Relazione di Domenico Ghirardi all’attivo unitario
del 20 marzo
Salone
Liberty delle Terme di Boario
Delegate
e delegati
Per il sindacato
Camuno-Sebino è questa un’occasione importante per un confronto unitario sui
temi concordati nel documento di Cgil-Cisl-Uil a
livello Nazionale per il confronto con il Governo.
È evidente a tutti
che i punti individuati Unitariamente dal Sindacato hanno bisogno di una precondizione essenziale: quella di avere un Governo in
carica e che sia nelle condizioni di poter assumere gli orientamenti e
soprattutto le decisioni tali da non essere in balia di certi interessi che non
sono quelli che noi rappresentiamo e
difendiamo.
Per il Sindacato, è
importante sempre pensare all’interesse più generale del Paese e alle politiche
di sviluppo, ma per noi tutto questo, deve coniugarsi con scelte concrete che siano improntate all’equità e alla giustizia sociale, se si
vuole dare risposte ai bisogni che interessano la vita e il futuro della
famiglie,dei lavoratori,dei giovani e dei pensionati.
È ancora presente in
tutti noi la difficile situazione che la maggioranza di Governo ha passato, i
pericoli che altre problematiche possano minare la governabilità di questo
nostro Paese sono tutt’altro che scongiurati.
La risicata
maggioranza che questo Governo ha al Senato, è frutto del risultato di una
legge elettorale che il Governo precedente ha voluto, sulla scorta dei sondaggi
che a quel tempo davano in perdita il Governo Berlusconi.
Non sta certamente
al Sindacato dirimere la questione del sistema elettorale,(di
problemi ne abbiamo già a sufficienza) tuttavia,non possiamo essere insensibili
ad una esigenza che è vitale per il Paese ,questa esigenza è rappresentata
dalla necessità di avere un Governo stabile e per questo è necessario che il
sistema elettorale debba essere riformato.
Forse è proprio il
caso di dirlo che un certo teatrino della politica è bene che finisca, il
consenso del popolo deve potere esprimere consenso e
governabilità di questo Paese.
La stabilità deve
permettere alle forze politiche chiamate a Governare il Paese di gestire le
scelte e di rendere conto ai cittadini dopo avere governato per cinque anni del
proprio operato, conseguentemente il popolo potrà
nella successiva tornata elettorale esprimere il proprio giudizio politico sul
come il Governo e le forze politiche hanno operato.
Per una forza
sociale come le nostra non è secondario avere un
maggioranza autorevole con la quale autonomamente potersi confrontare e potere
trattare e definire le problematiche che interessano il Paese e la gente che
rappresentiamo.
Il pesante fardello
del debito pubblico che abbiamo sulle spalle ci fa dire che il Paese avrebbe bisogno di una assunzione di
maggiore responsabilità da parte delle forze politiche del nostro paese
vista la situazione economica e le
persistenti difficoltà a far decollare
le politiche per lo sviluppo.
Il Sindacato a
livello Unitario in nome dell’interesse generale ha sempre
assunto con responsabilità la questione dell’interesse generale e in
particolare dal 1993 in avanti ha contribuito a battere l’inflazione, a
fare diminuire il debito pubblico e ad entrare in Europa.
Tuttavia questi
nostri sacrifici da talune forze non sono stati compresi e il Governo
Berlusconi si è contraddistinto per avere voluto rompere la Concertazione con le
parti sociali, fino al punto di investire nella rottura del movimento
sindacale,ha favorito i redditi medio alti,ha privilegiato la rendita
finanziaria e speculativa,non ha voluto
combattere l’evasione portando a far riprendere nel Paese, l’aumento del debito
pubblico.
Al Governo ora c’è
il Centrosinistra,non sottovalutiamo la diversa
impostazione che questo Governo ha tenuto con il Sindacato e nemmeno
sottovalutiamo la positività di alcuni provvedimenti dei decreti legislativi che
sono stati recentemente emanati.
Avevamo salutato
positivamente la reintroduzione di una certa progressività dell’imposta sul
reddito,questa scelta è stata però bilanciata con
altre misure che hanno sostanzialmente annullato e per certi redditi portato in
negativo l’effetto di quei provvedimenti.
Infatti,con l’aumento della contribuzione per i lavoratori
dipendenti,dei tikets sanitari,delle addizionali
IRPEF dei Comuni,del super bollo per le auto vecchie che ha finito per colpire
la povera gente,l’aumento del canone tv e l’annunciata revisione degli estimi
catastali,tutto questo porta ad avere sui bilanci familiari un’impatto
non positivo.
La legge Finanziaria
che abbiamo alle spalle evidenzia lo scarto esistente tra le intenzioni
dichiarate a favore dei redditi medio bassi con la materialità dei risultati,e questo ha
suscitato e suscita tra i lavoratori e i pensionati molte perplessità.
All’origine c’è
stato lo shock estivo che ha postato a varare un DPEF di “lacrime e sangue” con
l’annuncio di una manovra da 35 miliardi di Euro,composti
per metà da nuove entrate e metà da tagli riferiti allo stato sociale,in
particolare riferiti alla previdenza, alla sanità e all’assistenza.
La parola d’ordine
che fu lanciata è stata: rientro dal
debito,ricostruire gli argini che erano stati scassati dal Governo precedente e
sotto le pesanti pressioni dei centri di potere economico,nazionale e
internazionale si è finito per alterare il quadro dei tre punti che dovevano
essere tenuti in equilibrio: risanamento-sviluppo-equità-
.
Si è finito per dare
priorità assoluta al primo (risanamento) finendo per dare spazio ad interventi
di modifica al
sistema pensionistico, che per come è stato ad oggi presentato,mette più in evidenza l’obbiettivo di tagliare le prestazioni per
avere risorse immediate e fare cassa nel bilancio dello stato.
Lo scontro è tutt’ora aperto.
È davvero alto il
rischio di una riproposizione, della politica dei due
tempi,non è accettabile di andare a
chiedere ancora una volta ai lavoratori e ai pensionati dei sacrifici,in una
situazione già oltremodo precaria e di difficile sopportazione sia a livello
economico che a livello sociale.
La domanda e la
possibilità di consumo delle famiglie,in particolare
quelle a monoreddito,sono già ai minimi
termini e questa situazione di
compressione dei consumi riversa anche le sue conseguenze nella dinamica del
Pil e della ricchezza del paese ,in quanto
l’80% dei beni prodotti in Europa si consuma appunto in Europa.
Dietro le pressioni
esercitate sull’attuale Governo,bisogna saperlo, c’è
l’attacco concentrico di Bruxelles,del Fondo monetario internazionale,della
Banca Europea,delle agenzie di rating,che vogliono concretizzare la loro
ideologia monetarista che da oltre un decennio spira in Europa.
Questa concezione
monetarista della politica sta progressivamente portando allo smantellamento
dello stato sociale che è stato la più importante costruzione sociale
generata dal movimento operaio.
Il pericolo del
taglio alla madre di tutti i tagli,cioè l’attacco al
sistema pensionistico,è tutt’ora incombente.
È notizia di questi
giorni,che finalmente il Governo ha risposto alle
sollecitazioni sindacali di aprire i tre tavoli del confronto con le parti
sociali sulla Produttività- sul Pubblico Impiego e sulla Previdenza.
Il modo con il quale
si è venuti a conoscenza della convocazione dei tavoli
di trattativa( Cgil-Cisl-Uil Naz. hanno saputo dai
giornali) non fa ben sperare.
Staremo a vedere
come questo Governo si presenterà ai tavoli delle trattative e sarà interessante
capire con quali posizioni e con quali progetti il
governo si presenterà a questi appuntamenti.
Quel che deve essere
chiarito prima di iniziare le trattative e se il Governo ha maturato e elaborato una propria posizione e che sia una sola.
Il Governo dovrà
mettere sul tavolo con
trasparenza e fuori da certi tatticismi politici, quello che ha intenzione di
fare,sapendo che anche noi dovremo cercare di far si che il negoziato non finisca o si dilunghi a
dopo le elezioni amministrative, dove il clima sarà surriscaldato dal risultato
elettorale e la situazione sarà tutt’altro che tranquilla ed il rischio che i
tagli allo stato sociale e in particolare alle pensioni, finiscano nei
provvedimenti della prossima Finanziaria è un pericolo tutt’altro che secondario.
È in questo momento
delicato per noi e per il Governo che dobbiamo
dimostrare il nostro grado di autonomia
richiamandoci tutti,certamente al senso di responsabilità,ma questo non può
significare ancora una volta che debbano essere i soliti a pagare in questo
paese.
Nell’interesse più
generale ci auguriamo che capiscano le sollecitazioni che Cgil-Cisl-Uil
a livello Nazionale hanno messo in campo e speriamo di riuscire a trovare un
ragionevole accordo.
In caso contrario,per un sindacato che fa sindacato ,per un sindacato che
deve badare ai contenuti e non allo schieramento politico, dobbiamo
necessariamente mettere in campo tutte quelle iniziative necessarie per
conquistare gli obbiettivi definiti.
Dobbiamo dire con
chiarezza e con un forte spirito di autonomia che quando se si è portati allo scontro,a
maggiore ragione con un Governo”amico”, ci può certamente dispiacere
l’assumere certe decisioni, ma questo, non ci deve nel modo più assoluto
imbarazzare, perché per noi deve contare innanzitutto l’interesse di quanti
rappresentiamo.
Nel nostro paese e a
livello Europeo sta
dilagando un’ ideologia monetarista che
vuole dare priorità assoluta al risanamento delle finanze dissestate e
pretende che tutti i sacrifici debbano convergere su questo obbiettivo.
Non sono state
ascoltate altre idee ispirate al congelamento provvisorio del debito o della
possibilità di dilatare i tempi della manovra,neanche
quando la ragioneria dello stato aggiornando i conti a settembre del 2006 fa venire fuori delle
maggiori entrate allo Stato (+10 miliardi di Euro)che molto probabilmente sono
il frutto dell’annuncio della fine della politica dei condoni e di una azione
del Governo attuale contro l’evasione e il disboscamento dell’elusione, attraverso
la ricostruzione di una anagrafe tributaria e di efficaci strumenti di
accertamento.
C’è ancora da
chiedersi il perché di tanta determinazione nel volere risanare la finanza
pubblica e di non considerare la possibilità che del resto si mette in pratica con le aziende private quando sono sull’orlo
del fallimento,chiedendo per questi casi il ricorso alla legge”Prodi” che
congela i debiti maturati a quel momento,da priorità alla continuità
produttiva,paga gli stipendi e i fornitori e punta a mantenere in vita il processo
produttivo e a rimettere in moto l’accumulazione ed il conseguente rilancio e
progressivo risanamento dell’azienda stessa.
È in questa delicata
situazione politica del Paese, oltretutto fortemente condizionata da pesanti pressioni
internazionali e dai grossi potentati economici che Cgil-Cisl-Uil hanno sentito
la necessità di definire una piattaforma unitaria nella quale si è cercato
faticosamente di ricercare più quel che unisce da ciò che può dividere.
Per raggiungere
questa sintesi unitaria,come avviene
normalmente,ognuno ha messo da parte alcune delle proprie convinzioni,il
documento non chiude e non risolve tutte le differenze, naturalmente qualche
formulazione più generale potrebbe nascondere non tanto nel documento o nelle
intenzioni,quanto poi nello svolgimento dei confronti,il riaffiorare di
sensibilità non propriamente uniformi su questo o su quel punto.
Detto questo,non bisogna sminuire il segno e l’utilità della scelta che
unitariamente Cgil-Cisl-Uil hanno assunto.
Questo approdo può aiutare e favorire
un percorso di definizione unitaria in qualche categoria come quella dei
metalmeccanici che sono impegnati nella costruzione della piattaforma per il
rinnovo del contratto di lavoro o per i lavoratori del mondo della scuola che
tra l’altro il 16 aprile 2007, saranno chiamato allo sciopero generale, per il
conquista del contratto e per avere risposte sugli organici e sulla
stabilizzazione del rapporto di lavoro per i precari.
Non è importante
solo il segno della ritrovata unità in sé: è proprio il documento per i
contenuti che esprime che rappresenta il punto di
elaborazione più avanzato e possibile in questa situazione.
Nel documento ci
sono punti che riguardano il futuro dei giovani e a cui un sindacato
confederale deve giustamente pensare, un futuro per loro che non deve più
essere segnato dalla precarietà e dalla insicurezza e
quanto è scritto nel punto 5 del documento unitario nazionale esplicita questa
attenzione e necessità, soprattutto verso le nuove generazioni.
Vi è una difficoltà ulteriore ,quella rappresentata dalla debolezza
politica di questo Governo che al Senato ha numeri risicatissimi
per potere legiferare,per non parlare delle incombenze che presto questo
Governo dovrà affrontare(Afghanistan-Dico-Pensioni-TAV
–legge elettorale ecc ).
Tale situazione
rischia di alterare il confronto politico in seno alla maggioranza e non solo,
e le trattative che si apriranno saranno esposte ad incursioni che non faciliteranno un
percorso lineare, chiaro e trasparente.
In una siffatta condizione
il nostro comportamento dovrà essere molto misurato e ben ponderato,
soprattutto dovrà essere ben ancorato agli obbiettivi che unitariamente si sono
definiti nel documento e sul quale siamo chiamati a costruire un ampio
confronto con i lavoratori e i pensionati.
Dobbiamo a livello
territoriale mettere in
campo una campagna di assemblee nei
luoghi di lavoro e a livello comunale o intercomunale, occorre coinvolgere i
pensionati e dove è possibile dobbiamo aprire
le assemblee alla partecipazione delle lavoratrici e dei lavoratori
delle piccole imprese dove facciamo fatica ad insediarci con il metodo
tradizionale di fare sindacato
Il documento non è
una sfilza di punti per difendere solo l’esistente.
La difesa di uno
stato sociale efficiente e di qualità e la conquista della
rivalutazioni delle pensioni è un diritto dei padri che apre la strada
ai diritti per i propri figli, un sindacato confederale e generale come è
Cgil-Cisl Uil non può non dare una risposta a questi bisogni e il documento
indica al punto 4 queste priorità.
La rivalutazione
delle pensioni è un diritto sacrosanto, dalla Finanziaria,tolti
i redditi più bassi,sono stati gli anziani e i pensionati le categorie sociali
che hanno avuto poco o niente.
Se quantifichiamo
questa richiesta di rivalutare le pensioni di milioni di pensionati
sappiamo che rappresenta un costo non indifferente,è giusto avere ben presente
il quadro quantitativo di tali richieste,come è bene sapere che l’incremento
derivante dall’aumento contributivo previsto dalla finanziaria darà un gettito di 4-5 miliardi di Euro e
questo intervento se proiettato su vent’anni genererà una entrata di circa
80-100 miliardi di euro che prima non erano previsti.
Del resto quando si
apre un confronto tanto delicato e difficile con un Governo come questo,non possiamo pensare che la partita tra il dare e l’avere,
possa essere vista e inquadrata solo dal versante delle spesa in più che certe
richieste possono determinare,dobbiamo contestualmente sapere mettere sul tavolo del confronto, il valore
dell’equità e chiedere conto dei diversi
privilegi che ancora esistono e di cui purtroppo se ne parla poco o forse da
più parti si cerca di eludere il problema.
Sarebbe utile che il
circo mediatico dei mass-media mettesse in risalto
questa situazione assurda:
* Come
è possibile garantire ai dirigenti di azienda pensioni di 50.000 Euro
all’anno sapendo che il mantenimento di questa situazione crea un buco di quasi
2 miliardi di Euro all’anno?
* Perché non si
parla o si mette
in evidenza i trattamenti di talune categorie (e non sono poche) che godono
ancora di privilegi?
* E perché non
parlare delle pensioni o dei vitalizi dei parlamentari,non
per alimentare una canea qualunquistica e antipolitica che non ci appartiene,ma
quando si parla di equità non possono non esserci nel conto anche questi
aspetti,in quanto è poco compatibile che un parlamentare dopo una sola
legislatura, abbia oltre il doppio della pensione di un lavoratore dipendente
che ha sulle spalle 40 di duro lavoro,
ed è poco compatibile che gli aumenti dei Consiglieri Regionali che si sono dati in tutte le Regioni
d’Italia,tale importi superino globalmente lo stanziamento della Finanziaria
per il fondo della non autosufficenza .
* Bisogna finirla di chiedere ancora sacrifici a chi a già
contribuito alla crescita e allo sviluppo del paese e non è più rinviabile una
politica di equità e giustizia sociale,per questo non è più accettabile un modo
di fare politica che colpisce i deboli e mantiene nascosti certi privilegi.
* Ci sono ancora
troppe cose che vengono tenute nascoste e queste
situazioni non sono compatibili con un
quadro di unificazione dei trattamenti previdenziali e pensionistici che devono
essere ricondotti ad equità e a
omogeneità.
In questa relazione
introduttiva,sto cercando di porre in termini
sintetici i temi essenziali
lasciando al dibattito e alle conclusioni sia
l’ulteriore approfondimento che
l’analisi di alcune specificità
di una discussione articolata e difficile come quella contenuta nel nostro documento
nazionale.
La situazione
necessariamente richiede grande attenzione verso gli
interessi dei lavoratori e dei pensionati,con particolare riferimento al tema
del potere di acquisto dei salari e pensioni che continuano ad essere una
emergenza nazionale, per queste ragioni Cgil-Cisl-Uil hanno focalizzato queste
necessità nel punto 2 del documento per il confronto con il Governo.
Da questo punto di
vista il documento fa due scelte,indica la necessità
di una politica economica attenta a sostenere la crescita delle retribuzioni e
delle pensioni,la seconda scelta è quella di avere gli investimenti necessari a sostenere i servizi pubblici
fondamentali e nel campo degli investimenti più strettamente produttivi.
Non è accettabile
che il governatore della banca d’Itali Draghi indici
ancora la solita e vecchia
ricetta,sostenendo come ha fatto che la competitività e la crescita del paese debba passare da un aumento della produttività e da una
politica di bassi salari.
Il sindacato pensa
che certamente si può avere un sostegno alla crescita, se si aumenta la
produttività, ma nel contempo afferma che ci deve essere una dinamica
che sostenga i consumi,sia quelli per gli investimenti sia quelli in senso
stretto,riferiti ai consumi delle famiglie dei lavoratori e dei pensionati.
La parte più
complicata che si è affrontata nel documento è quella
relativa alla previdenza e al mercato del lavoro e senza ombra di dubbio sarà
anche la partita più difficile che ci vedrà impegnati sui tavoli di trattativa
con il Governo.
L’intenzione era ed
è probabilmente
quella di arrivare ad un intervento strutturale sulle pensioni.
La sottoscrizione
del “memorandum” ha sventato l’agguato ma da talune
forze del Governo quell’atto è interpretato come una cambiale che dovrà andare
in riscossione.
Lo stralcio è stato
utile perché ha permesso di non inserire nella finanziaria il problema delle
pensioni che se
affrontato in quel contesto economico,sociale e politico avrebbe avuto degli
approdi tutt’altro che positivi per la gente che rappresentiamo.
Il documento
unitario sulla questione previdenziale,rispetto a
tutti gli altri punti, è una vera piattaforma sindacale.
Al confronto ci
andiamo con le convinzioni che si sono raggiunte unitariamente,consapevoli che le difficoltà ci saranno,il pericolo che
queste problematiche finiscano nuovamente nella prossima finanziaria è
tutt’altro che scongiurato.
Non pensiamo poi a
quello che potrebbe capitare se il Governo subisse ancora una volta uno scacco
politico sulle questioni cruciali dove tutt’ora permangono
divisioni in seno alla maggioranza dell’attuale Governo.
Spero che al nostro
interno sappiamo valutare la delicatezza della situazione in cui ci troviamo e
della strada tutta in salita che abbiamo di fronte,sapendo
che dovremo gestire con molta attenzione i passaggi cruciali della trattativa,
tenendoci ancorati ai contenuti delle richieste e avendo chiare le conseguenze
che si determinerebbero se la situazione politica dovesse precipitare in una
crisi irreversibile.
Le ipotesi che sono
circolate sulle modifiche al sistema pensionistico non sono probabilmente battute in
libertà.
Vi sono Forze
politiche in seno anche a questo Governo che pensano che il superamento del
“gradone” voluto dall’ex
Ministro Maroni possa avvenire ma a costo zero.
Traducendo dal
politichese alla pratica dei fatti,significa per
quanti sostengono questa scuola di pensiero(abolizione scalone a costo zero)
che tale operazione può avvenire se si
recupera l’importo dell’ intervento dalle stesse spese previdenziali.
Oppure, c’è chi
pensa che il ripristino
della legge “Dini”,( 35 anni di contributi e 57 anni di età per la pensione)
possa essere ripristinata ma con l’inserimento dei disincentivi che costringerebbe le persone a
proseguire l’attività o in caso contrario ad avere una diminuzione della
rendita.
Vi è anche chi pensa
di arrivare all’elevamento dell’età pensionabile per le donne e alla riduzione
o alla soppressione delle finestre di uscita.
È bene sapere che
tutti questi propositi( più o meno esplicitati chiaramente) che si sono
presentati prima della sottoscrizione del “memorandum”, si ripresenteranno e
saranno sul tavolo della trattative.
Il cavallo di Troia
è diventato il tema dell’aumento dell’attesa di vita e senza banalizzare il
problema che nei fatti fortunatamente esiste,quello
che fa specie, è come un dato esistenziale positivo, possa essere usato o
trasformato in una negatività per la vita delle persone.
Questo argomento dell’aspettativa di
vita,ha un suo fondamento,infatti l’attesa di vita è diversa da categoria a categoria,da tipologia lavorativa a
tipologia lavorativa,c’è differenza tra un edile e un operaio,tra un lavoratore
che è addetto agli altiforni e uno che opera dietro una scrivania ecc..
Bisognerebbe,secondo taluni, aprire un capitolo sui lavori usuranti.
Questo problema
esiste ed è contenuto tra i punti inseriti nel documento unitario.
Bisogna sapere che
tale problema oltre che essere di difficile sintesi anche per il sindacato,
rischia di essere il grimaldello per magari veicolare
una scelta che può riportare un
drappello di lavoratori alle condizioni della “Dini”,contemporaneamente c’è il
rischio che tale intervento sia usato per giustificare per tutti gli altri
l’elevazione dell’età pensionabile o
magari per aprire la strada alla
modifica dei coefficienti di calcolo delle pensioni.
Noi dobbiamo andare
al confronto con la convinzione che non siamo la parte
che deve ancora dare,già nel passato ci
siamo fatti carico dell’interesse più generale sobbarcandoci dei sacrifici.
Per
queste ragioni che Cgil-Cisl-Uil hanno indicato nel punto 4 gli obbiettivi che
si devono affrontare e risolvere e che per brevità rimando alla lettura del
documento che vi è stato distribuito.
Non possiamo però,non tenere conto che una serie di fenomeni in questi anni
sono avvenuti e non si può non tenere conto di ciò che si è determinato e che
necessariamente va affrontato.
Pensiamo in
particolare ai lavori discontinui,ai lavoratori che
affrontano un mercato del lavoro che non è stabile,alla problematica della totalizzazione dei periodi contributivi, alle persone che
nella vita hanno o avranno dei periodi di inattività,tutte cose queste che si
dovevano affrontare e che poi non si sono affrontate.
Il superamento dello
scalone diventa la questione centrale e come sindacato unitariamente intendiamo
tenere assieme questa richiesta con quelle che rappresentano la condizione dei
giovani, con il problema dei coefficienti di calcolo delle pensioni e della
rivalutazione dei redditi
dei pensionati.
Il prolungamento dell’età
pensionabile se deve avvenire,deve essere una scelta
che va incentivata e deve essere una scelta su base volontaria.
Dobbiamo nel
confronto tenere un atteggiamento rigorosissimo,affrontare
la trattativa in modo determinato e
presentare le nostre richieste cominciando a snocciolare i numeri che
dicono che se si scorpora l’assistenza dalla previdenza il nostro sistema
pensionistico non è vero che è allo sfascio ma è in equilibrio.
Per
ultimo come non ricordare l’impegno non rispettato del Governo di allora di
arrivare a mettere mano ad una profonda riforma degli ammortizzatori sociali.
Dobbiamo mettere
quindi sul piatto della bilancia del dare quello che già abbiamo dato e con
determinazione sull’altro piatto dobbiamo chiedere che si sappia una volta per tutte dare stabilità al sistema previdenziale
perché rappresenti una garanzia del
rapporto intergenerazionale e per la sicurezza delle persone.
A suo tempo,abbiamo accettato di imbarcarci nella legge “Dini, unici o
quasi in Europa, in una discussione di riforma epocale che è passata tra
l’altro con il consenso democratico dei lavoratori e dei pensionati .
Con lo stesso
spirito ed impegno dobbiamo sostenere il documento
unitario.
Se sapremo gestire
con attenzione e propensione all’unità ,lo sbocco
democratico finale non potrà che essere quello che abbiamo condiviso nella
legge “Dini”e la gente alla fine sarà chiamata ad esprimere il proprio parere
sull’accordo che ci auguriamo di potere concretizzare al più presto con questo
Governo.
Non l’ha fatto nessuno in Europa quello che
noi abbiamo sostenuto con la legge “Dini”,l’ultima
riforma dei tedeschi,quella che spinge al 2020 l’innalzamento dell’età delle
donne,è stata fatta unilateralmente dal Governo con l’opposizione del sindacato
tedesco,la stessa cosa è successa in Svezia e in Olanda.
Con
queste convinzioni dobbiamo sviluppare una campagna di coinvolgimento e di
consultazione tra le lavoratrici,i lavoratori e i
pensionati,tutte le categorie devono sviluppare la loro capacità di fare
informazione e di sapere ascoltare la gente che rappresentiamo,in questo sforzo
anche le segreterie Confederali sono a disposizione per dare il loro completo
contributo e riuscire insieme a fare unitariamente quello che da tempo non si è
riusciti più a fare.
In conclusione,è doveroso un richiamo alle iniziative sui Tikets sanitari,sulla assistenza e sulla Sanità che a livello Territoriale e
sul piano Regionale ci si è impegnati a sviluppare nelle prossime settimane.
In questa Regione,la più ricca e la più industrializzata, il nostro
Governatore Formigoni
Ha deciso di rifiutare il confronto con il
sindacato e non ha accettato la richiesta di Cgil-Cisl-Uil a livello regionale di istituire un
fondo per la non autosufficienza.
La Regione Lombardia non ha voluto confrontarsi
sull’esigenza di realizzare un piano per l’edificazione delle case popolari o
sulla necessità di creare un sostegno
per i lavoratori “atipici” che operano in una continua precarietà.
Sempre la Regione
Lombardia ha introdotto le addizionali tra le più pesanti d’Italia e sulla
questione dei Tikets in modo strumentale cerca di
scaricarne la responsabilità sul governo quando la
Regione tale decisione l’aveva già assunta precedentemente e caso mai la
decisione Nazionale si è purtroppo sommata a quella già in essere a livello
lombardo.
Questa politica che
a suo tempo è stata spacciata per un servizio reso ai cittadini che avevano la
possibilità di scegliere tra strutture pubbliche e private,ha
di fatto portato la spesa sanitaria ad un livello che è fuori controllo a causa
di una dissennata politica in favore delle strutture private.
Vi è stato
distribuito anche il volantino che unitariamente abbiamo
predisposto unitariamente sulla questione dell’Asl di Vallecamonica-Sebino,
un’Asl la nostra dove non c’è possibilità di scegliere tra pubblico e privato,
tra l’altro è stata istituita l’Azienda
Sanitaria con il varo di una legge Regionale ad hoc, raccogliendo
le istanze della Valle che erano state opportunamente sollecitate dal
sindacato unitario con una raccolta di oltre 20.000 firme e che raccolse il
consenso trasversale delle diverse forze politiche.
Noi denunciamo in
quel volantino delle criticità,la prima in assoluto è
quella che questa ASL deve essere dotata delle risorse sufficienti a garantire
i servizi in zone di montagna, dove tra
l’altro in certi periodi dell’anno si arriva a triplicare la popolazione che vi
risiede.
Non si può
continuare ad avere liste di attesa per godere dei
servizi così elevate e che portano ad aumentare la mobilità passiva verso altre
strutture al di fuori del nostro ambito territoriale,non ne possibile accettare
condizioni di funzionamento come quelle esistenti nel pronto soccorso,è
ingiusto il meccanismo di distribuzione del finanziamento Regionale che viene
dato all’Asl in quanto è calcolato sulla base della densità della popolazione
che vale per i grandi centri urbani ma non per le Zone di montagna come il
nostro Comprensorio.
Dobbiamo usare le
assemblee sul documento per dedicare uno spazio di informazione
ai lavoratori e ai pensionati anche a queste questioni,in poche parole se la
Regione non ci sente e snobba il rapporto con il sindacato,si deve costruire
una mobilitazione degna del nome, in caso contrario,rischiamo di non essere
ascoltati o di essere in pochi a credere a certe battaglie,come lo è stato
quando si è manifestato recentemente sotto il palazzo della Regione,e quando
questo succede,vi risparmio il sorrisino dell’Assessore che guardando dall’alto
del palazzo sembrava dirci:ma dove volete andare con quel gruppuscolo che
siete!!
Questa non è un
problema dei pensionati,è una questione che riguarda
tutte le famiglie,allora diamoci una mossa e costruiamo insieme il consenso e
la partecipazione necessaria a ricostruire su importanti e delicati diritti
come questi, il dovuto rapporto di forza.
Per questo anche a
livello territoriale e regionale dobbiamo preparare il terreno per una adeguata mobilitazione
A noi il compito di
valutare e riflettere,quello che abbiamo di fronte è
una stagione sicuramente non delle più
tranquille,rimbocchiamoci le maniche buon lavoro e ciascuno faccia la propria
part