GIORNALE DI BRESCIA, 18 APRILE 2009
Si tratta del progettista Giuseppe Graffi. Gli altri sei imputati per il cedimento di Capo di Ponte e la morte di Gianfranco Bariselli saranno a processo in novembre
di Pierpaolo Prati
Lui con il crollo del
viadotto della Ss42 a Capo di Ponte, con la morte di
Gianfranco Bariselli Maffignoli e il ferimento di quattro suoi colleghi non
c'entra nulla. A stabilirlo è stata ieri il giudice
dell'udienza preliminare Mariapaola Borio che al termine del processo
celebrato con rito abbreviato per disastro colposo, omicidio colposo e lesioni
colpose, l'ha mandato assolto. Giuseppe Graffi, progettista dell'opera che il
27 giugno di quattro anni fa si piegò sotto il peso dei camion in transito per
il collaudo statico, nonché socio dell'amministratore
unico dello studio cui l'Anas affidò il progetto, esce così di scena.
L'inchiesta approdata dopo quattro anni al rinvio a giudizio nelle scorse settimane
perde così uno degli imputati. Gli altri sei affronteranno il dibattimento a
partire dal 12 novembre. Solo allora si saprà se l'accusa mossa dalla Procura
reggerà.
Mancavano margini di sicurezza. Per il pm se gli imputati avessero adottato i necessari margini di
sicurezza il viadotto non si sarebbe piegato su un
fianco, scrollandosi di dosso i mezzi che stavano testando la sua tenuta e gli
autisti che li stavano conducendo. L'accusa, in particolare, ritiene che non
siano stati previsti adeguati coefficienti di ‑sicurezza,
non sia stato rispettato il programma di ingresso dei carichi sul viadotto e
che invece, imponendo ai sei camion di disporsi tutti sulla corsia di sinistra,
si siano create le condizioni di maggiore instabilità. Quelle
che si sono poi trasformate in tragedia. Se Pietro Corona, titolare
dello studio di progettazione e responsabile dell'elaborazione e
dell'esecuzione delle prove di carico, avesse tenuto in considerazione le
flessioni del ponte e avesse imposto agli autisti di lasciare le cabine una
volta giunti nel punto da raggiungere, per la Procura
quel 27 giugno non si sarebbe registrata la scena apocalittica scolpita negli
occhi di Bortolo Regazzoli, Gianpietro Formentelli, Gianmario Lanzetti,
Protasio Duglia e Walter Mora. Dei sopravvissuti.
Omissioni fatali. Quel
cedimento, quel terribile volo di otto metri che vide,
uno ad uno, i mezzi degli operai inseguirsi nella picchiata verso il suolo è
per gli inquirenti frutto anche di omissioni. Quelle che la Procura imputa agli altri tecnici. A vario titolo
Nicola de Riso di Carpinone, presidente della commissione di collaudo dell'Anas;
Filippo Rubino e Roberto Lucietti, componenti della stessa commissione;
Fabrizio Cardone, direttore dei lavori dell'Anas per il completamento della
Ss42 e Ivan Collino, coordinatore delle operazioni di collaudo, sono chiamati
a rispondere di omicidio, disastro e lesioni colpose perché non avrebbero
rilevato le carenze del progetto con riferimento ai margini di sicurezza e ai
calcoli sulla flessione del viadotto. Agli stessi inoltre la Procura contesta
di non aver preso atto delle difformità tra lo stato indicato nel progetto e la reale condizione del viadotto. Che, all'epoca del
collaudo costato la vita a Gianfranco Bariselli Maffignoli, era fermo almeno
da cinque anni e da molti di più era il macroscopico
simbolo di una discutissima incompiuta.