Giovanni Brasi

“Montagna”

 

 

 

IL COMANDANTE “MONTAGNA”

 

Credo che tutti i loveresi di una certa età ricordino ancora il martedì 26 marzo di 25 anni fa, giorno in cui si svolsero, in forma civile, i funerali del Comandante partigiano Montagna.

L’ultimo saluto allo scomparso fu reso da una folla di circa 1500 persone, composta da operai, ex partigiani, studenti e comuni cittadini, provenienti da varie provincie.

Il feretro, portato a spalla da ex partigiani della 53.ma Brigata Garibaldi, era seguito da molte corone e da una selva di bandiere rosse di vari partiti e movimenti, della sinistra di allora.

Giovanni Brasi era morto tre giorni prima, a Bergamo, dopo una lunga e crudele malattia.

Una vita, la sua, che ha segnato in modo indelebile la mia generazione e gli anni che abbiamo vissuto dai primi del Novecento fino ad oggi.

La vita di Giovanni Brasi, morto sabato 23 marzo 1974, può essere così riassunta: le prime esperienze come operaio di fabbrica, i primi contatti con le esperienze indirette della prima grande guerra, la lotta di classe del 1919 e del 1920, la lotta contro la violenza fascista del 1920, ’21, ’22, la vita dura sotto la dittatura mussoliniana e l’esilio in Francia dove la sua esperienza è la stessa dei tanti lavoratori antifascisti costretti a fuggire dall’Italia e nello stesso tempo coincide con quella delle migliori e più lucide personalità dell’antifascismo.

La sua vita ricalca le orme dei nostri uomini migliori.

Con il suo ritorno in Italia, con lo sforzo di organizzare il Partito Comunista nella clandestinità, la sua figura assume una dimensione sempre più importante per Lovere. Da allora è il militante rivoluzionario che ricuce piano piano il tessuto antifascista della nostra cittadina, che gestisce democraticamente Lovere nei 45 giorni, che dopo l’8 settembre sale per primo sui monti per organizzare la Resistenza.

É in questo spirito rivoluzionario che “Montagna” costituisce i primi gruppi di resistenza e che riesce a mantenere uno strettissimo collegamento con la popolazione.

Combatte per la instaurazione di una nuova società, ma non dimentica che deve conquistare giorno per giorno i suoi uomini e, con loro, tutta la popolazione alla nuova prospettiva.

La lotta della 53.ma Brigata Garibaldi assomma in sé stessa i valori migliori della Resistenza della provincia. Il Comandante “Montagna” ne è la guida sicura e fidata. Ne fanno degna testimonianza gli episodi gloriosi e tragici della Brigata: i Tredici Martiri, la battaglia di Fonteno, la medaglia d’oro di Giorgio Paglia, la fucilazione dei fratelli Pellegrini, per citare solamente gli episodi più importanti.

Alla pagina della Resistenza, a proposito della quale sarebbe doveroso dedicare più parole, si aggiunge quella del compagno Brasi amministratore e Sindaco di Lovere democratica e si aggiungono, poi, quelle che vedono il Vecchio Partigiano, sempre fedele ai suoi ideali, lottare nel proprio partito e nella nostra cittadina per raggiungere sempre nuovi obbiettivi democratici.

Giovanni Brasi seppe fino all’ultimo mantenere vivo e creativo il dialogo con i giovani, che considerava i naturali continuatori del processo di emancipazione sociale che la sua generazione aveva iniziato con la lotta armata contro il nazifascismo. Nei giovani Brasi vedeva la continuazione dialettica, concreta e non retorica, di tutto ciò che di migliore la Resistenza aveva potuto esprimere.

Quando iniziai a frequentare la sua casa di Via Valvendra, la malattia lo aveva già condannato irrimediabilmente all’immobilità. Rivedo la sua gracile figura seduta dietro ad una grande scrivania sulla quale erano sistemati libri, giornali, cartine, cimeli, fogli scritti a mano, sui quali lavorava giornalmente e vari blocchi notes sui quali stendeva i risultati del suo lavoro.

Diventammo amici. Parlammo di tante cose: della 53.ma, di comunismo, di socialismo di questioni amministrative loveresi.

Ci rivedemmo molte altre volte e discutendo, l’uno socialista e l’altro comunista, ci accorgevamo che spesso le nostre idee coincidevano.

Il suo era un “comunismo” unitario impegnato in una visione di alternativa politica: una visione aperta a tutte le forze popolari, progressiste e culturali proprie di quel momento politico, senza settarismi eversivi, contraria a qualsiasi rozzo tentativo di emarginazione nell’ambito delle forze della sinistra.

Ricordo due altri aspetti della personalità politica e morale del compagno Brasi: la sua fede nella capacità espressiva e costruttiva della classe operaia e la sua totale disposizione alla causa del socialismo. Disposizione che si era concretizzata in una militanza costantemente e coraggiosamente vissuta in una probità di intenti e di azione difficilmente riscontrabile nella nostra realtà; realtà che purtroppo permetteva, già allora, troppi egoismi particolari anche nell’ambito dei partiti e delle organizzazioni di sinistra.

Con la sua morte il Partito Comunista Italiano perse allora un vero comunista e molti di noi un caro amico e un leale compagno.

 

Agide Trapletti

Lovere, 25 febbraio 1999