CORRIERE DELLA SERARRIERE DELLQ , 22 LUGLIO 2007

Immigrazione. In Prefettura scoperta una fabbrica di falsi permessi di soggiorno. Cinque gli arrestati, comprese due impiegate di corso Monforte. Denuncia di Cgil e Cisl: «L’ufficio immigrazione è nel caos. Così proliferano i truffatori che lucrano sulla pelle dei disperati». Centinaia gli stranieri aventi diritto esclusi dalle graduatorie

«Permessi di soggiorno, scandalo annunciato»

I sindacati: avevamo denunciato disfunzioni. Da un anno 16mila stranieri in attesa di documenti

di (A.Ga.)

Del pasticciaccio di corso Monforte ‑ su al secondo piano, allo Sportello unico per l'immigrazione, tra prati­che, ventilatori, maneggi & mazzette ‑ pagano dazio non tanto le impiegatine che «parevano così a modo». Lo­ro, si arrangino, ché i colle­ghi già ce le han scaricate («Si sono rovinate la vita») e i poliziotti già arrestate nell'ambito dell'inchiesta sulla «fabbrica di permessi facili» in Prefettura. Ma gli immi­grati onesti che erano in co­da per il permesso di soggior­no e si son visti scavalcati da­gli impostori e che, dunque, sono fuori graduatoria senza saperlo e se vengono fermati li espellono?

Perché alla fine, al di là de­gli imbroglioni corrotti, il punto è: risalire agli aventi diritto, rimetterli in coda al loro (giusto) posto e fare in modo di consegnare i docu­menti che meritano. Impre­sa titanica. Maurizio Bove, sindacalista Cisl: «Seguivo la pratica ai uno straniero. Era al numero 23 della li­sta, mancavano due timbri e poi, basta, pratica ar­chiviata. Torno dopo pochi giorni e oplà, al numero 23 c'è una signora cinese. Il mio assistito, no. Scomparso».

Il sistema, nella sua catti­veria, era semplice: porto avanti uno degli stranieri che mi paga e lo metto in luo­go di un altro facendo risultare che quest'ultimo abbia ab­bandonato l'idea di regolariz­zarsi. Così, se sono 2321e pra­tiche taroccate accertate (se ne sospettano con quasi cer­tezza altre 100 e con mezza certezza altre centinaia ancora), altrettanti sono gli immigra­ti gabbati. Che re­stano in attesa d'una convocazio­ne senza sapere che non arriverà mai. Chi glielo spiegherà? E cosa mai dirà a chi ‑ carabiniere, poliziotto, vigile ‑ lo fermerà per strada tro­vandolo senza permesso di soggiorno? Che tristezza. Tristezza e rabbia, in seno ai sindacati. I quali, dopo una premessa («Era una vita che denunciavamo il caos dello Sportello unico) tornano a sottolineare quanto a Milano la gestione dell'immigra­zione sia «un disastro. Maurizio Crippa, Cgil: «In città, l'ultimo decreto flussi riguar­dava 33 mila domande di nul­la osta lavoro. A oltre un an­no dal 14 marzo 2006, data d'avvio delle procedure, l'as­soluta carenza di organico della Prefettura ha portato a definire la metà delle doman­de». La metà. Di nuovo Bo­ve: «L'iter per i ricongiungi­menti famigliari sono in ritar­do di un anno». Un anno. Fortuna che ci sono i per­messi di soggiorno. Questi sì che vengono consegnati. E in tempo. Talmente in tem­po che scadono due settima­ne dopo.