Primo Maggio a Castro
Comizio di Domenico Ghirardi
Lavoratrici,
lavoratori, cittadini e
autorità,
Oggi in molte Nazioni del
mondo è giornata di festa,spesso solo di festa,mentre
ci sarebbe la necessità di ritrovare le radici e i valori che danno centralità
al lavoro,un lavoro in cui le persone siano rispettate nella loro dignità e nei
propri diritti,un lavoro che consideri maggiormente il sacrificio di milioni di Lavoratrici e Lavoratori che
con il loro sudore contribuiscono a far crescere le aziende e l’intero
Paese.
Il
progresso non può essere fondato sull’ingiustizia, sullo sfruttamento delle
persone, lo sviluppo e l’innovazione non può essere
solo delle macchine, ma deve innanzi tutto essere per gli uomini e per le
donne.
In
questi ultimi anni, dal 1993 ad oggi, il movimento dei Lavoratori e le loro
Organizzazioni Sindacali hanno partecipato a stabilire un patto sociale con i
Governi che si sono succeduti e con le Associazioni
Imprenditoriali.
Quel patto conteneva
assunzioni di impegni da parte di ogni soggetto,
l’obbiettivo era lo sviluppo più generale del Paese,per realizzarlo occorreva
combattere l’inflazione che in quegli anni era a livelli molto alti e costruire
le condizioni per entrare in Europa.
I
lavoratori la loro parte l’hanno fatta, considerevoli
in questi anni sono stati i risultati acquisiti in termini di maggiore
produttività e profitti, si è entrati in Europa, si è battuto l’inflazione e si
era invertito il trend dell’aumento sul debito pubblico.
Il
problema vero è che le risorse liberate dovevano servire a fare investimenti in
Innovazione,in ricerca e sviluppo, per finalizzarli al
all’occupazione.
Purtroppo, gran parte di
quelle risorse sono state spese dalle imprese e dalle
società, non per gli obbiettivi concordati, ma sono state bruciate in
investimenti nelle rendite speculative e finanziarie.
Tutto questo è avvenuto mentre le
famiglie dei lavoratori e dei
pensionati non arrivavano alla fine
del mese, e mentre il loro reddito è continuamente eroso dal costo della
vita,altre categorie ostentano ricchezze e beni di consumo che non sono
giustificabili con le dichiarazioni dei redditi che
presentano.
I
lavoratori pur di poter lavorare, sono costretti anche a subire certe condizioni
e accettano condizioni di mancata sicurezza, rischiando la propria vita e quella degli
altri.
Basta guardare alle morti
bianche che sono avvenute in queste ultime settimane per capire che c’è un nesso
tra la precarietà e le condizioni di lavoro e che la logica sfrenata del
profitto e della competizione porta
a ritenere un costo la prevenzione,se continua questo andazzo cresceranno ancora
gli infortuni e la cultura della sicurezza nei luoghi di lavoro si affievolirà
sempre di più.
Quando il profitto
individuale o di impresa viene anteposto all’interesse
generale e collettivo, non solo si comprime la prospettiva dello sviluppo della
società in modo equilibrato e solidale, ma si rischia di alimentare lo scontro tra sfruttati e
sfruttatori.
Uno
scontro di cui il Paese non ha bisogno.
Anzi, quello di cui avremmo
necessità, è una ritrovata coesione sociale,una
maggiore equità e giustizia sociale,una società meno permeata dall’ipocrisia e
che punta concretamente a mettere al centro il valore della vita e l’importanza
della famiglia.
Non
abbiamo bisogno del rigurgito di certi scontri ideologici sul valore della
famiglia e vanno condannati con fermezza certi gesti intimidatori e di
intolleranza che rischiano di alimentare la tensione tra cattolici e laici e
affossano il dialogo sul quale non bisogna mai smettere di credere.
Quello di cui abbiamo
bisogno, è una politica sociale ed economica che promuova e sostenga concretamente le condizioni in cui si
trova a vivere una famiglia.
Queste sono le reali
necessità, non capire questo, significa non vedere la realtà in cui si trovano a
dibattersi molti genitori e molti giovani che sono entrati da poco nel mondo del
lavoro.
Appunto i giovani,la
generazione a cui tutti a parole ripongono fiducia,speranze e attenzioni, nei
fatti, ai giovani, vengono riservate condizioni di lavoro precario che
impediscono e limitano la possibilità di formare e mantenere dignitosamente la propria
famiglia.
Quest’anno il Sindacato
unitariamente ha voluto caratterizzare il 1º maggio per ridare
centralità al lavoro, per valorizzare il sacrificio di quanti con la loro
prestazione, contribuiscono a creare la vera ricchezza della nostra
società.
Nello stesso tempo, si deve
considerare nella giusta dimensione, quanti investono le proprie risorse per
creare e dare un lavoro dignitoso, nel rispetto delle leggi e dei contratti
liberamente pattuiti tra le parti sociali.
Una
società quella di cui abbiamo bisogno, che riparte dal
lavoro, perché il lavoro è il motore principale che crea lo sviluppo del paese,
un lavoro dove i lavoratori non siano considerati un costo, ma bensì una
ricchezza ed un patrimonio collettivo.
Quanti sono qui oggi in
questa ricorrenza del 1º maggio, è perché credono in questa prospettiva e
vogliono un futuro in cui il
progresso sia accompagnato da una maggiore equità e giustizia
sociale.
Ringraziamo l’azienda che è
qui con noi e ha contribuito ad organizzare questa
manifestazione.
Ci
auguriamo che in futuro, questa iniziativa del 1º maggio possa crescere e diventare
la manifestazione che coinvolga tutta la zona bergamasca del nostro
comprensorio.
La
premiazione dei lavoratori anziani da parte della direzione aziendale è un
segnale positivo, è un riconoscimento e dimostra con
questo gesto, una apprezzata sensibilità.
La
stessa attenzione siamo sicuri che ci sarà nel
costruire quei rapporti e quelle relazioni sindacali, per maggiormente
valorizzare e riconoscere il
lavoro delle persone che
contribuiscono allo sviluppo della stessa azienda.
Se ogni
cittadino, se ogni forza politica e Istituzionale, se le forze sociali in uno
spirito di unità, sapranno insieme coltivare questo
terreno,la semina non tarderà a dare il dovuto raccolto.
La
nostra Costituzione nata dalla Resistenza, sancisce che la Repubblica Italiana è
fondata sul lavoro, i padri della Costituzione hanno voluto non solo dare valore
al lavoro, ma hanno voluto sancire che i lavoratori sono una risorsa essenziale e non
una merce da usare e da sfruttare.
Quando una lavoratrice ed un
lavoratore si vedono riconosciuti e rispettati i propri diritti e la sua
dignità, il luogo di lavoro sarà considerato un bene
sociale della società,un bene di tutti, un bene da sviluppare e da
difendere.
Questo è il senso che
dobbiamo dare al 1º maggio,questo è l’orizzonte e
l’obbiettivo per il quale vale la pena che tutti ci impegniamo. Viva il 1º
Maggio, viva i Lavoratori, viva la Festa del
Lavoro.