Postfazione
di Domenico Ghirardi e
Roberto Ravelli Damioli*
Un
libro per ricordare quanto, per il bisogno di lavoro, si è dovuto sopportare e
subire, per cercare di far conoscere alle nuove generazioni una storia durata
decenni, segnata da condizioni difficili, di lotte dei lavoratori per
conquistare ciò che era un diritto e tutelare la dignità di persona nel posto
lavoro.
Molti
lavoratori giovani, pieni di salute entravano “felicemente” al lavoro, in una
fabbrica dove si respiravano i fumi della pece, la polvere di carbone. La pelle
diventava nera, le vie respiratorie intasate; ma quella era la conseguenza per
avere un’occupazione vicino a casa. Ciò poteva evitare o poneva fine alla
prospettiva dell’emigrazione e di dover lasciare la terra natia.
Il
“gigante” s’insediò, per decenni ha dato lavoro a migliaia di persone, il
bisogno era così forte che si finì anche per subire condizioni che hanno
segnato la vita della gente che vi ha lavorato e inquinato l’ambiente
circostante la fabbrica.
Impegnative
e memorabili le battaglie dei Lavoratori, guidati dal Sindacato, Commissione
Interna e Consiglio di Fabbrica, per rivendicare miglioramenti delle condizioni
di lavoro e soprattutto per dare priorità alla tutela della salute e
dell’integrità fisica. Negli anni ’80 quelle battaglie hanno trovato una
sponda, disponibilità e grande sensibilità nelle persone preposte alla tutela
della salute nei luoghi di lavoro (in particolare nella Dr.ssa Siria Garattini)
per conto dell’Ussl. Sensibilità, Professionalità ed attenzione, accompagnate
dalla necessaria documentazione, sono state fondamentali per la Magistratura
dopo alcuni anni per chiedere il rinvio a giudizio dei dirigenti dell’Ucar
Carbon, responsabili dello scarso impegno nella tutela della salute; in
definitiva responsabili delle molte malattie professionali contratte all’interno
della fabbrica che per un numero consistente di Dipendenti sono state causa del
decesso.
Nel
1998, in occasione della celebrazione del Primo Maggio a Forno Allione (la
fabbrica, dopo dure e travagliate vertenze, era stata chiusa definitivamente);
Cgil Cisl Uil di Vallecamonica-Sebino organizzarono una manifestazione per
sottolineare la necessità della bonifica dell’area e di una sua
reindustrializzazione. In quell’occasione il Sindacato disse: «il gigante si è
pian piano ritirato, nonostante le gloriose lotte della gente di montagna, ha
chiuso definitivamente i battenti lasciandoci le ferite che una simile chiusura
ha provocato sull’intera comunità.
Non
si tratta di recriminare, di aprire polemiche, di non essere riconoscenti verso
chi per tanti anni ha dato il lavoro, si tratta, ora che non pesa più cosi
forte il ricatto occupazionale, di porci l’interrogativo se è giusto che un
azienda che per tanti decenni ha sfruttato le risorse umane e materiali possa
andarsene senza ripagare la collettività dei danni subiti?
La
risposta all’interrogativo non può che venire dall’Ucar Carbon, sappiamo che è
lontana ma in un modo o nell’altro l’eco di queste nostre istanze gli giungerà
e, in un modo o nell’altro, le risposte dovranno essere fornite».
Dopo
quattro anni, nel luglio 2002 arrivò il rinvio a giudizio da parte del
Tribunale di Brescia e il Pubblico Ministero Dr.ssa Alessandra Chiavegatti
chiamò in causa come imputati i Dirigenti dell’Ucar a dover rispondere del
delitto previsto dagli art.589 co.2 e 3, 590 co.2,3 e 4 C.P.
Appena
venuti a conoscenza della citazione in giudizio e viste le persone che come
parti lese erano oggetto del procedimento giudiziario, abbiamo fornito ai
diretti interessati l’assistenza del patronato (Inca-Cgil e Inas-Cisl) e
costituito un ufficio legale (On. Avv. Giuliano Pisapia; Avv. Luciano Nardino;
Avv. Giovanni Ponte). Dopo numerose udienze in Tribunale e incontri tra i
nostri legali e quelli dell’azienda, si riuscì ad imporre alla proprietà un
accordo che ha permesso di ottenere un risarcimento per i familiari dei
lavoratori che nel frattempo erano deceduti, e un indennizzo economico per le
persone che hanno contratto delle invalidità, proporzionalmente ai punti che
sono stati riconosciuti dalle perizie dei medici di parte.
Sul
piano penale, i Dirigenti dell’azienda hanno patteggiato una pena piuttosto che
rischiare di opporsi al rinvio a giudizio emanato dal Tribunale; considerando
le possibili e maggiori conseguenze che avrebbero potuto subire.
Le
persone che hanno ottenuto il risarcimento hanno deciso di devolvere un
contributo economico utilizzato per costituire un fondo. Tale decisione è stata
assunta, dai diretti interessati, nella fase iniziale della vertenza. Il fondo
è stato costituito con delle precise finalità da realizzare nel caso la
vertenza avesse avuto esito positivo.
Gli
obbiettivi allora individuati furono: un libro sulla storia dell’Ucar Carbon;
un monumento in ricordo di quanti sono morti sul lavoro; delle iniziative
medico-legali che si pongano l’obbiettivo di approfondire la materia del
riconoscimento delle malattie professionali con particolare riferimento alle
sostanze nocive a cui sono stati esposti i lavoratori della Ucar di Forno
Allione e della Dolomite di Marone; la destinazione di alcune Borse di studio
in favore di neo-laureati che presentino delle tesi di laurea sulla tematica
della sicurezza sul lavoro.
Salvo
l’ultimo degli obbiettivi a suo tempo individuati, in quanto ancora ad oggi non
sono state presentate delle tesi di laurea sul tema stabilito, per tutti gli
altri obbiettivi si è in fase di concreta realizzazione.
Il
Primo Maggio 2004 verrà presentato il libro riferito alla evoluzione della
storia sindacale all’interno della fabbrica (EFA - UCI - UCAR) dal dopoguerra
fino alla chiusura; nella stessa occasione sarà ufficializzato il bozzetto del
monumento in ricordo dei morti sul lavoro, che si realizzerà a breve e sarà
posizionato vicino alla piccola stazione ferroviaria di Forno Allione,
destinata ad ospitare una chiesetta fortemente voluta dagli Abitanti della
piccola Frazione.
Il
17 e il 18 giugno 2004, a Darfo Boario Terme, si terrà un convegno nazionale
sulle malattie professionali da agenti chimici, si concretizza cosi anche il
terzo obbiettivo. Al convegno parteciperanno magistrati, professori, avvocati,
medici e operatori provenienti da tutta l’Italia. L’abbiamo voluto organizzare
assieme alle Asl di Vallecamonica-Sebino e di Brescia per evidenziare e
valorizzare quest’importante punto di incontro a sottolineare la necessità di
una azione comune tra le forze sociali e gli organi preposti alla tutela della
salute ed alla prevenzione degli infortuni sul lavoro.
È
proprio il caso di dirlo, è forse una delle poche vertenze che vede
riconosciuti ai lavoratori o ai loro familiari un parte dei danni subiti e
sofferti. La sensibilità e generosità di quanti hanno voluto devolvere
volontariamente contributi economici ha permesso di realizzare alcune
significative iniziative che marcheranno nel futuro un’esperienza e
trasmetteranno ai posteri un segno per conservare la memoria storica su una
vicenda che ha segnato per decenni la comunità dell’Alta Valle.
Il
gesto e l’azione collettiva delle persone che sono state risarcite vuole
mettere in evidenza una realtà, quella di altri lavoratori che non hanno potuto
vedersi riconosciuto quanto
probabilmente anche a loro sarebbe aspettato; le iniziative che il Sindacato
unitariamente sta organizzando, utilizzando le risorse del fondo, cercano di
colmare in parte queste lacune e ribadiscono l’impegno a far riconoscere le
malattie professionali ai lavoratori che hanno lavorato in quelle condizioni. È
un impegno serio e concreto da realizzare con il supporto dei nostri Patronati.
Per
ultimo, da tempo stiamo seguendo il problema della discarica ricolma di residui
dei materiali della lavorazione dello stabilimento che nel corso dei decenni
sono stati scaricati a monte dell’unità produttiva, stranamente dal progetto di
bonifica eseguito, è stata stralciata tutta l’area di pertinenza della
discarica in questione. Non intendiamo creare allarmismi, ma nemmeno di
sottovalutare la possibile pericolosità dei materiali di rifiuto che nel corso
degli anni sono stati depositati. Più volte abbiamo sollecitato gli organi
preposti ad effettuare gli opportuni prelievi e i necessari carotaggi per
capire se ci sono sostanze che possono inquinare le falde acquifere; per ora i
risultati sono scarsi.
Non
possiamo e non dobbiamo lasciare niente d’intentato, non sono ancora
rimarginate le ferite impresse sulla carne della gente e sull’ambiente
circostante, per poter tollerare superficialità che nel passato si sono subite
in nome del bisogno primario del lavoro.
In memoria di quanti hanno patito e sofferto
le conseguenze di un lavoro pesante e di quanti ancora vedranno venir meno la
loro salute a causa di quelle condizioni lavorative è stato realizzato questo
libro. Le iniziative che sono in programma serviranno ad onorare la memoria di
quanti nel passato si sono spesi per tutelare la propria dignità e la salute
come valori essenziali che dovrebbero essere diritto universale di ogni
persona, ma che non sempre nell’evoluzione dei processi politici ed economici,
la società moderna riesce nei fatti a rispettare.