di Daniele Bonetti
Fuori
da Auschwitz, la voglia
di parlare è pochissima. L'allegria che normalmente dovrebbe accompagnare un
gruppo di centinaia di giovanissimi ha lasciato posto
solo al silenzio. Conseguenza scontata dopo aver visto i
luoghi della morte: dai forni crematori alle fotografie dei deportati. Dopo aver sentito, da chi l'Olocausto l'ha studiato, quello che
accadeva pochi metri addietro. «È tutto diverso rispetto a quello che si
percepisce sui libri di storia ‑ sottolinea
Stefano Baiguera dell'istituto Pasca[ di Manerbio ‑: basti pensare con
più attenzione a quello che abbiamo appena visto, sono emozioni completamente
diverse. Una cosa è sapere quello che è successo, tutta un'altra venire e qui e
vedere dal vivo i luoghi, i metodi e soprattutto i resti. Abbiamo provato
emozioni forti, prima eravamo dei ragazzi che avevano
letti alcuni libri di storia, adesso siamo persone più consapevoli che possono anche
spiegare meglio cosa sia stato nel passato della storia dell'Europa».
Chiara Pezzoli, anche
lei del Pasca[, ha ancora negli occhi quanto visto nel
blocco del campo di concentramento che mostra come vivevano i deportati. «Sono rimasta molto impressionata ‑ricorda ‑ dai
vestitini dei bambini, così piccoli e condannati ad un destino così crudele.
Per me sono state emozioni nuove, venire fino qui per
vedere cosa è accaduto, camminare proprio su quella terra e camminare nelle
stanze dove i deportati hanno vissuto giorni difficili. Ecco, tutto questo è
difficile da raccontare, però penso anche che a livello didattico queste
iniziative siano decisamente utili perchè consentono
di sensibilizzare maggiormente noi studenti su quello che è accaduto in passato
perchè non venga mai dimenticato e al tempo stesso diventi anche un monito che
ciò non accada più». Oltre ad oggetti personali, in alcune stanze gli studenti
hanno potuto vedere anche fotografie appese alle pareti. «Sono rimasta
impressionata da come venivano trattate le donne ‑
sottolinea Ilaria Moroni ‑:venivano private della loro essenza, le foto
che abbiamo visto, senza capelli e senza curve, sono davvero impressionanti. È
stato impressionante mettere piede in un luogo che conoscevamo
solo attraverso i libri di storia: un'emozione molto particolare, per certi
versi anche difficili da raccontare». Alessandra Bellini,
del Golgi, ha impresso nella memoria la struttura del campo. «È stato
impressionante trovare ancora tutto come un tempo ‑ dice ‑: dal
filo spinato alle costruzioni, tutto è stato lasciato com'era. Abbiamo fatto un
viaggio indietro nel tempo, in un tempo drammatico».
Un
viaggio speciale, difficile stabilire se per affrontarlo serva o meno coraggio
e consapevolezza.
«Secondo me serve tanta volontà ‑ ha
sottolineato un giovane del Calini‑: coraggio direi di no, certo, quando
si entra a Birkenau si ha la sensazione di un'immensa tristezza. Qualcosa di
davvero incredibile».