Il treno della memoria. Tra le altre cose, a Cracovia, i ragazzi hanno visitato Kazimirne
E oggi il confronto più duro: alle 7 i pullman partiranno alla volta di Auschwitz...
di Daniele Bonetti
Oggi varcheranno i
cancelli di Auschwitz e di Birkenau. Ieri hanno preso
coscienza di una realtà che conoscevano solo
attraverso libri, film e, nei casi migliori, qualche testimonianza diretta. Per
capire meglio cosa accadde a Cracovia, tirata a
lucido per i 90 anni dell'indipendenza polacca festeggiata proprio oggi, ieri
gli studenti bresciani e non solo hanno visitato i quartieri ebraici di Cracovia,
quelli teatro del film di Spielberg «Schindler's List», quelli presi di mira dai nazisti perché
tra i più organizzati del panorama europeo.
Erano vere e proprie comunità, autosufficienti in grado di vivere senza
dover dipendere dal resto della città: dotate di scuole, ospedali e, nel caso
di Cracovia, anche di orfanotrofi. Rimasti, dopo la
deportazione, solo nei libri di storia. L’impatto con la comunità ebrea
dei giovani bresciani è soprattutto nei numeri: 60 mila i morti ebrei polacchi
durante il nazismo; 160 gli ebrei della comunità di
Cracovia censiti pochi mesi fa. Pochissimi, se paragonati ai 6 mila del 1940.
La visita bresciana a
Kazimirne e Podgorze inizia nel primo pomeriggio.
Subito la particolarità del ghetto mette a nudo
l'intersezione tra via Corpus nomini e via Bermaises,
un noto rabbino polacco. Due vie, due diversi credo che si intrecciano
senza alternative. Una situazione che affonda le sue
radici lontano nel tempo, in una .comunità perfettamente integrata nella
città che, sin dal 1400, viveva in una grande agiatezza. legata
al commercio e allo scambio sulla via dell'Ambra.
Lasciata l'intersezione
«atipica», gli stridenti si ritrovano in una grande
piazza: lunga poco più di 100 metri, mette in mostra un monumento a ricordo dei
60 mila morti ebrei. Tre sono le sinagoghe presenti in meno di cinquanta
metri: una per lato, quasi a identificare più ghetti all'interno del quartiere
ebraico.
Ma per trovare il ghetto vero e proprio, duello
caratterizzato dalla cancellata, il gruppo deve ritrovarsi in un cortile delimitato
da due cancelli. All'interno ci sono un pub e qualche
abitazione. La conformazione architettonica però non lascia scampo alle
interpretazioni: è il ghetto di Kazimirne, nel quale Spielberg
ha ambientato il sito filtri.
Il cortile misura poche
decine di metri: ai lati però partono diverse scalinate
delle quali non si vede la fine, un intricato reticolo di abitazioni dove nel
1940 le forze naziste cercavano gli ebrei per portarli nelle fabbriche di Schindler, a pochi metri di distanza, o in quella di Maadrich, appena fuori città.
Lasciatisi alle spalle
il ghetto ‑ nella memoria le immagini del film visto a scuola, ma che
prossimamente vedranno con interesse nuovo e nuovi occhi ‑, gli studenti
si sono ritrovati in una realtà profondamente diversa, quella del quartiere di
Podgorze. Di quel ghetto è rimasto pochissimo,
solamente il muro costruito dai nazisti. È lì, dove quasi nulla è rimasto, che
nacque l'unica vera forma di resistenza militare ebrea, la Jop, formata da giovati sotto i 20 anni che nel 1942
riuscirono a fare diversi attentati ai luoghi del divertimento nei quali sapevano
esserci i gerarchi del regime.
Oggi i ragazzi sono
attesi dal confronto più duro: alle 7partiranno per Auschwitz, dove si terrà
una cerimonia della memoria. Questo mentre nel resto della
Polonia si celebra il novantesimo anniversario dell'indipendenza.