Reinsediare la Cgil sul territorio

Relazione di Domenico Ghirardi

 

PREMESSA

In molti cittadini e fra questi anche numerosi iscritti alla Cgil va maturando una concezione di chiusura nel privato, rompendo ogni riferimento o addirittura ripudiando ogni contatto o legame con la partecipazione attiva della gente alla vita sociale e alle questioni delle cosa pubblica. Rischia una tale concezione di indebolire i valori della solidarietà e della giustizia sociale che sono fondamentali per garantire a tutti i cittadini e in particolare a quelli più bisognosi condizioni di vita e di lavoro dignitose e accettabili. Una simile deriva non farà altro che accentuare la diffusione di una concezione elitaria della politica come successo individuale e mezzo per arricchirsi, piuttosto che strumento di servizio reso alla collettività per affermare dei valori comunitari.

Non possiamo assistere da semplici spettatori a questa preoccupante situazione, dobbiamo cercare con tutte le nostre forze a disposizione di cambiare le cose.

Certamente non saranno delle scelte organizzative legate ad un miglioramento della nostra attività di servizio a risolvere problemi che sono di ordine politico, ma sicuramente se si riesce a far vivere l’attività e l’iniziativa in contatto con i cittadini e con i nostri iscritti partendo dalle sedi dislocate sul territorio e da quei punti riuscire a costruire tutte quelle iniziative e fornire tutti quei servizi in grado di soddisfare bisogni collettivi si può diventare organizzatori e referenti di risposte collettive.

I bisogni e i problemi non mancano, basta citare le esigenze primarie di carattere sociale ( assistenza, sanità,fisco, tariffe, servizi ecc...) per arrivare alle tematiche legate alla viabilità, al trasporto allo sviluppo occupazionale del territorio e alle problematiche ambientali.

Si potrebbe continuare a lungo. Per questo è indispensabile che dopo vent’anni di esperienza di decentramento sindacale vissuti con l’istituzione del comprensorio di Valcamonica Sebino, riusciamo a mettere a punto una scelta organizzativa, che sappia sostenere e rafforzare l’esperimento politico e organizzativo che in tutti questi anni abbiamo saputo far vivere nonostante le difficoltà incontrate.

Innanzitutto ci pare giusto mettere in evidenza alcuni risultati positivi che si sono realizzati grazie alla scelta del decentramento che liberando risorse umane e finanziarie ha permesso di concretizzare dei risultati tutt’altro che secondari.

 

Per brevità citiamo quelli di una certa rilevanza:

1)     Crescita dell’organizzazione sia in termini di iscritti che di quadri e attivisti impegnati sul territorio;

2)     Acquisizione in proprietà delle sedi sindacali (Darfo,Iseo;Lovere,e si sta definendo quella di Edolo);

3)     Maturazione in tutto il gruppo dirigente di una maggiore visione della confederalità nella gestione dell’organizzazione, che ha permesso di sviluppare tutte quelle sinergie senza far venir meno la specificità a l’autonomia delle categorie;

4)     Si sono dispiegate azioni e iniziative a livello territoriale che hanno permesso di contribuire a far maturare alcuni orientamenti anche a livello politico e istituzionale tali da permettere la costruzione di alcune scelte di programmazione socio-economica ed occupazionale comuni  fra le diverse Comunità Montane che trovano riscontro anche nei piani socio economici elaborati dalle rispettive istanze a livello Istituzionale. Inoltre l’attività che si è riusciti a realizzare nell’Osservatorio (che occorre rilanciare nelle sue funzioni) ha contribuito a far emergere tali orientamenti,la costituzione della Secas (Società locale di animazione e di promozione dello sviluppo) contribuisce tutt’ora a tenere in vita questa necessità anche se purtroppo la vicenda del Patto Territoriale nonostante gli sforzi profusi non a avuto quegli esiti sperati;

5)     Le iniziative messe in campo nel corso degli anni su temi quali la viabilità,la sanità e l’assistenza,la prevenzione e la sicurezza sul lavoro hanno opportunamente coniugato l’iniziativa delle diverse categorie con le esigenze dei cittadini residenti sul nostro territorio.

 

Evidentemente nel corso dell’esperienza sono venuti a galla anche alcuni limiti di una scelta organizzativa alla quale non è seguito il decentramento politico e istituzionale che a Montesilvano come sindacato negli anni 80 avevamo previsto.

In aggiunta a tutto questo si sono frapposte anche delle rigidità da parte delle associazioni imprenditoriali che hanno stentato e stentano tutt’ora per taluni aspetti a riconoscere il comprensorio. Inoltre la nostra struttura è ha scavalco fra le due Province con tutto quello che ciò comporta,tuttavia è in corso un dibattito sul federalismo che potrebbe ulteriormente riaprire la necessità di dover arrivare ad altri livelli di decentramento sul territorio ( unioni dei comuni,comunità montane,trasferimenti di deleghe e competenze,etc.) che necessariamente aprirebbero la necessità per l’organizzazione di adeguare la sua struttura a tale nuova prospettiva.

Non vorremmo che ciò che avevamo previsto a Montesilvano e che non si è realizzato,si attui magari oggi con l’avvio del dibattito sul federalismo,proprio mentre noi ci accingiamo ad aprire una riflessione critica della nostra esperienza prefigurando la fine dei comprensori come strutture di livello congressuale.  

Questa sommaria rappresentazione della realtà in cui ci troviamo ha bisogno di ulteriori considerazioni sulle scelte e sugli orizzonti della politica, sulle stesse crisi della Sinistra sociale e politica che avremo modo nel Congresso di approfondire e di affrontare per quello che ci compete. È evidente a tutti che i problemi politici e culturali aperti nel paese non si possono risolvere attraverso una risposta con misure puramente organizzative.

 

UN NUOVO MODO DI LAVORARE

Negli ultimi anni si è registrata una fortissima crescita delle attività della Cgil, non strettamente connesse alla funzione di contrattazione e di attività negoziale.

Si è via via sempre più affermata una attività di servizio (servizio Fiscale, Patronato, ufficio vertenze, tempo libero ecc...) che in particolare ha dimostrato il nesso sempre più stretto che lega l’attività di servizio alla ricaduta che si è avuta sul tesseramento oltre che al numero crescenti di contratti e di rapporti con i cittadini sul territorio che vanno ben oltre il confine degli iscritti alla nostra organizzazione.

L’accrescimento in partenza delle attività di servizio non può e non deve in alcun modo sostituirsi alla tradizionale e principale ragione costitutiva della Cgil, quale organizzazione in rappresentanza di interessi con la conseguente azione e funzione negoziale contrattuale che occorre saper sviluppare ai vari livelli.

Nel contempo occorre avere quella consapevolezza che i processi di riorganizzazione nella società e nel mondo del lavoro ci obbligano a misurarsi con nuove domande e esigenze che possono portarci a dare delle risposte con forma non sempre riconducibili alla funzione di tutela storicamente data dalla nostra organizzazione.

In questi anni si è registrata una riduzione degli iscritti fra i lavoratori attivi a livello comprensoriale come a livello più generale.

Tale fenomeno è riconducibile a diverse cause che hanno pesato in misura diverse nei settori e nelle categorie (decentramento e forme di attività produttiva sparse in particolari unità produttive, precarizzazione dei rapporti di lavoro, forse mobilità del personale, tempi lunghi di soluzioni per le vertenze e le cause di lavoro, ecc...).

Nonostante gli sforzi attuati nei progetti di nuova sindacalizzazione (prima sui tessili, poi sulla Filcams e attualmente sui meccanici, chimici e scuola) non si è riusciti a fermare l’emorragia della riduzione degli iscritti che in questi anni è stato colmato e garantito dalle nuove iscrizioni al sindacato dei pensionati.

Tuttavia anche per queste categorie occorre considerare che i margini di crescita sono destinati a ridursi se non ad estinguersi.

Senza immaginare repentine e improbabili metamorfosi, si tratta di riuscire a rendere le sedi periferiche non un luogo di solo recapito per alcune categorie o per l’articolazione dei servizi, ma bensì un riferimento preciso per i lavoratori e i cittadini per la discussione e la promozione dell’iniziativa sindacale.

Per fare questo, occorre unire la forza, far prevalere le sinergie, senza voler mettere in discussione l’autonomia e la titolarità di ogni singola categoria, occorre saper sperimentare un nuovo modo di lavorare che riesca a razionalizzare maggiormente le potenzialità umane e finanziarie che abbiamo a disposizione, occorre aumentare “l’area di contratto” e di “contaminazione” fra il gruppo dirigente del sindacato nel suo complesso con i suoi attivisti e delegati e la massa degli iscritti.

Occorre saper maggiormente intrecciare l’attività che si sviluppa a livello verticale (categorie-luogo di lavoro) con l’attività più propria di tipo confederale che si deve maggiormente saper sviluppare sul territorio, nella consapevolezza che si può motivare e incentivare le ragioni che portano la gente ad iscriversi ad un sindacato anche perché vedono l’organizzazione nel suo complesso impegnata ad affrontare i temi dei servizi alla persona e alla famiglia sulle tematiche sociali, servizi socio sanitari e assistenziali, tariffa pubblica, trasporti e viabilità, servizi pubblici, sicurezza e prevenzione ecc...

Radicare la Cgil sul territorio far vivere le sedi, far assumere a quel luogo un punto di riferimento per gli iscritti e per i cittadini, far incontrare gli iscritti che oggi sono verticalmente divisi per categorie e sul territorio possono esprimere una nuova azione un rinnovato protagonismo.

Questo può permettere di acquisire quel consenso che deriva dall’intrecciare l’azione di servizio alla funzione sindacale di tipo confederale e categoriale, facendo così si potrà consolidare anche l’esperienza di decentramento sindacale nelle sue prospettive future.

 

IL QUADRO DI RIFERIMENTO

L’art. 13 dello Statuto della Cgil indica le motivazioni che sono alla base dell’adesione al sindacato e come noto sono di tipo ideale (logica di appartenenza), sia di tipo utilitaristico (logica di scambio).

Le due peculiari funzioni di rappresentanza collettiva hanno da sempre affiancato un’attività di servizio e di tutela individuale.

Da recenti studi sui comportamenti associativi, viene evidenziato che è il movente utilitaristico è maggiormente quello che assume importanza e che porta le persone ad iscriversi ad un sindacato.

Non si tratta di mettere in contrapposizione le due peculiarità me bensì di sfruttare a piene mani i vantaggi che si possono ricavare da un’azione che rende complementari le due funzioni.

 

LE SCELTE DA ASSUMERE: LE ZONE E I DIPARTIMENTI

Per ampliare la presenza della Cgil sul territorio e riuscire a rispondere al meglio ai molteplici bisogno che la società esprime con costi che siano compatibili e sopportabili per l’organizzazione nel suo complesso, occorre realizzare il massimo di integrazione fra le energie a disposizione e le attività destinate alla tutela individuale e collettiva.

In buona sostanza occorre rafforzare e potenziare l’azione verso i nostri iscritti nel rapporto di scambio mutualistico/associativo che fa vivere le ragioni dell’iscriversi e del restare iscritto all’organizzazione, nello stesso tempo occorre affermare al meglio verso i non iscritti una proposta del “pagamento dei servizi” decidendo il livello di partecipazione al costo dei servizi stessi.

Per rendere praticabili alcuni orientamenti occorre con la gradualità del caso assumere con decisione alcune scelte:

1)     suddividere il comprensorio in tre grandi zone (Valle Camonica, Sebino Bresciano, Sebino Bergamasco);

2)     Attuare le opportune economie di scala (funzionario di zona, piuttosto che delle sola categoria) in modo da permettere l’utilizzo di tutte quelle sinergie possibili tra le varie attività oggi suddivise a livello categoriale. In tal senso si propone di sperimentare la formazione del dipartimento partendo da quello dell’industria (meccanici, edili, tessili, chimici, alimentaristi).

3)      Occorrerà far seguire il progetto sistema dei servizi Cgil (Caaf, Inca, ufficio vertenze);

4)      Successivamente in un secondo tempo bisognerà cominciare a pensare al dipartimento del Pubblico Impiego (scuole, enti locali, sanità ecc...);

5)      per ultimo la possibile aggregazione di quelle categorie che oggi hanno un’attività legata ai servizi di trasporto di società pubbliche o a capitale misto con compiti di distribuzione dei servizi (elettrici, raccolta rifiuti, telefonia, depurazione, trasporti ecc...).

 

IL DIPARTIMENTO INDUSTRIA

La prima scelta da sperimentare è quella di seguire le realtà produttive sindacalizzate e non distribuita a livello di ogni singola zona.

Per fare questo i funzionari di zona avranno in carico le realtà produttive in cui siamo presenti e quelle in cui sarà possibile esplicare un’azione di sindacalizzazione.

La tabella allegate evidenziano sufficientemente il panorama che nelle sue varie articolazioni vi è in ogni zona.

La titolarità delle categorie in tema di gestione delle risorse e di autonomia politica viene salvaguardata nel senso che dove per entità rappresentativa è possibile mantenere un organismo dirigente a livello comprensoriale lo si farà, questo non impedirà di arrivare a momenti di coordinamento e di discussione comune tra i vari organismi dirigenti delle varie categorie.

Ogni categoria avrà un segretario o un responsabile che terrà i contatti con le strutture superiori ai vari livelli.

Nel Dipartimento dell’Industria funzionerà una Segreteria che sarà formata tenendo conto della rappresentatività di ogni categoria sulla tre zone a livello territoriale.

Le responsabilità del Dipartimento dell’Industria viene affidata al Coordinatore che sarà eletto dai vari Direttivi delle categorie che faranno parte del Dipartimento Industria.

Il Coordinatore Generale del Dipartimento proporrà ai Direttivi delle categorie la formazione di una segreteria del Dipartimento dell’Industria, tenendo conto delle specifiche e del pluralismo all’interno delle varie categorie e fra le varie zone.

Il Coordinatore del Dipartimento di concerto con i Segretari o responsabili di categoria e delle segreteria del Dipartimento Industria avanzeranno ai Direttivi delle categorie la distribuzione dei funzionari nelle varie zone e l’uso sinergico delle risorse umane ed economiche di ogni categoria a livello territoriale.

Fra un Congresso e l’altro si organizzerà una conferenza organizzativa per fare il punto di cosa ha saputo produrre la sperimentazione del Dipartimento in termini di esperienza sia sul piano organizzativo che di quello politico per approntarne le correzioni e delineare l’approdo definitivo che sarà soggetto alla valutazione a consuntivo dell’esperienza prodotta in occasione della prossima scadenza congressuale.

 

IL SISTEMA SERVIZI

I servizi (fiscale, Patronato, ufficio vertenze) possono diventare insieme al rilancio della funzione sindacale confederale e categoriale un prezioso strumento che può favorire il consolidarsi del rapporto fra l’organizzazione e gli iscritti, con i cittadini o gli utenti che si rivolgono alla Cgil per vedere soddisfatte certe loro esigenze.

Occorre definire una nuova strategia di sviluppo e di territorializzazione delle attività di tutela individuale e di servizio coerente con le politiche associative e che sappia raccordarsi con le essenze del sistema rappresentanza.

Per questo ci sarà bisogno di monitorare la domanda e riuscire ad offrire pacchetti di servizio mirati a favorire un “marketing” associativo.

Sarà indispensabile sfruttare al meglio le potenzialità e i mezzi a disposizione con la messa in funzione di una maschera comune a livello informatico che contenga tutte la storia personale dell’iscritto e dell’utente nel loro rapporto con l’organizzazione nel suo complesso.

Per raggiungere questo obiettivo è indispensabile arrivare ad avere un’unica anagrafica degli iscritti e degli utenti per analizzare le richieste e i bisogni che sono stati soddisfatti e che vengono richiesti.

Insomma si tratta di far ruotare le competenze dell’organizzazione e del servizio intorno all’iscritto e all’utente, mobilitando le risorse presenti e superando la rigidità delle strutture e dei ruoli.

Vanno perciò sviluppate quelle forze di intreccio e di polivalenza professionale al fine di rispondere al meglio alla domanda e anche per garantire alle persone direttamente impegnate nei servizi una maggiore prospettiva possibile di lavoro stabile all’interno dell’organizzazione.

La recente riforma del Patronato varata dal Parlamento può aiutare questo processo, in un’organizzazione complessa come la nostra, i meccanismi di integrazione o di azione sinergica possono avere successo più individuando le reciproche convenienze piuttosto che pensare di racchiudere il suo successo adottando misure dirigistiche.

Certe professionalità in una specializzazione funzionale restano e resteranno insopprimibili, tuttavia l’integrazione si potrà e si dovrà realizzare evitando imposizioni e supremazie in via aprioristica, soltanto se tutti questi soggetti coordineranno il loro lavoro in rapporto ad un obiettivo comune si potrà conseguire un reale avanzamento verso una risposta integrata alla sfida che l’organizzazione deve affrontare.

Come prima scelta si propone di integrare in via prioritaria l’attività del servizio fiscale con quella di Patronato.

In tal senso alcune persone direttamente impegnate nel Fiscale saranno chiamate a partecipare al corso di Patronato che a livello nazionale e regionale l’Inca ha predisposto,terminato il corso si valuterà l’esito dello stesso e si procederà a definire dal punto di vista organizzativo, l’assetto dei servizi a livello territoriale e di zona.

La titolarità dei servizi è esclusivamente della Cgil che la esercita mediante i propri organi statutari.

Il coordinamento delle varie attività dei servizi sarà garantito dai vari responsabili di servizio in rapporto con il responsabile della Confederazione che seguirà il “sistema servizi”.

Al di là degli assetti organizzativi che si decideranno occorrerà garantire un indirizzo e controllo democratico e modalità certe e trasparenti di funzionamento.

L’obiettivo strategico è quello di favorire una migliore integrazione tra le politiche classiche di rappresentanza e quelle di tutela individuale.

Non basta un solo miglioramento anche se auspicabile di carattere funzionale, occorre far maturare una vera e propria integrazione fra le funzioni.(attività di servizio con il rilevamento dei bisogni,attività dell’ufficio vertenze intrecciata con lo sviluppo della contrattazione sui luoghi di lavoro)

In questo ambito si dovrà costruire un sistema informativo di gestione e controllo che servirà a valutare non solo l’efficienza economica e la regolarità amministrativa, ma anche l’efficacia associativa dei servizi.

La maschera comune a livello informatico dell’iscritto e dell’utente (in corso di preparazione tramite il CAAF) permetterà di classificare e valutare anche il risultato sul piano del tesseramento che si determina grazie all’attività profusa dai servizi, rilevando il responsabile,il luogo e la zona che ha prodotto la nuova adesione, attraverso quale attività di servizio e per quale prestazione si è raggiunto l’obbiettivo dell’iscrizione indicandone le modalità (costo tessera,brevi mano o delega,categoria di appartenenza) per cui si è rilasciato la tessera di adesione alla nostra organizzazione.  

Si tratta quindi di sviluppare un quadro unitario di gestione e di valorizzazione delle persone che lavorano in Cgil sapendo che tutti sono funzionali e determinanti a rafforzarne la credibilità per aumentare il consenso all’organizzazione.

In sintesi, tutti i compagni dei servizi devono sentirsi parte integrante e non solo di supporto della Cgil e delle sue categorie.

 

LE LEGHE DEGLI ISCRITTI

Il territorio è il luogo per una concreta sperimentazione di un nuovo modello organizzativo che possa dare vita ad un reale reinsediamento di tutta l’organizzazione attraverso la costituzione delle leghe comunali o intercomunali degli iscritti superando da una parte la discussione tra prerogative orizzontali e verticali,dall’altra permetta di eleggere il comitato degli iscritti previsto dallo statuto della nostra organizzazione e che ad oggi non aveva trovato una pratica attuazione.

Questa scelta può far incontrare nel luogo dove si vive i nostri iscritti a prescindere dalla categoria di appartenenza,questo nuovo modo di organizzarsi può favorire un maggiore insediamento sociale sul territorio che aiuti ad accrescere il nostro livello di rappresentatività dando voce a quella moltitudine di lavoratrici e di lavoratori, di giovani in cerca di prima occupazione che in un mondo del lavoro diffuso e difficile contattare per poterli sindacalizzare.

I dati ci confermano una nostra presenza nelle aziende medio-grandi,facciamo però fatica a rappresentare quella moltitudine di gente che lavora nella piccola impresa e nelle forme non tradizionali di lavoro che fra l’altro è quella che ha più bisogno di vedere garantiti certi diritti e tutele contrattuali nonché l’applicazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro.

 La categoria dello SPI è quella che nel tempo con la costituzione delle leghe sul territorio ha maggiormente praticato la scelta dell’insediamento e del decentramento,tuttavia anche lo SPI comincia a mostrare segni di arresto della crescita dei suoi iscritti da ricondurre a varie ragioni,le più evidenti sono l’applicazione della nuova riforma delle pensioni e dall’indice di mortalità che colpisce ovviamente gli anziani.

Spazi per attuare una maggiore sindacalizzazione ce ne sono ancora e se sapremo convogliare gli sforzi a livello cooperativistico fra le strutture di tutte le categorie e dei servizi,c’è bisogni di maturare quella convinzione che un’azione unitaria sul territorio può sicuramente portare un beneficio a tutta l’organizzazione.

Un nostro insediamento nelle zone e nei comuni può permetterci di sviluppare quell’azione sociale che ci permetterà di diventare punto di riferimento per i cittadini,quel consenso è e sarà indispensabile per supportare la diffusione della contrattualità a livello territoriale sui temi dello sviluppo locale e su tutte le politiche sociali che rispetto alle decisioni politiche che si stanno compiendo a livello Nazionale e Regionale se ne vede il pericolo di un loro ridimensionamento.

La formazione delle leghe comunali o intercomunali dovranno eleggere i rappresentanti che andranno a comporre il consiglio di zona la cui composizione sarà definita dopo che si andranno gradatamente a definire la formazione delle leghe sul territorio di ogni zona.

I responsabili del Consiglio di zona ,nel caso non fossero gia membri del direttivo della CGIL a livello comprensoriale potranno partecipare come invitati permanenti ai lavori del direttivo della confederazione del comprensorio.

La convocazione delle assemblee di lega degli iscritti sarà fatta dalla confederazione in accordo con i responsabili delle categorie a livello di ogni zona dopo aver definito anche nei particolari tutte le procedure organizzative ed elettive.

La direzione politica del consiglio di zona e delle leghe dovrà essere il punto di incontro dell’azione unitaria delle strutture delle categorie e dei servizi con quella confederale e in questo quadro di azione cooperativistica si dovranno definire anche le modalità sul come finanziare e far vivere l’attività decentrata a livello territoriale.

Tale onere dovrà essere equamente ripartito equamente fra le varie strutture di categoria in proporzione ai suoi iscritti e analogamente anche dalla Confederazione di Comprensorio(indicativamente £ 4.000 per iscritto a livello annuale per le categorie e cifra analoga dovrà essere messa a disposizione dal bilancio CGIL comprensoriale) ai livelli superiori(regionale e nazionale di categoria e di confederazione )sarà richiesto di contribuire con un versamento in cifra forfetaria che verrà a confluire sul fondo unico a livello comprensoriale e che a sua volta verrà ripartito alle leghe che si saranno costituite a tutti gli effetti sulla base degli iscritti di appartenenza ad ogni singola lega comunale o intercomunale.

 

CONCLUSIONI

La scelta di reinsediare la Cgil sul territorio e necessaria per poter attrezzare nel modo migliore l’organizzazione ai difficili compiti che le trasformazioni nell’apparato produttivo e nel mercato del lavoro hanno determinato,se non vogliamo che gradatamente la forbice che separa gli attivi dai pensionati si allarghi fino ad arrivare a creare di conseguenza una ripercussione anche sulla stessa categoria dei pensionati,dobbiamo con grande determinazione saperci riorganizzare anche per non vedere compromessa la scelta del decentramento che ha caratterizzato l’esperienza del nostro comprensorio.

 In questa prospettiva e indipendentemente dalle posizioni che emergeranno durante il congresso in riferimento all’adesione ai due documenti congressuali, il gruppo dirigente e il quadro attivo si sente impegnato a valorizzare il lavoro che in questi vent’anni è stato compiuto e a difendere l’esperienza del comprensorio, riconfermandone la validità e decidendo in via sperimentale di dare vita al progetto di reinsediamento che verrà discusso e varato nel congresso territoriale, anche ricorrendo ad appositi emendamenti ai documenti congressuali che indichino la prospettiva del mantenimento del comprensorio rinviando ogni altra decisione alla conclusione del prossimo congresso che si andrà a tenere e dove vi sarà la possibilità di avere a consuntivo le conseguenze sul piano politico ed organizzativo che il progetto di reisediamento avrà saputo realizzare.