IL SOLE-24 ORE, 24 AGOSTO 2007
di Nicoletta
Picchio
Si attribuisce proprio a lui, ai tempi dell'autunno caldo, lo slogan «il salario come variabile indipendente». A cavallo tra la fine degli anni '60 e l'inizio degli anni '70, Bruno Trentin è stato uno dei protagonisti delle lotte sindacali, nel ruolo in prima linea di segretario generale della Fiom. Ugualitarismo, inquadramento unico tra operai e impiegati: insieme a Pierre Carniti e Giorgio Benvenuto, numeri uno della Fim e della Uilm, Trentun ha cambiato il volto delle fabbriche, a colpi di scioperi.
Ma ha avuto anche il coraggio di stare al passo con i tempi, lasciando dietro le spalle le ideologie: l'episodio più eclatante fu l'accordo del 1992 con il Governo sulla scala mobile. Trentin firmò e si dimise subito dopo: non era la linea della Cgil, masi sarebbe rischiata la crisi di Governo in una fase drammatica del Paese. Non è stato l'unico: nella metà degli anni '90 è all'avanguardia in Cgil sulla flessibilità contrattuale, convinto che una logica solo difensiva avrebbe allontanato il sindacato dai giovani. E, molto più recentemente, in una intervista del 2005, arrivò a bollare come «borbonici» gli scatti di anzianità nel pubblico impiego.
Sindacalista per tutta la vita, intellettuale raffinato, Bruno Trentin è morto ieri a quasi 81 anni, per le complicazioni legate a una polmonite. Un anno fa, proprio il 23 agosto, era caduto dalla bicicletta, riportando un trauma cranico. Da allora, la sua salute era rimasta incerta, aggravata da una forte carenza immunitaria.
Trentin era nato a Pavie, in Francia, il 9 dicembre del 1926. Si era laureato in giurisprudenza all'Università di Pavia, specializzandosi alla Harvard University. Dal 1941 al 1945 è stato protagonista della Resistenza e dal 1944 al 1946 ha fatto parte di una brigata partigiana aderente a Giustizia e Libertà. Ad avvicinarlo al sindacato fu la novità del Piano per il lavoro di Giuseppe Di Vittorio.
Nel 1950 si iscrisse al Pci, tra il 1962 e il 1977 è stato segretario generale della Fiom, la potente organizzazione dei metalmeccanici Cgil. Altra sua battaglia, in quel ruolo, l'unità sindacale e la nascita della Flm, la Federazione dei lavoratori metalmeccanici.
Ma il lavoro più impegnativo l'ha compiuto dal 1988 al 1994, come segretario generale della Cgil. Luciano Lama, alla fine del suo mandato, aveva indicato come successore Antonio Pizzinato, forse per evitare l'imbarazzo di scegliere tra Trentin e Sergio Garavini, altro leader della confederazione.
La segreteria di Pizzinato fu un momento critico per la Cgil:
la sconfitta dell'accordo di San Valentino, quando il Governo Craxi taglio di
due punti la scala mobile, compiendo il primo passo per il suo superamento,
poi il referendum perso nel 1985. Trentin riuscì a ricostruire l'autonomia
della confederazione, evitando che la Cgil vivesse il trauma di una scissione,
come quella che aveva accompagnato il passaggio dal Pci
al Pds. E cominciò a rompere una serie di tabù, primo di
tutti la scala mobile. Nel luglio del 1992, con Giuliano Amato
presidente del Consiglio, fu protagonista della
concertazione. Si dimise, ma fu confermato dai suoi. E
anche sotto l'accordo del 1993, pietra miliare delle relazioni sindacali e
della politica dei redditi, c'è il suo nome. «È stato un punto di riferimento
per la democrazia», ha commentato ieri Guglielmo Epifani. E
a Trentun è arrivato anche il saluto del Presidente della Repubblica, Giorgio
Napolitano, legato a lui da una profonda amicizia: «Ha dedicato la sua
intelligenza a una moderna visione d egli interessi
della Nazione». Cordoglio anche di Romano Prodi: «Ha
conciliato il rispetto della Costituzione con i diritti dei lavoratori»
e di Luca di Montezemolo: «Un interlocutore serio e leale,
che ha guidato la Cgil in anni difficili».