La legge 194 “Norme sulla tutela sociale della
maternità e sulla interruzione volontaria della gravidanza” è una buona legge,
frutto di una mediazione politica, sociale e culturale alta.
Le
donne hanno usato questa legge con grande saggezza tanto che le interruzioni
volontarie della gravidanza sono diminuite di più del 40%.
Fondamentale è stato l’apporto dei consultori
familiari, anche se con il tempo sono stati depotenziati.
Per questo non accettiamo l’attacco che si sta
portando ai consultori e alla legge 194, che in realtà significa l’attacco alla
libertà e alla autodeterminazione delle donne.
In un clima politico, sociale sempre più
preoccupante per la dignità e la libertà delle donne rifiutiamo qualsiasi ingerenza
esterna, pressione ed intrusione del governo nelle scelte che riguardano la
sessualità, la procreazione libera e consapevole e la tutela della salute delle
donne.
Per questo chiediamo:
·
Che
la legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza, frutto della grande
stagione di mobilitazione delle donne negli anni ’70 e che simbolicamente
rappresenta il riconoscimento del diritto alla autodeterminazione, sia attuata
pienamente su tutto il territorio nazionale, con un adeguato potenziamento del
personale dedicato a questo servizio;
·
Un
forte impegno finanziario del Governo affinché tutta la rete dei consultori in
Italia sia sviluppata, rispettando in ogni singola regione la percentuale
imposta per legge della loro presenza sul territorio (dove sono andati a finire
i 200 miliardi di lire messi a disposizione dalle Regioni con la legge 34/96,
un consultorio ogni 20 mila abitanti?); l’ampliamento dell’organico
socio-sanitario che in questi anni ha visto un forte impoverimento delle
risorse del personale sempre più massiccio, con un pesante aggravio del lavoro
per operatrici ed operatori dei consultori; l’adeguamento di tutte le strutture
(con un incremento, in particolare, dei consultori per le /gli adolescenti) che
restituisca alla comunità un servizio originariamente all’avanguardia in tutta
Europa rispetto alle politiche per la promozione della salute, riguardo
l’offerta attiva sul territorio, le modalità d’accoglienza, d’ascolto e
partecipazione democratica delle donne alla vita degli stessi;
·
La
presenza di almeno una mediatrice culturale per ogni consultorio;
·
L’immediato
utilizzo della RU 486 (pillola abortiva) su tutto il territorio nazionale, nel
pieno rispetto della legge 194 che nel testo prevede “l’uso delle tecniche più
moderne, più rispettose dell’integrità fisica e psichica della donna e meno
rischiose per l’interruzione della gravidanza”;
·
L’acquisto
della Pillola del giorno dopo (Norlevo) senza ricetta medica.
A
sostegno di queste richieste ci impegniamo a relazionarci con la rete delle organizzazioni
femminili per la promozione di iniziative sul territorio e di lavorare da
subito per una grande manifestazione nazionale da tenersi entro gennaio 2006,
come ha proposto la rete delle donne di Milano.
Darfo Boario Terme, 16 dicembre 2005