Documento sul Terzo settore

(tratto dalla relazione all’ultimo Congresso della Cgil comprensoriale, nel dicembre 2001)

 

Per l’attività promossa dalle numerose cooperative del nostro territorio, porta questa realtà in termini d’addetti ad essere fra le maggiori  “imprese” che producono servizio e danno lavoro.

Gli addetti sono nell’ordine di diverse centinaia (oltre 500) occupati nelle varie finalità di tipo A  (integrazione sociale e socio-sanitaria –servizi sociali e assistenziali) e di tipo B (attività produttive utili per l’inserimento lavorativo).

Tutti sanno che il principio generale della cooperazione è la finalità mutualistica, ossia, non la realizzazione di utili come per le società commerciali, ma il reinvestimento totale delle risorse per generare in campo sociale degli investimenti che sono d’utilità ai soci e alla collettività.

 Sarà opportuno aprire una riflessione sul come certe attività sono svolte in nome di questo nobile obiettivo.

Il fenomeno in taluni casi ha assunto caratteristiche un po’ diverse dalle finalità sociali alle quali s’ispira la cooperazione, al punto che in talune situazioni si finisce per sopportare certe logiche di appalti assegnati al massimo ribasso.

Certi metodi fanno imbarbarire la situazione a scapito del servizio e di chi lavora, finendo per mettere in un angolo il perseguimento dei nobili principi della cooperazione, subendo e accettando la situazione che sempre più assume caratteristiche che travalicano i confini dell’accettabilità.

Sarebbe interessante aprire un confronto su certi servizi  pubblici, che consentivano in passato un livello di occupazione a certe condizioni per i dipendenti, mentre oggi, in nome del risparmio economico vengono appaltati alle cooperative a dei prezzi che difficilmente possono  garantire le pari condizioni di trattamento del dipendente pubblico, anzi, in taluni casi non viene rispettato neanche il contratto di lavoro dei lavoratori della cooperazione.

Nel passato unitariamente avevamo sollecitato un confronto fra il sindacato e il mondo della cooperazione per la definizione di un codice etico che si ponesse due obbiettivi :

·          il rispetto del contratto di lavoro per i lavoratori delle cooperative, abbandonando quelle interpretazioni che utilizzavano la figura del “socio” in taluni casi per abbassare i diritti e il salario al lavoratore.

·           Sviluppare un iniziativa verso le stazioni appaltanti pubbliche perché gli appalti siano assegnati a prezzi che permettano di rispettare i diritti elementari: nei capitolati di appalto si devono inserire le condizioni che prevedano la possibilità di rescindere l’appalto a chi non rispetta il contratto e le norme di sicurezza. 

Una nota comunque è doverosa: fortunatamente non tutte le cooperative operanti attuano le stesse modalità, ci sono realtà dove il rapporto con i lavoratori –soci è gestito in maniera corretta.

Risulta in ogni caso sempre più necessario che ci si doti di un quadro normativo trasparente e vincolante, che ponga tutti i soggetti coinvolti in una condizione di parità; solo in questo modo la competizione non ha come risultanza il peggioramento delle condizioni per quelli chiamati ad operare, ma sarà la qualità del servizio fornito a decidere chi merita l’assegnazione e il rinnovo dell’appalto.

Per ultimo non sarebbe male poter interloquire con i lavoratori-soci, per capire se sentono la necessità di organizzarsi liberamente nel sindacato, potrebbe essere un’occasione per contaminare ed essere contaminati e per condividere  i nobili principi della cooperazione.

Il sasso è stato nuovamente lanciato, vediamo se sarà raccolto.