Intervento di Domenico Ghirardi- Bozza non corretta

Attivo Unitario delle delegate e delegati il 12 Giugno 07 Centro Congressi Darfo

Alla presenza del Prefetto di Brescia Francesco Paolo Tronca e autorità civili e militari

 

Signor Prefetto,autorità civili e militari,delegate e delegati

 

Prima di tutto un ringraziamento per avere raccolto il nostro invito a partecipare a questa nostra iniziativa.

 

Le parole,la solidarietà verso chi è colpito dal lutto che pure vanno espresse,dimostrano la loro limitatezza.

 

Ogni giorno la triste e drammatica situazione degli infortuni,ci sbatte in faccia  la realtà e ci dimostra nei fatti che in nome del bisogno del lavoro,purtroppo si continua a morire.

 

Noi,noi tutti, non possiamo rassegnarci a questa emergenza drammatica e insopportabile.

 

Quando siamo in presenza di un infortunio mortale  lavoro,si esprime un corale sentimento di cordoglio, poi tutto continua come prima e come in una sorta di ipocrisia collettiva, la famiglia che è stata colpita si trova sola ad affrontare le problematiche della perdita del proprio congiunto e in solitudine vive la pesante eredità.

 

Il trovarsi qui tutti insieme ,ognuno nelle proprie funzioni,competenze e responsabilità,è un fatto importante, perché esalta la consapevolezza, unisce l’azione,batte la frustrazione e la rassegnazione e aiuta a ritrovare gli obbiettivi e il senso di quello che dobbiamo fare.

 

Il nostro orizzonte, come abbiamo voluto scrivere sul grande striscione che sovrasta questa sale, è che il lavoro è per vivere e non per morire.

 

Per questo dobbiamo far maturare e crescere la Cultura della prevenzione,  e gli sforzi in questa direzione  non siano considerati un costo ma bensì un investimento. 

 

Qualcosa è stato fatto,forse qualche infortunio è stato evitato,ma si può e si deve fare di più in nome del valore della vita delle persone che in un mese intero di lavoro non arrivano neanche a guadagnare mille euro al mese.

 

Abbiamo salutato positivamente il fatto che Lei Signor Prefetto ha voluto attivare presso la Prefettura un tavolo operativo che ha dato vita ad un  coordinamento tra gli organi preposti e le forze sociali con l’obbiettivo di sviluppare azioni efficaci per la sicurezza nei luoghi di lavoro e per combattere il lavoro nero e irregolare.

 

Sul nostro territorio,grazie allo stimolo di quel tavolo di confronto realizzato in Prefettura,siamo riusciti a concretizzare insieme con  l’Asl diVallecamonica-Sebino, un Protocollo che dovrebbe potenziare e qualificare l’intervento di prevenzione e di sicurezza nei luoghi di lavoro.

 

Nello specifico il protocollo ha definito le seguenti questioni:

 

 

 

Si ricercheranno le possibili sinergie con l’Ispettorato del Lavoro,Servizi Ispettivi Inail e Inps,Servizi di Vigilanza e Uffici Tecnici dei Comuni,Forze dell’Ordine per combattere il lavoro nero e irregolare.

·        Vi è l’impegno dell’Asl,per quanto di sua competenza,a fare rispettare negli appalti, le norme in tema di regolarità contributiva e di sicurezza e chiedendo nel contempo il  rispetto delle normative dei contratti di lavoro vigenti.

·        l’Asl di Vallecamonica-Sebino  si è impegnata a destinare maggiore risorse economiche per potenziare la struttura di servizio di prevenzione e di sicurezza negli ambienti di lavoro,vincolando con destinazione di scopo i proventi derivanti dalle sanzioni comminate per le infrazioni rilevate in attività di controllo.

·        Si è inoltre definito una procedura delle modalità ispettive per rendere il più possibile omogenea la tecnica del controllo e la globalità dell’accertamento,sviluppando un’intervento degli operatori di vigilanza che non sia lasciato alla casualità o alla discrezionalità ma l’azione del dipartimento sia svolta in una funzione polispecialistica.

·        L’Asl Organizzerà un progetto formativo dedicato agli operatori di vigilanza affinché si perfezioni una versatilità di funzioni e di conoscenze che permettano il più possibile di svolgere un’attività  polispecialistica sperimentando in questo modo la figura dell’ispettore polivalente.

 

Infine,l’Asl incontrerà  le Organizzazioni Sindacali almeno ogni 4 mesi per verificare l’applicazione di quanto concordato e definito nel protocollo.

 

Questo ci pare un buon punto di partenza e ci auguriamo che si possano  concretizzare in futuro dei proficui  risultati.

 

In conclusione vorremmo approfittare della presenza del Signor Prefetto e delle altre autorità per porre brevemente alcune considerazioni che potrebbero aiutare a definire meglio un’azione per combattere il lavoro nero e creare uno sviluppo qualitativo.

 

Bisogna affermare una competizione del mercato che avvenga dentro regole certe  ed esigibili e che siano assunte da tutti come modello di comportamento e al di fuori da ipocrisie e ambiguità.

 

Non si può accettare una competizione basata puramente sulla diminuzione dei costi che nei fatti finisce per tradursi in lavoro nero,in evasione contributiva e fiscale,in attività che nascono troppo facilmente e senza nessuna cultura imprenditoriale.

 

Anzi, queste pseudo attività,spesse volte con alla testa dei prestanome,mettono in atto una concorrenza sleale verso le altre imprese  e  riservano tra l’altro ai lavoratori la negazione dei diritti.

 

Viene spontaneo chiedersi se sia giusto rilasciare con tanta facilità i permessi  per svolgere un’attività, senza  che nel contempo, vi siano le condizioni giuridiche esigibili che obblighino ogni attività ad onorare i doveri e gli impegni assunti verso la società e verso chi lavora.

 

Va bene liberalizzare,ma fino a dove il diritto di libertà d’impresa può arrivare?

 

Come può un diritto essere esigibile se nel contempo lo Stato non è nelle condizioni di avere quelle garanzie del rispetto delle regole e dei doveri verso il Paese e la società in generale?

 

Quando assistiamo a  fenomeni di imprese che nascono come scatole cinesi che ricorrono ad una certa ingegneria contabile e finanziaria e che si muovono addirittura in un ambito globale, non finiscono queste iniziative “da furbetti del quartiere” di uccidere le vere iniziative imprenditoriali?

 

È fuori dubbio che dietro questi fenomeni ci sono convenienze e connivenze che con decisione occorre combattere,però  non è più possibile che  chi rispetta le regole debba soccombere e chi utilizza certi metodi alla fine la faccia franca.

 

Occorre una legislazione che sappia definire concretamente una azione di contrasto al lavoro irregolare, nel contempo bisogna definire degli indici di congruità che permettano di arginare la grossa onda dell’evasione fiscale e contributiva, in caso contrario il rischio è quello che chi paga e rispetta le regole prima o poi finirà per seguire altre strade.

 

Abbiamo voluto dedicare qualche riflessione anche al lavoro nero e irregolare,perché c’è un nesso stretto tra la precarietà del lavoro irregolare con le condizioni di mancata sicurezza a cui vengono esposti i lavoratori che lavorano in tali attività.  

 

Dobbiamo anche chiederci perché gli organi preposti al controllo di fatto operino come corpi separati,dove spesse volte la mano destra non sa quello che fa la sinistra.

 

Perché l’autorità dello Stato ai vari livelli non riesce a realizzare un'unica  scheda  anagrafica delle attività produttive  alla quale con apposita password  possano accedere gli enti preposti?

 

Bisogna chiedersi perché gli organi preposti debbano lavorare in certe  condizioni che di fatto non consente loro un intervento tempestivo, coordinato ed efficace, che sappia arginare certi fenomeni di concorrenza sleale?

 

Come si fa a non vedere che l’azione ispettiva anche quando riesce a sviluppare un’azione sanzionatoria  degli illeciti, nei fatti tra ricorsi e azioni giudiziarie e tributarie finiscono spesse volte  per concludersi con condoni o  prescrizioni degli illeciti,o peggio ancora,quando si arriva anche alla sentenza, i prestanome nel frattempo hanno cessato l’attività e i veri registi hanno ricostruito un altro giro.

 

Noi pensiamo che non è mai giusto fare di tutto le erbe un fascio,ma crediamo che non sia più accettabile che chi rispetta le regole debba subire le conseguenze di una mancata e efficiente azione di controlli per educare i cittadini ad avere un maggiore senso dello stato.

 

Ogni cittadino deve avere la consapevolezza da dove iniziano i suoi diritti ma anche i suoi doveri,ognuno nelle sue attività deve avere chiaro le regole che valgono verso tutta la comunità e il paese in cui si trova ad operare.

 

L’obbiettivo per cui siamo qui è quello che non ci vogliamo rassegnare alla drammaticità della situazione,vogliamo credere che è ancora possibile fare qualche cosa per costruire un’idea di società e di Paese in cui tutti possano sentirsi orgogliosi di appartenere.