BRESCIAOGGI, 10 NOVEMBRE 2008

I reduci. Davanti al primo binario con l’87enne Angelo anche Cornelio Zanetto e Biagio Milanesi, internato a 17 anni

Ferretti: «Testimoniate il male»

Un’ischemia lo colpì durante un altro viaggio ricordo

di Daniele Bonetti      

Un saluto diverso da tutti gli al­tri. Un incoraggiamento a non dimenticare perché la memo­ria sia sempre parte degli stu­denti viaggiatori. Angelo Fer­retti, 87 anni, ieri mattina era in stazione per salutare gli stu­denti bresciani. Per lui, che nei campi di sterminio è sopravvis­suto per miracolo, vedere 450 persone partire con il treno della memoria è stata un'espe­rienza particolare.

«Io sono stato a Stutof, in Germania – ricorda l'anziano origi­nario del quartiere Abba, dove ancora oggi risiede ‑. Ero so­pravvissuto, per miracolo, alla guerra in Russia. Ero rientrato con tanta fatica a Vipiteno, poi improvvisamente fui preso e portato nei campi di stermi­nio. Un viaggio terribile, an­che perché sapevamo quello che ci attendeva». Un'espe­rienza terribile, che ha segna­to, e non poteva essere altri­menti, la mente dell'anziano soldato bresciano.

«Chi non ha vissuto quell' esperienza fatica troppo a capi­re di cosa si sia trattato. Impos­sibile conoscere la fame quan­do la fame non la si ha mai avu­ta ‑ spiega ‑. In quel campo ab­biamo avuto davvero fame, è difficile spiegare adesso come siamo potuti sopravvivere. Le parole possono spiegare tante cose, personalmente però non riesco a trovare il modo di spie­gare perfettamente cosa sia ac­caduto. Per quello che abbia­mo provato non esistono frasi, sono situazioni che non posso­no essere trasmesse. Solo, ap­punto, ricordate».

La scelta dei giovani brescia­ni di visitare quelle terre che hanno avuto un ruolo predo­minante nella storia del '900, è però una delle poche strade possibili affinché la memoria sia salvaguardata. «Sono anni che mi batto con le istituzioni affinché organizzino percorsi per i nostri giovani ‑ ricorda Ferretti ‑. È giusto che sappia­no che cosa vanno a vedere e cosa sia accaduto nemmeno troppo tempo fa. Come è dove­roso da parte nostra metterli al corrente di tutto questo: so­lo conoscendo il male del seco­lo scorso possono riuscire a fa­re in modo che non si ripeta mai più. Vedo ragazzi molto in­teressati e sensibili. Sono rima­sto nel campo di concentra­mento ventisei mesi: ora sono ancora qui a poterlo racconta­re, quando questi ragazzi van­no a vedere certe cose, mi riem­pio di commozione».

Una «visita» che solo qual­che anno lo vide protagonista: a fianco dei giovanissimi, Fer­retti andò ad Auschwitz : diver­so da Stutof, simile per conce­zione e ideologia. Un percorso a ritroso nel tempo che ha avu­to conseguenze pesantissime. «Si trattò di un viaggio molto importante per me ‑ confessa Ferretti ‑: stetti anche male all' interno del campo di concen­tramento, ebbi un'ischemia che ancora oggi mi crea qual­che problema. Non ho più l'età per seguire questi ragazzi, ma non manco mai di venirli a sa­lutare. Attraverso la loro presa di coscienza passa il futuro dell'Europa: un futuro in cui il male del passato non torni mai di attualità».

Con Ferretti anche Cornelio Zanetto, altro ex deportato, ha voluto salutare i giovani bre­sciani. «Fate un viaggio che metterà a dura prova la vostra fede ‑ ha scandito alla parten­za ‑. Mi auguro che questa me­moria, che andate a conoscere dal vivo dopo averla studiata sui libri, segni anche il vostro cuore. Vedrete tante cose che sono rimaste nei campi di con­centramento, ricordate quello che è stato e non dimenticate­lo mai».

Più giovane dei suoi compa­gni di sventura, Biagio Milane­si ha conosciuto la realtà del la­ger quando aveva solo 17 anni: un impatto durissimo. « Que­ste iniziative sono doverose per fare in modo che non ven­ga mai dimenticato quello che è stato tra il 1940 e il 1945 ‑ ha ricordato pochi minuti prima che il treno lasciasse il binario 1‑: diventerete validi testimo­ni della storia, avrete consape­volezza e mezzi per poter fare in modo di spiegare quello che è accaduto. Noi siamo orgo­gliosi di voi, quello che è stato non sarà mai cancellato ed è importante che sia ricordato per sempre».

Uno sguardo, un ultimo ab­braccio collettivo, prima che i 450 bresciani salgano sul tre­no diretto a Cracovia. All'oriz­zonte, ventidue ore di treno per un viaggio da non dimenti­care. Il viaggio della memo­ria.