L’UNITàRRIERE DELLQ , 24 AGOSTO 2007

«Una perdita indicibile, è stato tra i più alti protagonisti della lotta per la liberazione del lavoro

La commozione di Ingrao: «È stato un rivoluzionario»

L’amicizia, le battaglie insieme ma anche le contrapposizioni: «Dobbiamo tenere alto il suo ricordo»

di Giuliano Capecelatro

«È una perdita indicibile». Rag­giunto nella sua casa di Lenola dalla notizia della morte di Bru­no Trentin, Pietro Ingrao non vor­rebbe, sulle prime, dire di più. Li legava un'amicizia antica e pro­fonda, che nessuna divergenza di vedute aveva mai potuto scalfire. Hanno attraversato insieme il se­colo breve. Si sono trovati a mili­tare sotto la stessa bandiera in pe­riodi difficili, il dopoguerra, l'au­tunno caldo, la stagione del terro­rismo, le modificazioni radicali del capitalismo, che avevano con­dotto il leader sindacale a parlare di crisi del taylorismo e tramonto del fordismo: La commozione è forte. Ma la figura dell'amico si impone un'ultima volta.

«Bruno Trentin... è stato tra i più alti protagonisti della lotta per la liberazione del lavoro, vissuta nel Novecento e alla soglia del nuovo secolo».

Sorge spontanea la domanda se si possa parlare, di conseguenza, di una lezione di Trentin? La ri­sposta è affermativa. «Bruno ha evocato e sostenuto il significato rivoluzionario e sconvolgente dell'atto lavorativo nel nuovo seco­lo, ed è stato alla testa delle gran­di battaglie che in Occidente han­no vissuto ‑ nello scontro di clas­se ‑ milioni di operai non solo in Italia. Mi auguro sia reso alto onore al suo slancio rivoluzionario e all'idea nuova del mondo che ha seminato in Italia e in Europa».

Negli ultimi tempi, spesso si era­no trovati su posizioni distanti, contrapposte. E proprio Ingrao ‑ era i12003 ‑ aveva criticato aspra­mente la scelta di Trentin, in ac­cordo con altri esponenti del mondo sindacale e politico,di far falli­ne il referendum sull'articolo 18, che regolava la complessa mate­ria dei licenziamenti. Il referen­dum in effetti, fallì per il manca­to raggiungimento del quorum. Ma la discordanza non offusca il profilo del compagno di tante bat­taglie. «Bruno l'ho conosciuto in tempi di lotte aspre e indimenticabili e da lui ho imparato a comprende­re e a sostenere il ruolo centrale del lavoro nella vitti umana. E non saprò mai come ringraziarlo di questo dono e di tutto ciò che ho imparato dalla sua umanità e dal suo pensiero in anni ed anni di passione comune».

Un leader, Trentin, di altissimo profilo. Della statua di un Di Vittorio, di un Lama. Logico quindi pensare a un suo lascito ideale, a un'eredità spirituale. In­grao non ha dubbi: «Spero che sa­premo tenere alto il suo ricordo e raccontare ai figlie ai nipoti le scoperte umane cruciali che ab­biamo appreso dalla sua bocca e dalle sue battaglie. Onore per sempre a lui».