Relazione di Domenico Ghirardi all’attivo unitario del 20 marzo

Salone Liberty delle Terme di Boario

 

Delegate e delegati

 

Per il sindacato Camuno-Sebino è questa un’occasione importante per un confronto unitario sui temi concordati nel documento di Cgil-Cisl-Uil a livello Nazionale per il confronto con il Governo.

È evidente a tutti che i punti individuati Unitariamente dal Sindacato hanno bisogno di una precondizione essenziale: quella di avere un Governo in carica e che sia nelle condizioni di poter assumere gli orientamenti e soprattutto le decisioni tali da non essere  in balia di certi interessi che non sono quelli che noi  rappresentiamo e difendiamo.

Per il Sindacato, è importante sempre pensare all’interesse più generale del Paese e alle politiche di sviluppo, ma per noi tutto questo, deve coniugarsi con scelte concrete che siano improntate all’equità e alla giustizia sociale, se si vuole dare risposte ai bisogni che interessano la vita e il futuro della famiglie,dei lavoratori,dei giovani e dei pensionati.

È ancora presente in tutti noi la difficile situazione che la maggioranza di Governo ha passato, i pericoli che altre problematiche possano minare la governabilità di questo nostro Paese sono tutt’altro che scongiurati.

La risicata maggioranza che questo Governo ha al Senato, è frutto del risultato di una legge elettorale che il Governo precedente ha voluto, sulla scorta dei sondaggi che a quel tempo davano in perdita il Governo Berlusconi.

Non sta certamente al Sindacato dirimere la questione del sistema elettorale,(di problemi ne abbiamo già a sufficienza) tuttavia,non possiamo essere insensibili ad una esigenza che è vitale per il Paese ,questa esigenza è rappresentata dalla necessità di avere un Governo stabile e per questo è necessario che il sistema elettorale debba essere riformato.

Forse è proprio il caso di dirlo che un certo teatrino della politica è bene che finisca, il consenso del popolo deve potere esprimere consenso e governabilità di questo Paese.

La stabilità deve permettere alle forze politiche chiamate a Governare il Paese di gestire le scelte e di rendere conto ai cittadini dopo avere governato per cinque anni del proprio operato, conseguentemente il popolo potrà nella successiva tornata elettorale esprimere il proprio giudizio politico sul come il Governo e le forze politiche hanno operato.

Per una forza sociale come le nostra non è secondario avere un maggioranza autorevole con la quale autonomamente potersi confrontare e potere trattare e definire le problematiche che interessano il Paese e la gente che rappresentiamo.

Il pesante fardello del debito pubblico che abbiamo sulle spalle  ci fa dire che  il Paese avrebbe bisogno di una assunzione di maggiore responsabilità da parte delle forze politiche del nostro paese vista  la situazione economica e le persistenti  difficoltà a far decollare le politiche per lo sviluppo.

Il Sindacato a livello Unitario in nome dell’interesse generale ha sempre assunto con responsabilità la questione dell’interesse generale e in particolare dal 1993 in avanti ha contribuito a battere l’inflazione, a fare diminuire il debito pubblico e ad entrare in Europa.

Tuttavia questi nostri sacrifici da talune forze non sono stati compresi e il Governo Berlusconi si è contraddistinto per avere  voluto rompere la Concertazione con le parti sociali, fino al punto di investire nella rottura del movimento sindacale,ha favorito i redditi medio alti,ha privilegiato la rendita finanziaria e speculativa,non  ha voluto combattere l’evasione portando a far riprendere nel Paese, l’aumento del debito pubblico.

Al Governo ora c’è il Centrosinistra,non sottovalutiamo la diversa impostazione che questo Governo ha tenuto con il Sindacato e nemmeno sottovalutiamo la positività di alcuni provvedimenti dei decreti legislativi che sono stati recentemente emanati.

Avevamo salutato positivamente la reintroduzione di una certa progressività dell’imposta sul reddito,questa scelta è stata però bilanciata con altre misure che hanno sostanzialmente annullato e per certi redditi portato in negativo l’effetto di quei provvedimenti.

Infatti,con l’aumento della contribuzione per i lavoratori dipendenti,dei tikets sanitari,delle addizionali IRPEF dei Comuni,del super bollo per le auto vecchie che ha finito per colpire la povera gente,l’aumento del canone tv e l’annunciata revisione degli estimi catastali,tutto questo porta ad avere sui bilanci familiari un’impatto non positivo.

La legge Finanziaria che abbiamo alle spalle evidenzia lo scarto esistente tra le intenzioni dichiarate a favore dei redditi medio bassi con  la materialità dei risultati,e questo ha suscitato e suscita tra i lavoratori e i pensionati molte perplessità. 

All’origine c’è stato lo shock estivo che ha postato a varare un DPEF di “lacrime e sangue” con l’annuncio di una manovra da 35 miliardi di Euro,composti per metà da nuove entrate e metà da tagli riferiti allo stato sociale,in particolare riferiti alla previdenza, alla sanità e all’assistenza.

La parola d’ordine che fu lanciata è stata: rientro dal debito,ricostruire gli argini che erano stati scassati dal Governo precedente e sotto le pesanti pressioni dei centri di potere economico,nazionale e internazionale si è finito per alterare il quadro dei tre punti che dovevano essere tenuti in equilibrio: risanamento-sviluppo-equità- .

Si è finito per dare priorità assoluta al primo (risanamento) finendo per dare spazio ad interventi di  modifica al sistema pensionistico, che per come è stato ad oggi  presentato,mette più in evidenza  l’obbiettivo di tagliare le prestazioni per avere risorse immediate e fare cassa nel bilancio dello stato.

 

Lo scontro è tutt’ora aperto.

 

È davvero alto il rischio di  una  riproposizione, della politica dei due tempi,non è accettabile  di andare a chiedere ancora una volta ai lavoratori e ai pensionati dei sacrifici,in una situazione già oltremodo precaria e di difficile sopportazione sia a livello economico che a livello sociale.

La domanda e la possibilità di consumo delle famiglie,in particolare quelle a monoreddito,sono  già ai minimi termini e questa situazione  di compressione dei consumi riversa anche le sue conseguenze nella dinamica del Pil e della ricchezza del paese ,in quanto  l’80% dei beni prodotti in Europa si consuma appunto in Europa.

Dietro le pressioni esercitate sull’attuale Governo,bisogna saperlo, c’è l’attacco concentrico di Bruxelles,del Fondo monetario internazionale,della Banca Europea,delle agenzie di rating,che vogliono concretizzare la loro ideologia monetarista che da oltre un decennio spira in Europa.

Questa concezione monetarista della politica sta progressivamente portando allo smantellamento dello stato sociale che è stato  la più importante costruzione sociale generata dal movimento operaio.

Il pericolo del taglio alla madre di tutti i tagli,cioè l’attacco al sistema pensionistico,è tutt’ora incombente.

È notizia di questi giorni,che finalmente il Governo ha risposto alle sollecitazioni sindacali di aprire i tre tavoli del confronto con le parti sociali sulla Produttività- sul Pubblico Impiego e sulla Previdenza.

Il modo con il quale si è venuti a conoscenza della convocazione dei tavoli di trattativa( Cgil-Cisl-Uil Naz. hanno saputo dai giornali) non fa ben sperare.

Staremo a vedere come questo Governo si presenterà ai tavoli delle trattative e sarà interessante capire con quali posizioni e con quali progetti il governo si presenterà a questi appuntamenti.

Quel che deve essere chiarito prima di iniziare le trattative e se il Governo ha maturato e elaborato una propria posizione e che sia una sola.

Il Governo dovrà mettere sul tavolo  con trasparenza e fuori da certi tatticismi politici, quello che ha intenzione di fare,sapendo che anche noi dovremo cercare di far si  che il negoziato non finisca o si dilunghi a dopo le elezioni amministrative, dove il clima sarà surriscaldato dal risultato elettorale e la situazione sarà tutt’altro che tranquilla ed il rischio che i tagli allo stato sociale e in particolare alle pensioni, finiscano nei provvedimenti della prossima Finanziaria è un pericolo tutt’altro che secondario.

È in questo momento delicato per noi e per il Governo che dobbiamo dimostrare  il nostro grado di autonomia richiamandoci tutti,certamente al senso di responsabilità,ma questo non può significare ancora una volta che debbano essere i soliti a pagare in questo paese.

Nell’interesse più generale ci auguriamo che capiscano le sollecitazioni che Cgil-Cisl-Uil a livello Nazionale hanno messo in campo e speriamo di riuscire a trovare un ragionevole accordo.

In caso contrario,per un sindacato che fa sindacato ,per un sindacato che deve badare ai contenuti e non allo schieramento politico, dobbiamo necessariamente mettere in campo tutte quelle iniziative necessarie per conquistare gli obbiettivi definiti.

Dobbiamo dire con chiarezza e con un forte spirito di autonomia  che quando se si è portati allo scontro,a maggiore ragione con un Governo”amico”, ci può certamente  dispiacere  l’assumere certe decisioni, ma questo, non ci deve nel modo più assoluto imbarazzare, perché per noi deve contare innanzitutto l’interesse di quanti rappresentiamo.

Nel nostro paese e a livello Europeo  sta dilagando un’ ideologia monetarista che  vuole dare priorità assoluta al risanamento delle finanze dissestate e pretende che tutti i sacrifici debbano convergere su questo obbiettivo.

Non sono state ascoltate altre idee ispirate al congelamento provvisorio del debito o della possibilità di dilatare i tempi della manovra,neanche quando la ragioneria dello stato aggiornando i conti  a settembre del 2006 fa venire fuori delle maggiori entrate allo Stato (+10 miliardi di Euro)che molto probabilmente sono il frutto dell’annuncio della fine della politica dei condoni e di una azione del Governo attuale  contro l’evasione  e il disboscamento dell’elusione, attraverso la ricostruzione di una anagrafe tributaria e di efficaci strumenti di accertamento.

C’è ancora da chiedersi il perché di tanta determinazione nel volere risanare la finanza pubblica e di non considerare la possibilità che  del resto si mette in pratica  con le aziende private quando sono sull’orlo del fallimento,chiedendo per questi casi il ricorso alla legge”Prodi” che congela i debiti maturati a quel momento,da priorità alla continuità produttiva,paga gli stipendi e i fornitori e punta a mantenere in vita il processo produttivo e a rimettere in moto l’accumulazione ed il conseguente rilancio e progressivo risanamento dell’azienda stessa. 

È in questa delicata situazione politica del Paese, oltretutto fortemente condizionata  da pesanti pressioni internazionali e dai grossi potentati economici che Cgil-Cisl-Uil hanno sentito la necessità di definire una piattaforma unitaria nella quale si è cercato faticosamente di ricercare più quel che unisce da ciò che può dividere.

Per raggiungere questa sintesi unitaria,come avviene normalmente,ognuno ha messo da parte alcune delle proprie convinzioni,il documento non chiude e non risolve tutte le differenze, naturalmente qualche formulazione più generale potrebbe nascondere non tanto nel documento o nelle intenzioni,quanto poi nello svolgimento dei confronti,il riaffiorare di sensibilità non propriamente uniformi su questo o su quel punto.

Detto questo,non bisogna sminuire il segno e l’utilità della scelta che unitariamente Cgil-Cisl-Uil hanno assunto.

Questo approdo può  aiutare e favorire un percorso di definizione unitaria in qualche categoria come quella dei metalmeccanici che sono impegnati nella costruzione della piattaforma per il rinnovo del contratto di lavoro o per i lavoratori del mondo della scuola che tra l’altro il 16 aprile 2007, saranno chiamato allo sciopero generale, per il conquista del contratto e per avere risposte sugli organici e sulla stabilizzazione del rapporto di lavoro per i precari.

Non è importante solo il segno della ritrovata unità in sé: è proprio il documento per i contenuti che esprime che rappresenta il punto di elaborazione più avanzato e possibile in questa situazione.

Nel documento ci sono punti che riguardano il futuro dei giovani e a cui un sindacato confederale deve giustamente pensare, un futuro per loro che non deve più essere segnato dalla precarietà e dalla insicurezza e quanto è scritto nel punto 5 del documento unitario nazionale esplicita questa attenzione e necessità, soprattutto verso le nuove generazioni.

Vi è una difficoltà ulteriore ,quella rappresentata dalla debolezza politica di questo Governo che al Senato ha numeri risicatissimi per potere legiferare,per non parlare delle incombenze che presto questo Governo dovrà affrontare(Afghanistan-Dico-Pensioni-TAV –legge elettorale ecc ).

Tale situazione rischia di alterare il confronto politico in seno alla maggioranza e non solo, e le trattative che si apriranno saranno esposte ad  incursioni che non faciliteranno un percorso lineare, chiaro e trasparente.

In una siffatta condizione il nostro comportamento dovrà essere molto misurato e ben ponderato, soprattutto dovrà essere ben ancorato agli obbiettivi che unitariamente si sono definiti nel documento e sul quale siamo chiamati a costruire un ampio confronto con i lavoratori e i pensionati.

Dobbiamo a livello territoriale mettere  in campo una  campagna di assemblee nei luoghi di lavoro e a livello comunale o intercomunale, occorre coinvolgere i pensionati e dove è possibile dobbiamo aprire  le assemblee alla partecipazione delle lavoratrici e dei lavoratori delle piccole imprese dove facciamo fatica ad insediarci con il metodo tradizionale di fare sindacato

Il documento non è una sfilza di punti per difendere solo l’esistente.

La difesa di uno stato sociale efficiente e di qualità e la conquista della rivalutazioni delle pensioni è un diritto dei padri che apre la strada ai diritti per i propri figli, un sindacato confederale e generale come è Cgil-Cisl Uil non può non dare una risposta a questi bisogni e il documento indica al punto 4 queste priorità.

La rivalutazione delle pensioni è un diritto sacrosanto, dalla Finanziaria,tolti i redditi più bassi,sono stati gli anziani e i pensionati le categorie sociali che hanno avuto poco o niente.

Se quantifichiamo questa richiesta di rivalutare le pensioni di milioni di pensionati sappiamo che rappresenta un costo non indifferente,è giusto avere ben presente il quadro quantitativo di tali richieste,come è bene sapere che l’incremento derivante dall’aumento contributivo previsto dalla finanziaria  darà un gettito di 4-5 miliardi di Euro e questo intervento se proiettato su vent’anni genererà una entrata di circa 80-100 miliardi di euro che prima non erano previsti.

Del resto quando si apre un confronto tanto delicato e difficile con un Governo come questo,non possiamo pensare che la partita tra il dare e l’avere, possa essere vista e inquadrata solo dal versante delle spesa in più che certe richieste possono determinare,dobbiamo contestualmente sapere  mettere sul tavolo del confronto, il valore dell’equità e chiedere conto dei  diversi privilegi che ancora esistono e di cui purtroppo se ne parla poco o forse da più parti si cerca di eludere il problema.

Sarebbe utile che il circo mediatico dei mass-media mettesse in risalto questa situazione assurda:

 

* Come è possibile garantire ai dirigenti di azienda pensioni di 50.000 Euro all’anno sapendo che il mantenimento di questa situazione crea un buco di quasi 2 miliardi di Euro all’anno?

 

* Perché non si parla o si  mette in evidenza i trattamenti di talune categorie (e non sono poche) che godono ancora di privilegi?

 

* E perché non parlare delle pensioni o dei vitalizi dei parlamentari,non per alimentare una canea qualunquistica e antipolitica che non ci appartiene,ma quando si parla di equità non possono non esserci nel conto anche questi aspetti,in quanto è poco compatibile che un parlamentare dopo una sola legislatura, abbia oltre il doppio della pensione di un lavoratore dipendente che ha sulle spalle 40 di duro lavoro,  ed è poco compatibile che gli aumenti dei Consiglieri Regionali  che si sono dati in tutte le Regioni d’Italia,tale importi superino globalmente lo stanziamento della Finanziaria per il fondo della non autosufficenza .

 

* Bisogna  finirla di  chiedere ancora sacrifici a chi a già contribuito alla crescita e allo sviluppo del paese e non è più rinviabile una politica di equità e giustizia sociale,per questo non è più accettabile un modo di fare politica che colpisce i deboli e mantiene nascosti certi privilegi.

 

* Ci sono ancora troppe cose che vengono tenute nascoste e queste situazioni non sono compatibili  con un quadro di unificazione dei trattamenti previdenziali e pensionistici che devono essere ricondotti ad  equità e a omogeneità.

 

In questa relazione introduttiva,sto cercando di porre in termini sintetici i temi essenziali

lasciando al dibattito e alle conclusioni sia l’ulteriore approfondimento che  l’analisi  di alcune specificità di una discussione articolata e difficile come quella contenuta nel nostro documento nazionale.

La situazione necessariamente richiede grande attenzione verso gli interessi dei lavoratori e dei pensionati,con particolare riferimento al tema del potere di acquisto dei salari e pensioni che continuano ad essere una emergenza nazionale, per queste ragioni Cgil-Cisl-Uil hanno focalizzato queste necessità nel punto 2 del documento per il confronto con il Governo.

Da questo punto di vista il documento fa due scelte,indica la necessità di una politica economica attenta a sostenere la crescita delle retribuzioni e delle pensioni,la seconda scelta è quella di avere gli investimenti  necessari a sostenere i servizi pubblici fondamentali e nel campo degli investimenti più strettamente produttivi.

Non è accettabile che il governatore della banca d’Itali Draghi indici ancora la solita e vecchia  ricetta,sostenendo come ha fatto che la competitività  e la crescita del paese debba passare da  un aumento della produttività e da una politica di bassi salari.

Il sindacato pensa che certamente si può avere un sostegno alla crescita, se si aumenta la produttività, ma nel contempo afferma che ci deve essere una dinamica che sostenga i consumi,sia quelli per gli investimenti sia quelli in senso stretto,riferiti ai consumi delle famiglie dei lavoratori e dei pensionati.

La parte più complicata che si è affrontata nel documento è quella relativa alla previdenza e al mercato del lavoro e senza ombra di dubbio sarà anche la partita più difficile che ci vedrà impegnati sui tavoli di trattativa con il Governo.

L’intenzione era ed è  probabilmente quella di arrivare ad un intervento strutturale sulle pensioni. 

La sottoscrizione del “memorandum” ha sventato l’agguato ma da talune forze del Governo quell’atto è interpretato come una cambiale che dovrà andare in riscossione.

Lo stralcio è stato utile perché ha permesso di non inserire nella finanziaria il problema delle pensioni  che se affrontato in quel contesto economico,sociale e politico avrebbe avuto degli approdi tutt’altro che positivi per la gente che rappresentiamo.

Il documento unitario sulla questione previdenziale,rispetto a tutti gli altri punti, è una vera piattaforma sindacale.

Al confronto ci andiamo con le convinzioni che si sono raggiunte unitariamente,consapevoli che le difficoltà ci saranno,il pericolo che queste problematiche finiscano nuovamente nella prossima finanziaria è tutt’altro che scongiurato.

Non pensiamo poi a quello che potrebbe capitare se il Governo subisse ancora una volta uno scacco politico sulle questioni cruciali dove tutt’ora permangono divisioni in seno alla maggioranza dell’attuale Governo.

Spero che al nostro interno sappiamo valutare la delicatezza della situazione in cui ci troviamo e della strada tutta in salita che abbiamo di fronte,sapendo che dovremo gestire con molta attenzione i passaggi cruciali della trattativa, tenendoci ancorati ai contenuti delle richieste e avendo chiare le conseguenze che si determinerebbero se la situazione politica dovesse precipitare in una crisi  irreversibile.

Le ipotesi che sono circolate sulle modifiche al sistema pensionistico  non sono probabilmente battute in libertà.

Vi sono Forze politiche in seno anche a questo Governo che pensano che il superamento del “gradone” voluto dall’ex  Ministro Maroni possa avvenire ma a costo zero.

Traducendo dal politichese alla pratica dei fatti,significa per quanti sostengono questa scuola di pensiero(abolizione scalone a costo zero) che tale operazione può avvenire se  si recupera l’importo dell’ intervento dalle stesse spese previdenziali.

Oppure, c’è chi pensa che il  ripristino della legge “Dini”,( 35 anni di contributi e 57 anni di età per la pensione) possa essere ripristinata ma con l’inserimento dei  disincentivi che costringerebbe le persone a proseguire l’attività o in caso contrario ad avere una diminuzione della rendita.

Vi è anche chi pensa di arrivare all’elevamento dell’età pensionabile per le donne e alla riduzione o alla soppressione delle finestre di uscita.

È bene sapere che tutti questi propositi( più o meno esplicitati chiaramente) che si sono presentati prima della sottoscrizione del “memorandum”, si ripresenteranno e saranno sul tavolo della trattative.

Il cavallo di Troia è diventato il tema dell’aumento dell’attesa di vita e senza banalizzare il problema che nei fatti fortunatamente esiste,quello che fa specie, è come un dato esistenziale positivo, possa essere usato o trasformato in una negatività per la vita delle persone.

Questo argomento  dell’aspettativa di vita,ha un suo fondamento,infatti l’attesa di vita è diversa da categoria  a categoria,da tipologia lavorativa a tipologia lavorativa,c’è differenza tra un edile e un operaio,tra un lavoratore che è addetto agli altiforni e uno che opera dietro una scrivania ecc..

Bisognerebbe,secondo taluni, aprire un capitolo sui lavori usuranti.

Questo problema esiste ed è contenuto tra i punti inseriti nel documento unitario.

Bisogna sapere che tale problema oltre che essere di difficile sintesi anche per il sindacato, rischia di essere il grimaldello per magari veicolare una scelta che può  riportare un drappello di lavoratori alle condizioni della “Dini”,contemporaneamente c’è il rischio che tale intervento sia usato per giustificare per tutti gli altri l’elevazione dell’età pensionabile o  magari per aprire la strada alla  modifica dei coefficienti di calcolo delle pensioni.

Noi dobbiamo andare al confronto con la convinzione che non siamo la parte che deve ancora dare,già  nel passato ci siamo fatti carico dell’interesse più generale sobbarcandoci dei sacrifici.

Per queste ragioni che Cgil-Cisl-Uil hanno indicato nel punto 4 gli obbiettivi che si devono affrontare e risolvere e che per brevità rimando alla lettura del documento che vi è stato distribuito. 

Non possiamo però,non tenere conto che una serie di fenomeni in questi anni sono avvenuti e non si può non tenere conto di ciò che si è determinato e che necessariamente va affrontato.

Pensiamo in particolare ai lavori discontinui,ai lavoratori che affrontano un mercato del lavoro che non è stabile,alla problematica della totalizzazione dei periodi contributivi, alle persone che nella vita hanno o avranno dei periodi di inattività,tutte cose queste che si dovevano affrontare e che poi non si sono affrontate.

Il superamento dello scalone diventa la questione centrale e come sindacato unitariamente intendiamo tenere assieme questa richiesta con quelle che rappresentano la condizione dei giovani, con il problema dei coefficienti di calcolo delle pensioni e della rivalutazione dei  redditi dei pensionati.

Il prolungamento dell’età pensionabile se deve avvenire,deve essere una scelta che va incentivata e deve essere una scelta su base volontaria.

Dobbiamo nel confronto tenere un atteggiamento rigorosissimo,affrontare la trattativa in modo determinato e  presentare le nostre richieste cominciando a snocciolare i numeri che dicono che se si scorpora l’assistenza dalla previdenza il nostro sistema pensionistico non è vero che è allo sfascio ma è in equilibrio.

Per ultimo come non ricordare l’impegno non rispettato del Governo di allora di arrivare a mettere mano ad una profonda riforma degli ammortizzatori sociali. 

Dobbiamo mettere quindi sul piatto della bilancia del dare quello che già abbiamo dato e con determinazione sull’altro piatto dobbiamo chiedere che si sappia una volta per tutte dare stabilità al sistema previdenziale perché rappresenti  una garanzia del rapporto intergenerazionale e per la sicurezza delle persone.

A suo tempo,abbiamo accettato di imbarcarci nella legge “Dini, unici o quasi in Europa, in una discussione di riforma epocale che è passata tra l’altro con il consenso democratico dei lavoratori e dei pensionati .

Con lo stesso spirito ed impegno dobbiamo sostenere il documento unitario.

Se sapremo gestire con attenzione e propensione all’unità ,lo sbocco democratico finale non potrà che essere quello che abbiamo condiviso nella legge “Dini”e la gente alla fine sarà chiamata ad esprimere il proprio parere sull’accordo che ci auguriamo di potere concretizzare al più presto con questo Governo.

 Non l’ha fatto nessuno in Europa quello che noi abbiamo sostenuto con la legge “Dini”,l’ultima riforma dei tedeschi,quella che spinge al 2020 l’innalzamento dell’età delle donne,è stata fatta unilateralmente dal Governo con l’opposizione del sindacato tedesco,la stessa cosa è successa in Svezia e in Olanda.    

Con queste convinzioni dobbiamo sviluppare una campagna di coinvolgimento e di consultazione tra le lavoratrici,i lavoratori e i pensionati,tutte le categorie devono sviluppare la loro capacità di fare informazione e di sapere ascoltare la gente che rappresentiamo,in questo sforzo anche le segreterie Confederali sono a disposizione per dare il loro completo contributo e riuscire insieme a fare unitariamente quello che da tempo non si è riusciti più a fare.

In conclusione,è doveroso un richiamo alle iniziative sui Tikets sanitari,sulla assistenza  e sulla Sanità che a livello Territoriale e sul piano Regionale ci si è impegnati a sviluppare nelle prossime settimane.

In questa Regione,la più ricca e la più industrializzata, il nostro Governatore Formigoni

 Ha deciso di rifiutare il confronto con il sindacato e non ha accettato la richiesta di Cgil-Cisl-Uil  a livello regionale di istituire un fondo per la non autosufficienza.

La Regione Lombardia  non ha voluto confrontarsi sull’esigenza di realizzare un piano per l’edificazione delle case popolari o sulla necessità  di creare un sostegno per i lavoratori “atipici” che operano in una continua precarietà.

Sempre la Regione Lombardia ha introdotto le addizionali tra le più pesanti d’Italia e sulla questione dei Tikets in modo strumentale cerca di scaricarne la responsabilità sul governo quando la Regione tale decisione l’aveva già assunta precedentemente e caso mai la decisione Nazionale si è purtroppo sommata a quella già in essere a livello lombardo.

Questa politica che a suo tempo è stata spacciata per un servizio reso ai cittadini che avevano la possibilità di scegliere tra strutture pubbliche e private,ha di fatto portato la spesa sanitaria ad un livello che è fuori controllo a causa di una dissennata politica in favore delle strutture private.

Vi è stato distribuito anche il volantino che unitariamente abbiamo predisposto unitariamente sulla questione dell’Asl di Vallecamonica-Sebino, un’Asl la nostra dove non c’è possibilità di scegliere tra pubblico e privato, tra l’altro è stata  istituita l’Azienda Sanitaria con il varo di una legge Regionale ad hoc,  raccogliendo  le istanze della Valle che erano state opportunamente sollecitate dal sindacato unitario con una raccolta di oltre 20.000 firme e che raccolse il consenso trasversale delle diverse forze politiche.

Noi denunciamo in quel volantino delle criticità,la prima in assoluto è quella che questa ASL deve essere dotata delle risorse sufficienti a garantire i servizi in zone di montagna, dove  tra l’altro in certi periodi dell’anno si arriva a triplicare la popolazione che vi risiede.

Non si può continuare ad avere liste di attesa per godere dei servizi così elevate e che portano ad aumentare la mobilità passiva verso altre strutture al di fuori del nostro ambito territoriale,non ne possibile accettare condizioni di funzionamento come quelle esistenti nel pronto soccorso,è ingiusto il meccanismo di distribuzione del finanziamento Regionale che viene dato all’Asl in quanto è calcolato sulla base della densità della popolazione che vale per i grandi centri urbani ma non per le Zone di montagna come il nostro Comprensorio.

Dobbiamo usare le assemblee sul documento per dedicare uno spazio di informazione ai lavoratori e ai pensionati anche a queste questioni,in poche parole se la Regione non ci sente e snobba il rapporto con il sindacato,si deve costruire una mobilitazione degna del nome, in caso contrario,rischiamo di non essere ascoltati o di essere in pochi a credere a certe battaglie,come lo è stato quando si è manifestato recentemente sotto il palazzo della Regione,e quando questo succede,vi risparmio il sorrisino dell’Assessore che guardando dall’alto del palazzo sembrava dirci:ma dove volete andare con quel gruppuscolo che siete!!

Questa non è un problema dei pensionati,è una questione che riguarda tutte le famiglie,allora diamoci una mossa e costruiamo insieme il consenso e la partecipazione necessaria a ricostruire su importanti e delicati diritti come questi, il dovuto rapporto di forza.

Per questo anche a livello territoriale e regionale dobbiamo preparare il terreno per una adeguata mobilitazione

A noi il compito di valutare e riflettere,quello che abbiamo di fronte è una stagione  sicuramente non delle più tranquille,rimbocchiamoci le maniche buon lavoro e ciascuno faccia la propria part