni da pompieri. Entrambi gli atteggiamenti ci indignano, perché
entrambi non portano benefici all’obiettivo di ridurre gli infortuni sul
lavoro, ma sono utili solo per sostenere interessi specifici.
Ci chiediamo a chi giovi, allora,
sottolineare come una conquista il miglioramento registrato dai dati sugli
infortuni negli ultimi 50 anni, quasi dimenticando che dagli anni ’50 ad oggi
il mondo del lavoro e la coscienza sociale con esso sono completamente cambiati,
l’uno sotto la spinta del progresso scientifico e tecnologico, l’altra
accompagnando la crescita del benessere e di una migliore qualità della vita.
Oppure a chi giovi evidenziare
continuamente, senza approfondirlo neppure un poco, quel dato che viene
ripetuto da alcuni come una consolazione : gli infortuni mortali sono per il
60% infortuni stradali. Come a dire lasciate stare le nostre aziende e pensate
ad altro, come a dire che chi per lavoro deve stare sulle strade , quando è
vittima di incidente non va considerato
Gli infortuni di ogni tipo ci portano
dei dolori, ma non dobbiamo sopirli con
i farmaci, dobbiamo piuttosto portarli con noi, come li portano coloro che
degli incidenti o delle malattie sono rimasti vittime, dobbiamo trarne lo
stimolo quotidiano che ci spinga a fare tutto ciò che è necessario perché
nessuno debba più sopportarli.
Nell’ultimo anno, anche dietro le
sollecitazioni costanti e pressanti del Presidente della Repubblica, che anche
oggi è tornato sull’argomento, le Istituzioni hanno finalmente posto la lotta
agli incidenti sul lavoro tra le priorità del Paese, sia attraverso la
rivalutazione del valore del lavoro sia con interventi specifici, tra i quali
la rivisitazione della legislazione sulla salute e la sicurezza nei luoghi di
lavoro, opportunamente non soltanto con norme tecniche, ma anche con
disposizioni dirette a sviluppare quelle fondamentali consapevolezze che ho
precedentemente ricordato e credo che oggi ci troviamo proprio nel posto giusto
per ricordarlo.
Per questo nel corso degli ultimi
dieci anni, anche quando di sicurezza nei luoghi di lavoro ben poco si parlava,
l’ANMIL non ha mai mancato di dare un suo originale contributo realizzando
opuscoli, spot televisi e documentari, campagne di informazione in collaborazione
con i maggiori quotidiani
Oggi siamo in un momento
particolarmente delicato.
Il Governo uscente ha varato un
provvedimento atteso da molti anni che riordina le norme sulla sicurezza nei
luoghi di lavoro e che non ha raccolto una condivisione generale.
Tra pochi giorni si insedierà un
nuovo Governo di diverso orientamento politico e già al provvedimento appena
varato si profilano modifiche nel senso auspicato da chi non lo ha condiviso.
Siamo stati tra coloro che hanno
sostenuto la necessità di varare quel provvedimento per evitare che dovesse
ricominciare daccapo un laborioso iter legislativo, e lo abbiamo sostenuto con
la consapevolezza che avrebbe poi potuto essere corretto, integrato,
migliorato, ma oggi diciamo: attenzione ai segnali che si inviano al Paese, le
conseguenze potrebbero essere drammatiche.
La sicurezza nei luoghi di lavoro, la
vita e la salute dei lavoratori non possono essere oggetto di scontro politico,
di confronto ideologico. Debbono piuttosto essere valori comuni. Valori
condivisi dalla società, dagli imprenditori e dai lavoratori. Il nostro sistema
produttivo è estremamente parcellizzato e la mancanza di sicurezza può colpire
in prima persona i piccoli imprenditori, i lavoratori autonomi, gli artigiani e
per quanto ci riguarda non siamo contro nessuno.
Noi siamo a favore di :
Intese, per la comprensione dei
problemi reciproci, per la condivisione, per una convivenza non conflittuale
sui luoghi di lavoro.
Ma siamo anche per adeguate sanzioni
per chi non rispetta la legge. Siamo per una giustizia rapida alle vittime
degli incidenti ed alle loro famiglie. Chiediamo che si comprenda che qui non
si tratta di un parcheggio in divieto di sosta, chi mette a rischio la vita
delle persone deve essere punito in modo tempestivo, adeguato e senza indulgenze. Le nostre famiglie ci chiedono giustizia: è
impensabile che per un risarcimento di danno un infortunato sul lavoro debba
aspettare una giustizia che arriva dopo minimo dieci anni e quando magari non
c’è più nessuno che paghi; è impensabile che una famiglia che ha perso un
padre, una madre, un figlio debba aspettare anni per sapere se qualcuno è
responsabile di quella perdita e poi vedere che quella responsabilità, tra
indulti e patteggiamenti, non si traduce in una sanzione. Nessuno vuole vendetta,
ma solo giustizia, una giustizia che oggi purtroppo non c’è.
Per questo auspichiamo due semplici
cose. Prima di tutto l’avvio di un tavolo tra le parti sociali cui demandare,
nell’arco dei prossimi nove mesi, la serena analisi del provvedimento varato dal
Governo uscente, il monitoraggio sulla
sua applicazione ed i suoi effetti e l’elaborazione di proposte di modifica ed
integrazione, sulla cui base il Governo potrà valutare l’opportunità di un
provvedimento migliorativo del testo attuale. In secondo luogo, chiediamo la
costituzione di un osservatorio tecnico che definisca le modalità di raccolta e
diffusione dei dati sugli infortuni nei luoghi di lavoro
Concludo, sottolineando che accanto
all’obiettivo sicurezza deve porsi anche quello della tutela. L’iniziativa di
oggi sollecita la riflessione sulle morti bianche, ma non dobbiamo dimenticare
che per ognuna di quelle morti e per ciascun incidente sul lavoro, ci sono una
famiglia o una persona che soffrono, che non possono essere abbandonate, che
hanno, invece, bisogno di essere adeguatamente sostenute.
Un sostegno che, ancora negli ultimi
anni, si è affievolito.
La nostra richiesta alle Istituzioni
è dunque anche quella, nell’ambito delle rispettive competenze, di restituire a
quelle famiglie ed a quelle persone l’attenzione che meritano. Siamo certi che
non mancano volontà e buone intenzioni, tuttavia senza la concretezza la
volontà resta qualcosa di astratto e le buone intenzioni finiscono per svolgere
il ruolo di lastricato.
Il lavoro è un valore, la sicurezza
sul lavoro è un valore, la tutela dei lavoratori è un valore. Tra i lavoratori,
quelli che hanno perso la loro integrità e le famiglie delle vittime del
lavoro, non sono certo dei privilegiati e oggi festa dei lavoratori saremmo
felici di poter affermare che ogni lavoratore lascia la propria casa per andare
al lavoro con la certezza di farci ritorno.
Grazie.