IL MANIFESTORRIERE DELLQ , 24 AGOSTO 2007

Addio a Bruno Trentin, segretario della Cgil dal 1988 al 1994. È  morto all’età di 81 anni dopo una lunga malattia seguita al trauma cranico di un anno fa

Il protagonista dell’Italia operaia

di Paolo Andruccioli

Bruno Trentin, grande pro­tagonista della storia sin­dacale italiana e della poli­tica, ha firmato alcune del­le tappe più importanti del sindaca­lismo e della riflessione teorica sul conflitto in Italia e in particolare sul conflitto operaio. Uno dei suoi testi teorici forse oggi dimenticati è stato la relazione al convegno orga­nizzato dall'Istituto Gramsci nel 1962, intitolato Tendenze del capi­talismo italiano. Una relazione che al tempo venne letta come una cri­tica dell'analisi stereotipata della si­nistra italiana, Pci compreso, che immaginava una imminente cadu­ta rovinosa del capitalismo. Tren­tin al contrario aveva intuito (in sin­tonia con Vittorio Foa) le «tenden­ze» più moderne di un sistema che stava diventando «neocapitalisti­co».

Nato nel 1926 in Francia, Bruno Trentin è stato partigiano, segreta­rio generale della Fiom nella stagio­ne forse più bella, quella della Flm unitaria degli anni sessanta, poi se­gretario generale della Cgil. Trentin era un sindacalista‑intellettua­le, con una formazione importante alle spalle e un'attitudine continua allo studio. Laureatosi in giurispru­denza a Pavia, era andato a studia­re all'università di Harvard, per poi tornare in Francia nel 1941, dove combatté contro la Repubblica di Vichy. Nella resistenza italiana scelse il gruppo Giustizia e libertà, di cui fu tra i fondatori. La sua succes­siva esperienza politica, dopo gli in­carichi sindacali si sviluppò all'in­terno del Partito Comunista, del Pds e dei Democratici di sinistra poi. Ma la sua vera storia politica è stata la Cgil, la Confederazione ge­nerale del lavoro alla quale si iscris­se subito dopo la fine della Secon­da guerra mondiale, nel 1949. L'an­no dopo prese la tessera del Pci. Fino al '46 aveva militato nella fila del Partito. d'Azione.

Nella Cgil la storia politica di Bru­no Trentin è stata molto articolata. In molte delle ricostruzioni stori­che più accreditate viene infatti ri­cordato come uno degli esponenti più di spicco della sinistra sindaca­le che nel corso degli anni sessanta e settanta era diventa­ta un importante riferi­mento nel movimento operaio e del lavoro ita­liano ed era stata in gra­do di avvicinare, su po­sizioni critiche di sini­stra, aree sindacali an­che molto lontane tra loro. Trentin era diven­tato il riferimento sindacale e teorico di esponenti della Cgil, ma anche di sindacalisti della Cisl e della Uil. Diventò segretario generale della Cgil, in seguito a una serie di vicissitudini complica­te dopo Antonio Pizzinato. Si po­trebbe ricordare anche che Trentin era stato il candidato naturale alla successione di Luciano Lama, in­sieme a Sergio Garavini. Ma Lama scelse Pizzinato perché ‑ si disse ‑ non era sicuro né di Trentin, né di

Garavini. La poltrona di segretario generale del più grande sindacato italiano era comunque destinata a Trentin, che la diresse dal 1988 al 1994. Cambiando ruolo, nonostan­te la sua marcata matrice di sini­stra e di ex capo dei metalmeccani­ci, Trentin dovette affrontare negli anni novanta, il periodo più diffici­le per il sindacato italiano, quelle svolte e quegli accordi che portaro­no alla rottura dell'unità sindacale già dalla metà degli anni ottanta (con il taglio della scala mobile del governo presieduto da Bettino Cra­xi). Da allora Trentin si schierò pe­rò sempre in difesa della linea ufficiale del sindacato, mettendosi co­sì spesso contro alla sua stessa sini­stra sindacale che lo aveva eletto capo e punto di riferimento. Nel 1993 firmò con Cisl e Uil lo storico accordo sulla politica dei redditi che è stato il primo passo per il superamento della scala mobile.

La politica dei redditi, il taglio e poi il superamento del sistema del­la contingenza e del punto unico (che era stato voluto da Pierre Car­niti negli anni settanta), sono stati il banco di prova più difficile per Trentin, che dovette firmare accor­di anche contro le sue convinzioni. Almeno contro il suo modo di interpretare lo scontro politico e sinda­cale che era maturato negli anni sessanta. Storica la sua decisione di firmare uno dei tanti accordi sul­la politica dei redditi e poi rilascia­re subito le sue dimissioni.

Nel 1994, quando scese in «cam­po» Silvio Berlusconi, Trentin la­sciò la Cgil nelle mani di Sergio Cof­ferati (1994‑2002). Trentin lasciava la sua Cgil dopo 45 anni di militan­za. Ha pubblicato Lavoro e libertà (1994); Il coraggio dell'utopia (1994) e La città del lavoro (1997), che aveva l'ambizione di scavare e di rispondere alle tante teorizzazio­ni sulla fine del lavoro.