GIORNALE DI BRESCIA, 18 OTTOBRE 2008

Sonico. Slittano i lavori a Ponte Dazza

Da quattro mesi sono stati consegnati alla ditta genovese che ha vinto la gara d’appalto, ma il cantiere non si vede ancora: l’azienda vorrebbe sospendere il traffico ferroviario più a lungo di quanto stabilito

di Giuliana Mossoni  

Non c'è pace per la viabilità ca­muna. Sembra davvero una «storia infi­nita» quella dell'allargamento del ponte Dazza a Sonico, uno dei punti storica­mente più critici nella viabilità dell'alta Valcamonica. Qualcuno aveva metafori­camente suonato le campane a fine giu­gno, quando finalmente sono stati con­segnati i lavori di circa un milione e cen­tomila euro alla ditta aggiudicataria del­la gara d'appalto.

Nel giro di qualche giorno, dunque, ci si aspettava di veder sorgere il cantiere e invece oggi, a quasi quattro mesi di di­stanza, la strettoia sulla Strada Statale 42, nel punto in cui incrocia la linea del­la ferrovia Brescia‑Iseo‑Edolo, all'ingres­so del comune di Sonico, è rimasta intatta. Cos'è successo in questi mesi? Cosa ha impedito l'inizio dei lavori? L'impre­sa aggiudicataria, che ha sede a Genova, ha accettato la consegna senza riser­ve, ma poi ha iniziato a sollevare dei pro­blemi sulla fattibilità tecnica dell'opera, rifiutandosi d'iniziare i lavori.

 

Il pericolo di un contenzioso

Dopo settimane di trattative, 1'Anas in questi giorni ha mandato all'impresa un ordine di servizio, affinché si dia il via immediato alle opere. Nulla, però, é an­cora cambiato. «Il rischio ora ‑ racconta Mario Pendoli, assessore ai Lavori pub­blici, viabilità e trasporti della Comuni­tà montana ‑ è che si arrivi all'apertura di in contenzioso, che in questa fase co­sì delicata sarebbe davvero pericoloso, con la scure di un ulteriore prolunga­mento dei tempi. L'Anas, secondo leg­ge, potrebbe risolvere il contratto e quindi scalare la graduatoria rivolgendo­si fino alla quinta impresa in gara e solo nel caso in cui nessuna dovesse accatta­re si dovrebbe rifare l'appalto. Ma la strada del contenzioso è delicata e ri­schiamo di bloccarci per anni».

Secondo Pendoli, la partita si gioca tutta sulla possibilità d'interrompere la ferrovia per il tempo utile a eseguire i la­vori. Pare che l'impresa aggiudicataria abbia chiesto l'interruzione del servizio ferroviario per almeno 110 giorni, men­tre gli organi competenti ne avevano previsti non più di cinquanta o al massi­mo sessanta: in un'area in cui le criticità del trasporto pubblico sono di norma al centro dell'attenzione, uno stop così lungo è davvero poco auspicabile. «Anas e Ferrovie ‑ spiega l'assessore ‑ non sono in grado di fermare il servizio per un periodo così prolungato, non so­lo per i forti disagi al trasporto pubbli­co, ma anche per questioni economi­che. Mettere in strada delle navette so­stitutive del treno tra Edolo e Malonno richiede un impegno finanziario di alme­no 160‑200mila euro, che al momento non sono disponibili».

 

Il parere della Provincia

Sulla questione è intervenuto anche l'assessore provinciale ai Trasporti Valerio Prignachi, che fin da subito ha chiari­to la posizione dell'Ente e posto delle condizioni. «Abbiamo bisogno di una certezza sui tempi di interruzione del servizio e di un monitoraggio costante delle attività dell'impresa, per garantire il rispetto delle tempistiche previste ‑ha detto Prignachi ‑. L'attenzione su questa opera è altissima e le attese del­la comunità altrettanto. Per questo mo­tivo va posta uguale attenzione al can­tiere e alla ditta aggiudicataria. Abbia­mo suggerito di utilizzare una tecnica nuova, già peraltro applicata in Austria, quella dello spingi‑tubo, che consentirebbe di effettuare l'opera con un'inter­ruzione minima della linea ferroviaria. Effettivamente costa un po' di più, ma la spesa si compenserebbe, se non addi­rittura sarebbe inferiore, con i costi preventivati per l'interruzione del servizio e per la messa a disposizione di autobus sostitutivi».

 

Presto nuovo incontro

All'inizio della prossima settimana si dovrebbe tenere un ulteriore incontro presso la sede di Anas a Milano, per verificare il da farsi, mala questione è davve­ro molto delicata e ormai è arrivata a un bivio. Gli Enti camuni sono pronti ad af­frontare qualsiasi impegno per risolvere la questione, ma il tempo passa inesora­bile. «La Comunità montana e il Comu­ne di Sonico, insieme alla Provincia, si stanno impegnando a fondo per cercare di sbloccare la situazione ‑ conclude Ma­rio Pendoli ‑ male criticità dell'operazio­ne vanno oltre il nostro controllo». Il no­do del ponte Dazza a Sonico è destinato quindi a prendere una nuova piega nelle prossime settimane.