In molti cittadini e fra questi anche numerosi iscritti alla Cgil va maturando una concezione di chiusura nel privato, rompendo ogni riferimento o addirittura ripudiando ogni contatto o legame con la partecipazione attiva della gente alla vita sociale e alle questioni delle cosa pubblica. Rischia una tale concezione di indebolire i valori della solidarietà e della giustizia sociale che sono fondamentali per garantire a tutti i cittadini e in particolare a quelli più bisognosi condizioni di vita e di lavoro dignitose e accettabili. Una simile deriva non farà altro che accentuare la diffusione di una concezione elitaria della politica come successo individuale e mezzo per arricchirsi, piuttosto che strumento di servizio reso alla collettività per affermare dei valori comunitari.
Non possiamo assistere da semplici spettatori
a questa preoccupante situazione, dobbiamo cercare con tutte le nostre forze a
disposizione di cambiare le cose.
Certamente
non saranno delle scelte organizzative legate ad un miglioramento della nostra
attività di servizio a risolvere problemi che sono di ordine politico, ma
sicuramente se si riesce a far vivere l’attività e l’iniziativa in contatto con
i cittadini e con i nostri iscritti partendo dalle sedi dislocate sul
territorio e da quei punti riuscire a costruire tutte quelle iniziative e
fornire tutti quei servizi in grado di soddisfare bisogni collettivi si può
diventare organizzatori e referenti di risposte collettive.
I bisogni e i problemi non mancano, basta
citare le esigenze primarie di carattere sociale ( assistenza, sanità,fisco, tariffe,
servizi ecc...) per arrivare alle tematiche legate alla viabilità, al trasporto
allo sviluppo occupazionale del territorio e alle problematiche ambientali.
Si
potrebbe continuare a lungo. Per questo è indispensabile che dopo vent’anni di
esperienza di decentramento sindacale vissuti con l’istituzione del
comprensorio di Valcamonica Sebino, riusciamo a mettere a punto una scelta
organizzativa, che sappia sostenere e rafforzare l’esperimento politico e
organizzativo che in tutti questi anni abbiamo saputo far vivere nonostante le
difficoltà incontrate.
Innanzitutto
ci pare giusto mettere in evidenza alcuni risultati positivi che si sono
realizzati grazie alla scelta del decentramento che liberando risorse umane e
finanziarie ha permesso di concretizzare dei risultati tutt’altro che
secondari.
Per
brevità citiamo quelli di una certa rilevanza:
1)
Crescita
dell’organizzazione sia in termini di iscritti che di quadri e attivisti
impegnati sul territorio;
2)
Acquisizione
in proprietà delle sedi sindacali (Darfo,Iseo;Lovere,e si sta definendo quella
di Edolo);
3)
Maturazione
in tutto il gruppo dirigente di una maggiore visione della confederalità nella
gestione dell’organizzazione, che ha permesso di sviluppare tutte quelle
sinergie senza far venir meno la specificità a l’autonomia delle categorie;
4)
Si
sono dispiegate azioni e iniziative a livello territoriale che hanno permesso
di contribuire a far maturare alcuni orientamenti anche a livello politico e
istituzionale tali da permettere la costruzione di alcune scelte di
programmazione socio-economica ed occupazionale comuni fra le diverse Comunità Montane che trovano
riscontro anche nei piani socio economici elaborati dalle rispettive istanze a
livello Istituzionale. Inoltre l’attività che si è riusciti a realizzare
nell’Osservatorio (che occorre rilanciare nelle sue funzioni) ha contribuito a
far emergere tali orientamenti,la costituzione della Secas (Società locale di
animazione e di promozione dello sviluppo) contribuisce tutt’ora a tenere in
vita questa necessità anche se purtroppo la vicenda del Patto Territoriale
nonostante gli sforzi profusi non a avuto quegli esiti sperati;
5)
Le
iniziative messe in campo nel corso degli anni su temi quali la viabilità,la
sanità e l’assistenza,la prevenzione e la sicurezza sul lavoro hanno
opportunamente coniugato l’iniziativa delle diverse categorie con le esigenze
dei cittadini residenti sul nostro territorio.
Evidentemente
nel corso dell’esperienza sono venuti a galla anche alcuni limiti di una scelta
organizzativa alla quale non è seguito il decentramento politico e
istituzionale che a Montesilvano come sindacato negli anni 80 avevamo previsto.
In
aggiunta a tutto questo si sono frapposte anche delle rigidità da parte delle
associazioni imprenditoriali che hanno stentato e stentano tutt’ora per taluni
aspetti a riconoscere il comprensorio. Inoltre la nostra struttura è ha
scavalco fra le due Province con tutto quello che ciò comporta,tuttavia è in
corso un dibattito sul federalismo che potrebbe ulteriormente riaprire la
necessità di dover arrivare ad altri livelli di decentramento sul territorio (
unioni dei comuni,comunità montane,trasferimenti di deleghe e competenze,etc.)
che necessariamente aprirebbero la necessità per l’organizzazione di adeguare
la sua struttura a tale nuova prospettiva.
Non
vorremmo che ciò che avevamo previsto a Montesilvano e che non si è
realizzato,si attui magari oggi con l’avvio del dibattito sul
federalismo,proprio mentre noi ci accingiamo ad aprire una riflessione critica
della nostra esperienza prefigurando la fine dei comprensori come strutture di
livello congressuale.
Questa
sommaria rappresentazione della realtà in cui ci troviamo ha bisogno di
ulteriori considerazioni sulle scelte e sugli orizzonti della politica, sulle
stesse crisi della Sinistra sociale e politica che avremo modo nel Congresso di
approfondire e di affrontare per quello che ci compete. È evidente a tutti che
i problemi politici e culturali aperti nel paese non si possono risolvere
attraverso una risposta con misure puramente organizzative.
Negli
ultimi anni si è registrata una fortissima crescita delle attività della Cgil,
non strettamente connesse alla funzione di contrattazione e di attività
negoziale.
Si
è via via sempre più affermata una attività di servizio (servizio Fiscale,
Patronato, ufficio vertenze, tempo libero ecc...) che in particolare ha
dimostrato il nesso sempre più stretto che lega l’attività di servizio alla
ricaduta che si è avuta sul tesseramento oltre che al numero crescenti di
contratti e di rapporti con i cittadini sul territorio che vanno ben oltre il
confine degli iscritti alla nostra organizzazione.
L’accrescimento
in partenza delle attività di servizio non può e non deve in alcun modo
sostituirsi alla tradizionale e principale ragione costitutiva della Cgil,
quale organizzazione in rappresentanza di interessi con la conseguente azione e
funzione negoziale contrattuale che occorre saper sviluppare ai vari livelli.
Nel
contempo occorre avere quella consapevolezza che i processi di riorganizzazione
nella società e nel mondo del lavoro ci obbligano a misurarsi con nuove domande
e esigenze che possono portarci a dare delle risposte con forma non sempre
riconducibili alla funzione di tutela storicamente data dalla nostra
organizzazione.
In
questi anni si è registrata una riduzione degli iscritti fra i lavoratori
attivi a livello comprensoriale come a livello più generale.
Tale
fenomeno è riconducibile a diverse cause che hanno pesato in misura diverse nei
settori e nelle categorie (decentramento e forme di attività produttiva sparse
in particolari unità produttive, precarizzazione dei rapporti di lavoro, forse
mobilità del personale, tempi lunghi di soluzioni per le vertenze e le cause di
lavoro, ecc...).
Nonostante
gli sforzi attuati nei progetti di nuova sindacalizzazione (prima sui tessili,
poi sulla Filcams e attualmente sui meccanici, chimici e scuola) non si è
riusciti a fermare l’emorragia della riduzione degli iscritti che in questi
anni è stato colmato e garantito dalle nuove iscrizioni al sindacato dei
pensionati.
Tuttavia
anche per queste categorie occorre considerare che i margini di crescita sono
destinati a ridursi se non ad estinguersi.
Senza
immaginare repentine e improbabili metamorfosi, si tratta di riuscire a rendere
le sedi periferiche non un luogo di solo recapito per alcune categorie o per
l’articolazione dei servizi, ma bensì un riferimento preciso per i lavoratori e
i cittadini per la discussione e la promozione dell’iniziativa sindacale.
Per
fare questo, occorre unire la forza, far prevalere le sinergie, senza voler
mettere in discussione l’autonomia e la titolarità di ogni singola categoria, occorre
saper sperimentare un nuovo modo di lavorare che riesca a razionalizzare
maggiormente le potenzialità umane e finanziarie che abbiamo a disposizione,
occorre aumentare “l’area di contratto” e di “contaminazione” fra il gruppo
dirigente del sindacato nel suo complesso con i suoi attivisti e delegati e la
massa degli iscritti.
Occorre
saper maggiormente intrecciare l’attività che si sviluppa a livello verticale
(categorie-luogo di lavoro) con l’attività più propria di tipo confederale che
si deve maggiormente saper sviluppare sul territorio, nella consapevolezza che
si può motivare e incentivare le ragioni che portano la gente ad iscriversi ad
un sindacato anche perché vedono l’organizzazione nel suo complesso impegnata
ad affrontare i temi dei servizi alla persona e alla famiglia sulle tematiche
sociali, servizi socio sanitari e assistenziali, tariffa pubblica, trasporti e
viabilità, servizi pubblici, sicurezza e prevenzione ecc...
Radicare
la Cgil sul territorio far vivere le sedi, far assumere a quel luogo un punto
di riferimento per gli iscritti e per i cittadini, far incontrare gli iscritti
che oggi sono verticalmente divisi per categorie e sul territorio possono
esprimere una nuova azione un rinnovato protagonismo.
Questo
può permettere di acquisire quel consenso che deriva dall’intrecciare l’azione
di servizio alla funzione sindacale di tipo confederale e categoriale, facendo
così si potrà consolidare anche l’esperienza di decentramento sindacale nelle
sue prospettive future.
L’art.
13 dello Statuto della Cgil indica le motivazioni che sono alla base
dell’adesione al sindacato e come noto sono di tipo ideale (logica di
appartenenza), sia di tipo utilitaristico (logica di scambio).
Le
due peculiari funzioni di rappresentanza collettiva hanno da sempre affiancato
un’attività di servizio e di tutela individuale.
Da
recenti studi sui comportamenti associativi, viene evidenziato che è il movente
utilitaristico è maggiormente quello che assume importanza e che porta le
persone ad iscriversi ad un sindacato.
Non
si tratta di mettere in contrapposizione le due peculiarità me bensì di
sfruttare a piene mani i vantaggi che si possono ricavare da un’azione che
rende complementari le due funzioni.
Per
ampliare la presenza della Cgil sul territorio e riuscire a rispondere al
meglio ai molteplici bisogno che la società esprime con costi che siano
compatibili e sopportabili per l’organizzazione nel suo complesso, occorre
realizzare il massimo di integrazione fra le energie a disposizione e le
attività destinate alla tutela individuale e collettiva.
In
buona sostanza occorre rafforzare e potenziare l’azione verso i nostri iscritti
nel rapporto di scambio mutualistico/associativo che fa vivere le ragioni
dell’iscriversi e del restare iscritto all’organizzazione, nello stesso tempo
occorre affermare al meglio verso i non iscritti una proposta del “pagamento
dei servizi” decidendo il livello di partecipazione al costo dei servizi
stessi.
Per
rendere praticabili alcuni orientamenti occorre con la gradualità del caso
assumere con decisione alcune scelte:
1)
suddividere
il comprensorio in tre grandi zone (Valle Camonica, Sebino Bresciano, Sebino
Bergamasco);
2)
Attuare
le opportune economie di scala (funzionario di zona, piuttosto che delle sola
categoria) in modo da permettere l’utilizzo di tutte quelle sinergie possibili
tra le varie attività oggi suddivise a livello categoriale. In tal senso si
propone di sperimentare la formazione del dipartimento partendo da quello
dell’industria (meccanici, edili, tessili, chimici, alimentaristi).
3)
Occorrerà far seguire il progetto sistema dei
servizi Cgil (Caaf, Inca, ufficio vertenze);
4)
Successivamente in un secondo tempo bisognerà
cominciare a pensare al dipartimento del Pubblico Impiego (scuole, enti locali,
sanità ecc...);
5)
per ultimo la possibile aggregazione di
quelle categorie che oggi hanno un’attività legata ai servizi di trasporto di
società pubbliche o a capitale misto con compiti di distribuzione dei servizi
(elettrici, raccolta rifiuti, telefonia, depurazione, trasporti ecc...).
La
prima scelta da sperimentare è quella di seguire le realtà produttive
sindacalizzate e non distribuita a livello di ogni singola zona.
Per
fare questo i funzionari di zona avranno in carico le realtà produttive in cui
siamo presenti e quelle in cui sarà possibile esplicare un’azione di
sindacalizzazione.
La
tabella allegate evidenziano sufficientemente il panorama che nelle sue varie
articolazioni vi è in ogni zona.
La titolarità delle categorie in tema di
gestione delle risorse e di autonomia politica viene salvaguardata nel senso
che dove per entità rappresentativa è possibile mantenere un organismo
dirigente a livello comprensoriale lo si farà, questo non impedirà di arrivare
a momenti di coordinamento e di discussione comune tra i vari organismi
dirigenti delle varie categorie.
Ogni
categoria avrà un segretario o un responsabile che terrà i contatti con le
strutture superiori ai vari livelli.
Nel
Dipartimento dell’Industria funzionerà una Segreteria che sarà formata tenendo
conto della rappresentatività di ogni categoria sulla tre zone a livello
territoriale.
Le
responsabilità del Dipartimento dell’Industria viene affidata al Coordinatore
che sarà eletto dai vari Direttivi delle categorie che faranno parte del
Dipartimento Industria.
Il
Coordinatore Generale del Dipartimento proporrà ai Direttivi delle categorie la
formazione di una segreteria del Dipartimento dell’Industria, tenendo conto
delle specifiche e del pluralismo all’interno delle varie categorie e fra le
varie zone.
Il
Coordinatore del Dipartimento di concerto con i Segretari o responsabili di
categoria e delle segreteria del Dipartimento Industria avanzeranno ai
Direttivi delle categorie la distribuzione dei funzionari nelle varie zone e
l’uso sinergico delle risorse umane ed economiche di ogni categoria a livello
territoriale.
Fra
un Congresso e l’altro si organizzerà una conferenza organizzativa per fare il
punto di cosa ha saputo produrre la sperimentazione del Dipartimento in termini
di esperienza sia sul piano organizzativo che di quello politico per
approntarne le correzioni e delineare l’approdo definitivo che sarà soggetto
alla valutazione a consuntivo dell’esperienza prodotta in occasione della
prossima scadenza congressuale.
I
servizi (fiscale, Patronato, ufficio vertenze) possono diventare insieme al
rilancio della funzione sindacale confederale e categoriale un prezioso
strumento che può favorire il consolidarsi del rapporto fra l’organizzazione e
gli iscritti, con i cittadini o gli utenti che si rivolgono alla Cgil per
vedere soddisfatte certe loro esigenze.
Occorre
definire una nuova strategia di sviluppo e di territorializzazione delle
attività di tutela individuale e di servizio coerente con le politiche associative
e che sappia raccordarsi con le essenze del sistema rappresentanza.
Per
questo ci sarà bisogno di monitorare la domanda e riuscire ad offrire pacchetti
di servizio mirati a favorire un “marketing” associativo.
Sarà
indispensabile sfruttare al meglio le potenzialità e i mezzi a disposizione con
la messa in funzione di una maschera comune a livello informatico che contenga
tutte la storia personale dell’iscritto e dell’utente nel loro rapporto con
l’organizzazione nel suo complesso.
Per
raggiungere questo obiettivo è indispensabile arrivare ad avere un’unica
anagrafica degli iscritti e degli utenti per analizzare le richieste e i
bisogni che sono stati soddisfatti e che vengono richiesti.
Insomma
si tratta di far ruotare le competenze dell’organizzazione e del servizio
intorno all’iscritto e all’utente, mobilitando le risorse presenti e superando
la rigidità delle strutture e dei ruoli.
Vanno
perciò sviluppate quelle forze di intreccio e di polivalenza professionale al
fine di rispondere al meglio alla domanda e anche per garantire alle persone
direttamente impegnate nei servizi una maggiore prospettiva possibile di lavoro
stabile all’interno dell’organizzazione.
La
recente riforma del Patronato varata dal Parlamento può aiutare questo
processo, in un’organizzazione complessa come la nostra, i meccanismi di
integrazione o di azione sinergica possono avere successo più individuando le
reciproche convenienze piuttosto che pensare di racchiudere il suo successo
adottando misure dirigistiche.
Certe
professionalità in una specializzazione funzionale restano e resteranno
insopprimibili, tuttavia l’integrazione si potrà e si dovrà realizzare evitando
imposizioni e supremazie in via aprioristica, soltanto se tutti questi soggetti
coordineranno il loro lavoro in rapporto ad un obiettivo comune si potrà
conseguire un reale avanzamento verso una risposta integrata alla sfida che
l’organizzazione deve affrontare.
Come
prima scelta si propone di integrare in via prioritaria l’attività del servizio
fiscale con quella di Patronato.
In
tal senso alcune persone direttamente impegnate nel Fiscale saranno chiamate a
partecipare al corso di Patronato che a livello nazionale e regionale l’Inca ha
predisposto,terminato il corso si valuterà l’esito dello stesso e si procederà
a definire dal punto di vista organizzativo, l’assetto dei servizi a livello
territoriale e di zona.
La
titolarità dei servizi è esclusivamente della Cgil che la esercita mediante i
propri organi statutari.
Il
coordinamento delle varie attività dei servizi sarà garantito dai vari
responsabili di servizio in rapporto con il responsabile della Confederazione
che seguirà il “sistema servizi”.
Al
di là degli assetti organizzativi che si decideranno occorrerà garantire un
indirizzo e controllo democratico e modalità certe e trasparenti di
funzionamento.
L’obiettivo
strategico è quello di favorire una migliore integrazione tra le politiche
classiche di rappresentanza e quelle di tutela individuale.
Non
basta un solo miglioramento anche se auspicabile di carattere funzionale,
occorre far maturare una vera e propria integrazione fra le funzioni.(attività
di servizio con il rilevamento dei bisogni,attività dell’ufficio vertenze
intrecciata con lo sviluppo della contrattazione sui luoghi di lavoro)
In
questo ambito si dovrà costruire un sistema informativo di gestione e controllo
che servirà a valutare non solo l’efficienza economica e la regolarità
amministrativa, ma anche l’efficacia associativa dei servizi.
La
maschera comune a livello informatico dell’iscritto e dell’utente (in corso di
preparazione tramite il CAAF) permetterà di classificare e valutare anche il
risultato sul piano del tesseramento che si determina grazie all’attività
profusa dai servizi, rilevando il responsabile,il luogo e la zona che ha
prodotto la nuova adesione, attraverso quale attività di servizio e per quale
prestazione si è raggiunto l’obbiettivo dell’iscrizione indicandone le modalità
(costo tessera,brevi mano o delega,categoria di appartenenza) per cui si è
rilasciato la tessera di adesione alla nostra organizzazione.
Si
tratta quindi di sviluppare un quadro unitario di gestione e di valorizzazione
delle persone che lavorano in Cgil sapendo che tutti sono funzionali e
determinanti a rafforzarne la credibilità per aumentare il consenso
all’organizzazione.
In
sintesi, tutti i compagni dei servizi devono sentirsi parte integrante e non
solo di supporto della Cgil e delle sue categorie.
Il
territorio è il luogo per una concreta sperimentazione di un nuovo modello
organizzativo che possa dare vita ad un reale reinsediamento di tutta
l’organizzazione attraverso la costituzione delle leghe comunali o
intercomunali degli iscritti superando da una parte la discussione tra
prerogative orizzontali e verticali,dall’altra permetta di eleggere il comitato
degli iscritti previsto dallo statuto della nostra organizzazione e che ad oggi
non aveva trovato una pratica attuazione.
Questa
scelta può far incontrare nel luogo dove si vive i nostri iscritti a
prescindere dalla categoria di appartenenza,questo nuovo modo di organizzarsi
può favorire un maggiore insediamento sociale sul territorio che aiuti ad
accrescere il nostro livello di rappresentatività dando voce a quella moltitudine
di lavoratrici e di lavoratori, di giovani in cerca di prima occupazione che in
un mondo del lavoro diffuso e difficile contattare per poterli sindacalizzare.
I
dati ci confermano una nostra presenza nelle aziende medio-grandi,facciamo però
fatica a rappresentare quella moltitudine di gente che lavora nella piccola
impresa e nelle forme non tradizionali di lavoro che fra l’altro è quella che
ha più bisogno di vedere garantiti certi diritti e tutele contrattuali nonché
l’applicazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro.
La categoria dello SPI è quella che nel tempo
con la costituzione delle leghe sul territorio ha maggiormente praticato la
scelta dell’insediamento e del decentramento,tuttavia anche lo SPI comincia a
mostrare segni di arresto della crescita dei suoi iscritti da ricondurre a
varie ragioni,le più evidenti sono l’applicazione della nuova riforma delle
pensioni e dall’indice di mortalità che colpisce ovviamente gli anziani.
Spazi
per attuare una maggiore sindacalizzazione ce ne sono ancora e se sapremo
convogliare gli sforzi a livello cooperativistico fra le strutture di tutte le
categorie e dei servizi,c’è bisogni di maturare quella convinzione che
un’azione unitaria sul territorio può sicuramente portare un beneficio a tutta
l’organizzazione.
Un nostro
insediamento nelle zone e nei comuni può permetterci di sviluppare quell’azione
sociale che ci permetterà di diventare punto di riferimento per i
cittadini,quel consenso è e sarà indispensabile per supportare la diffusione
della contrattualità a livello territoriale sui temi dello sviluppo locale e su
tutte le politiche sociali che rispetto alle decisioni politiche che si stanno
compiendo a livello Nazionale e Regionale se ne vede il pericolo di un loro
ridimensionamento.
La formazione delle leghe comunali o
intercomunali dovranno eleggere i rappresentanti che andranno a comporre il
consiglio di zona la cui composizione sarà definita dopo che si andranno
gradatamente a definire la formazione delle leghe sul territorio di ogni zona.
I
responsabili del Consiglio di zona ,nel caso non fossero gia membri del
direttivo della CGIL a livello comprensoriale potranno partecipare come
invitati permanenti ai lavori del direttivo della confederazione del
comprensorio.
La
convocazione delle assemblee di lega degli iscritti sarà fatta dalla
confederazione in accordo con i responsabili delle categorie a livello di ogni
zona dopo aver definito anche nei particolari tutte le procedure organizzative ed
elettive.
La
direzione politica del consiglio di zona e delle leghe dovrà essere il punto di
incontro dell’azione unitaria delle strutture delle categorie e dei servizi con
quella confederale e in questo quadro di azione cooperativistica si dovranno
definire anche le modalità sul come finanziare e far vivere l’attività
decentrata a livello territoriale.
Tale
onere dovrà essere equamente ripartito equamente fra le varie strutture di
categoria in proporzione ai suoi iscritti e analogamente anche dalla
Confederazione di Comprensorio(indicativamente £ 4.000 per iscritto a livello
annuale per le categorie e cifra analoga dovrà essere messa a disposizione dal
bilancio CGIL comprensoriale) ai livelli superiori(regionale e nazionale di
categoria e di confederazione )sarà richiesto di contribuire con un versamento
in cifra forfetaria che verrà a confluire sul fondo unico a livello
comprensoriale e che a sua volta verrà ripartito alle leghe che si saranno
costituite a tutti gli effetti sulla base degli iscritti di appartenenza ad ogni
singola lega comunale o intercomunale.
La
scelta di reinsediare la Cgil sul territorio e necessaria per poter attrezzare
nel modo migliore l’organizzazione ai difficili compiti che le trasformazioni
nell’apparato produttivo e nel mercato del lavoro hanno determinato,se non
vogliamo che gradatamente la forbice che separa gli attivi dai pensionati si
allarghi fino ad arrivare a creare di conseguenza una ripercussione anche sulla
stessa categoria dei pensionati,dobbiamo con grande determinazione saperci
riorganizzare anche per non vedere compromessa la scelta del decentramento che
ha caratterizzato l’esperienza del nostro comprensorio.
In questa prospettiva e indipendentemente
dalle posizioni che emergeranno durante il congresso in riferimento
all’adesione ai due documenti congressuali, il gruppo dirigente e il quadro
attivo si sente impegnato a valorizzare il lavoro che in questi vent’anni è
stato compiuto e a difendere l’esperienza del comprensorio, riconfermandone la
validità e decidendo in via sperimentale di dare vita al progetto di
reinsediamento che verrà discusso e varato nel congresso territoriale, anche
ricorrendo ad appositi emendamenti ai documenti congressuali che indichino la
prospettiva del mantenimento del comprensorio rinviando ogni altra decisione
alla conclusione del prossimo congresso che si andrà a tenere e dove vi sarà la
possibilità di avere a consuntivo le conseguenze sul piano politico ed
organizzativo che il progetto di reisediamento avrà saputo realizzare.