BRESCIAOGGI, 1 FEBBRAIO 2007

Rapporto sulla Sanità.

I sindacati: «Lunghe liste d’attesa. Bisogna porre rimedio»

di Pietro Gorlani

Pronto soccorso degli ospedali di Esine ed Edolo inade­guati e sotto organico; liste d'attesa eccessivamente lunghe che spingono i cittadini a rivolgersi ad altre Asl: queste per le tre sigle sindacali di Cgil, Cisl e Uil le principali criticità dell'azienda sanitaria camuno‑se­bina.

Sindacati che apprezzano il dialogo iniziato dall'Asl proprio sul documento programmatico 2007 (anche se consegnato in ritardo e con una tempistica regionale troppo stretta, lamentano) ma la invitano a stilare «una griglia di priorità su cui concentrare la mission annuale: questo faciliterebbe la comprensione anche da parte della cittadinanza».

Qualche esempio? Innanzi tutto andrebbero appro­fonditi gli indicatori sullo stato di salute della popola­zione e delle «morti evitabili», che vede l'Asl camuna all'ultimo posto nell'indagine nazionale 2006: «Viene sempre più messa in evidenza la necessità di un'inda­gine epidemiologica che chiediamo da anni». Entran­do nel dettaglio dei disservizi dell'Asl camuna si passa direttamente al capitolo Pronto soccorso: «Se non c'è personale a sufficienza a garantire le funzioni di rico­vero ed emergenza e 118, sarà sempre più un problema svolgere con appropriatezza la normale attività». Si passa poi alla necessità di posti letto nei reparti di ria­bilitazione e lungodegenza, senza però «utilizzare per­sonale impegnato ora in altri reparti. Occorre un orga­nico autonomo».

Cgil, Cisl e Uil rimarcano anche l'urgenza improro­gabile della costruzione in Vallecamonica di un nuovo centro di salute mentale; la necessità di ridurre il feno­meno eccessivo delle consulenze esterne «che rischia­no di provocare un impoverimento sul piano profes­sionale del personale Asl» e chiedono ai vertici azien­dali di stabilizzare i 50 lavoratori interinali precari. Altro capitolo: le liste d'attesa di 2/3 mesi, che spingo­no le famiglie a rivolgersi ad altre Asl se non a studi medici e cliniche private: «Se il cittadino preferisce andare fuori Asl o rivolgersi al privato per la cura di patologie che possono avere già oggi una risposta ade­guata in loco, bisogna non solo chiedersi perché ma prendere le opportune decisioni, andando contro, se occorre, anche a interessi consolidati».