BRESCIAOGGI, 11 NOVEMBRE 2008

Il treno della memoria. Tra le altre cose, a Cracovia, i ragazzi hanno visitato Kazimirne

Gli studenti bresciani nel ghetto di Schindler

E oggi il confronto più duro: alle 7 i pullman partiranno alla volta di Auschwitz...

di Daniele Bonetti      

Oggi varcheranno i cancelli di Auschwitz e di Birkenau. Ieri hanno preso coscienza di una realtà che conoscevano solo attraverso libri, film e, nei casi migliori, qualche testimonianza diretta. Per capire meglio co­sa accadde a Cracovia, tirata a lucido per i 90 anni dell'indi­pendenza polacca festeggiata proprio oggi, ieri gli studenti bresciani e non solo hanno visi­tato i quartieri ebraici di Craco­via, quelli teatro del film di Spielberg «Schindler's List», quelli presi di mira dai nazisti perché tra i più organizzati del panorama europeo.

Erano vere e proprie comuni­tà, autosufficienti in grado di vi­vere senza dover dipendere dal resto della città: dotate di scuole, ospedali e, nel caso di Cracovia, anche di orfanotrofi. Rimasti, dopo la deportazio­ne, solo nei libri di storia. L’impatto con la comunità ebrea dei giovani bresciani è soprattutto nei numeri: 60 mi­la i morti ebrei polacchi duran­te il nazismo; 160 gli ebrei del­la comunità di Cracovia censi­ti pochi mesi fa. Pochissimi, se paragonati ai 6 mila del 1940.

La visita bresciana a Kazimir­ne e Podgorze inizia nel primo pomeriggio. Subito la particolarità del ghetto mette a nudo l'intersezione tra via Corpus nomini e via Bermaises, un no­to rabbino polacco. Due vie, due diversi credo che si intrec­ciano senza alternative. Una si­tuazione che affonda le sue ra­dici lontano nel tempo, in una .comunità perfettamente inte­grata nella città che, sin dal 1400, viveva in una grande agiatezza. legata al commer­cio e allo scambio sulla via dell'Ambra.

Lasciata l'intersezione «atipi­ca», gli stridenti si ritrovano in una grande piazza: lunga poco più di 100 metri, mette in mostra un monumento a ricordo dei 60 mila morti ebrei. Tre so­no le sinagoghe presenti in me­no di cinquanta metri: una per lato, quasi a identificare più ghetti all'interno del quartiere ebraico.

Ma per trovare il ghetto vero e proprio, duello caratterizza­to dalla cancellata, il gruppo deve ritrovarsi in un cortile de­limitato da due cancelli. All'in­terno ci sono un pub e qualche abitazione. La conformazione architettonica però non lascia scampo alle interpretazioni: è il ghetto di Kazimirne, nel qua­le Spielberg ha ambientato il sito filtri.

Il cortile misura poche deci­ne di metri: ai lati però parto­no diverse scalinate delle quali non si vede la fine, un intricato reticolo di abitazioni dove nel 1940 le forze naziste cercava­no gli ebrei per portarli nelle fabbriche di Schindler, a pochi metri di distanza, o in quella di Maadrich, appena fuori città.

Lasciatisi alle spalle il ghetto ‑ nella memoria le immagini del film visto a scuola, ma che prossimamente vedranno con interesse nuovo e nuovi occhi ‑, gli studenti si sono ritrovati in una realtà profondamente diversa, quella del quartiere di Podgorze. Di quel ghetto è rimasto po­chissimo, solamente il muro costruito dai nazisti. È lì, dove quasi nulla è rimasto, che nac­que l'unica vera forma di resi­stenza militare ebrea, la Jop, formata da giovati sotto i 20 anni che nel 1942 riuscirono a fare diversi attentati ai luoghi del divertimento nei quali sa­pevano esserci i gerarchi del re­gime.

Oggi i ragazzi sono attesi dal confronto più duro: alle 7parti­ranno per Auschwitz, dove si terrà una cerimonia della me­moria. Questo mentre nel re­sto della Polonia si celebra il novantesimo anniversario dell'indipendenza.