BRESCIAOGGI, 12 NOVEMBRE 2008

«Non è come sui libri: «Bisogna vedere, perché non succeda mai più»

di Daniele Bonetti      

Fuori da Auschwitz, la voglia di parlare è pochissima. L'allegria che normalmente dovrebbe accompagnare un gruppo di centinaia di giovanissimi ha lasciato posto solo al silenzio. Conseguenza scontata dopo aver visto i luoghi della morte: dai forni crematori alle fotografie dei deportati. Dopo aver sentito, da chi l'Olocausto l'ha studiato, quello che accadeva pochi metri addietro. «È tutto diverso rispetto a quello che si percepisce sui libri di storia ‑ sottolinea Stefano Baiguera dell'istituto Pasca[ di Manerbio ‑: basti pensare con più attenzione a quello che abbiamo appena visto, sono emozioni completamente diverse. Una cosa è sapere quello che è successo, tutta un'altra venire e qui e vedere dal vivo i luoghi, i metodi e soprattutto i resti. Abbiamo provato emozioni forti, prima eravamo dei ragazzi che avevano letti alcuni libri di storia, adesso siamo persone più consapevoli che possono anche spiegare meglio cosa sia stato nel passato della storia dell'Europa».

Chiara Pezzoli, anche lei del Pasca[, ha ancora negli occhi quanto visto nel blocco del campo di concentramento che mostra come vivevano i deportati. «Sono rimasta molto impressionata ‑ricorda ‑ dai vestitini dei bambini, così piccoli e condannati ad un destino così crudele. Per me sono state emozioni nuove, venire fino qui per vedere cosa è accaduto, camminare proprio su quella terra e camminare nelle stanze dove i deportati hanno vissuto giorni difficili. Ecco, tutto questo è difficile da raccontare, però penso anche che a livello didattico queste iniziative siano decisamente utili perchè consentono di sensibilizzare maggiormente noi studenti su quello che è accaduto in passato perchè non venga mai dimenticato e al tempo stesso diventi anche un monito che ciò non accada più». Oltre ad oggetti personali, in alcune stanze gli studenti hanno potuto vedere anche fotografie appese alle pareti. «Sono rimasta impressionata da come venivano trattate le donne ‑ sottolinea Ilaria Moroni ‑:venivano private della loro essenza, le foto che abbiamo visto, senza capelli e senza curve, sono davvero impressionanti. È stato impressionante mettere piede in un luogo che conoscevamo solo attraverso i libri di storia: un'emozione molto particolare, per certi versi anche difficili da raccontare». Alessandra Bellini, del Golgi, ha impresso nella memoria la struttura del campo. «È stato impressionante trovare ancora tutto come un tempo ‑ dice ‑: dal filo spinato alle costruzioni, tutto è stato lasciato com'era. Abbiamo fatto un viaggio indietro nel tempo, in un tempo drammatico».

Un viaggio speciale, difficile stabilire se per affrontarlo serva o meno coraggio e consapevolezza. «Secondo me serve tanta volontà ‑ ha sottolineato un giovane del Calini‑: coraggio direi di no, certo, quando si entra a Birkenau si ha la sensazione di un'immensa tristezza. Qualcosa di davvero incredibile».