LA REPUBBLICARRIERE DELLQ , 25 AGOSTO 2007

L’ex presidente: uomini come Bruno sapevano assumersi le loro responsabilità, non c’è più quello spirito. Prevale il particolarismo, la ricerca del successo fine a sé stesso. E invece dovrebbe essere il contrario.

«Questa politica sta perdendo il senso delle istituzioni»

Ciampi ricorda Trentin: la concertazione salvò il Paese

di Roberto Mania

Carlo Azeglio Ciampi parla dell'«amico Bruno e, per contrasto, pensa alla politica di questi ultimi tempi. Ricorda il senso di responsabilità che quattordici anni fa, nel luglio del '93; condusse all'accordo sulla politica dei redditi, e osserva la forsennata e preoccupante ga­loppata dell'antipolitica di que­sto 2007. «Con Bruno ‑ dice l'ex presidente della Repubblica ‑ c'era una stima reciproca molto forte. Mi dispiace che sia scom­parso. Era una persona di gran­de lealtà e di profonda rettitudi­ne». Lo amavo molto, lo sentivo vicino pur avendo avuto rapporti personali li­mitati». Lo ha appena detto ‑ con le stesse parole ‑ anche a Marcelle Pa­dovani com­pagna del lea­der sindacale, durante una lunga conver­sazione te­lefonica. Non ci fu contamina­zione, come si direbbe oggi, tra Ciampi e Trentin. Sem­plicemente perché non ce ne fu bisogno. «Tra noi c'era un nesso idea­le molto forte, grazie a una matrice cultu­rale comune, quella del mo­vimento di "Giustizia e li­bertà". Ma ci conoscemmo solo dopo, quando io ero Governatore della Banca d'Italia e lui stava alla Cgil».

È sul '93, però, che il ri­cordo di Ciampi di­venta ‑ come dice ‑ «penetrante». «Perché ‑ spiega ‑ assimi­lammo allora il concetto della politica dei redditi. Fu un'ope­razione profondamente inno­vativa quella di eliminare ogni effetto inflazionistico dalla poli­tica salariale, come aveva intui­to Ezio Tarantelli, con l'indica­zione del tasso programmato di inflazione, e come già avevo so­stenuto nelle mie Considerazio­ni finali dell'82 indicando le tre politiche per il risanamento. Ri­duzione della spesa pubblica, politica monetaria autonoma della Banca centrale, politica sa­lariale non inflazionistica. Era l'impianto della Banca d'Italia, nella definizione del quale ebbe un ruolo di rilievo l'attuale mini­stro dell'Economia, Tommaso Padoa‑Schioppa».

L'accordo del luglio '93 diven­ne la «pietra angolare» del risa­namento mentre si frantumava la prima Repubblica. E lì c'è quello che l'ex presidente chia­ma «il filo rosso» che lega il Ciampi Governatore e il Ciampi «di colpo proiettato a Palazzo Chigi». Dove ‑ nel complicato negoziato per la politica dei red­diti ‑ apprezza l'autorevolezza di Bruno Trentin, «Perché Bruno ‑ dice ‑ non era uno dei tanti: era Bruno Trentin». Il quale ‑ ri­corda Ciampi «accettò che nei rinnovi biennali dei contratti non ci fosse alcun automatismo nel recupero dell'eventuale scarto tra l'inflazione program­mata e quella reale, Era l' ultimo ostacolo da superare insieme al­la richiesta (poi respinta) degli industriali di prevedere un solo livello di contrattazione. Un compromesso, un'assunzione di responsabilità, una manife­stazione di senso delle istituzio­ni, da parte di Trentin e degli al­tri attori sociali. Ora è tutto cam­biato. «È vero: quello spirito og­gi non c'è più», osserva Ciampi.

«Quello spirito si è perso ‑ in­siste ‑ perché a mio avviso c'è un'involuzione che ha colpito la classe politica italiana. Si è perso il senso delle istituzioni da parte di non pochi politici. Prevale il particolarismo, la ricerca del successo fine a se stesso. E inve­ce dovrebbe essere il contrario, come scriveva Vincenzo Cuoco nelle pagine conclusive del suo Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799: "Quello che conta non sono gli uomini ma gli ordini, cioè le istitu­zioni". Che ri­guardano tutti i cittadini: dai politici in sen­so stretto a co­loro, come i sindacalisti o gli imprendito­ri, che si muo­vono sulla sce­na pubblica di­fendendo inte­ressi e valori. In questa chiave la Banca d'Italia è come i sindacati: fucina a difesa anche del senso delle istituzioni. Ecco perché con Trentin si creò un rapporto personale cosi in­tenso. «Perché - ragiona Ciampi ‑ sapeva, seguendo l’insegnamento di Guido Calogero, che ci vuole il rispetto, nona tolleran­za, verso l’alterità. Da qui la ca­pacità di dialogare, di ascoltare e di comprendersi. Ecco perché funzionò allora la concertazio­ne, e anche perché oggi appare più difficile, pur restandone qualche traccia».

Ciampi ricorda il suo "meto­do di governo", con Trentin ma anche con Sergio D'Anioni per la Cisl, con Pietro Larizza per la Uil e con Luigi Abete per la Con­findustria. «La più grande vitto­ria che ottenemmo sul campo, dopo la firma del protocollo del luglio '93, fu quella contro lo sciopero degli autotrasportatori. Chiedevano aumenti delle ta­riffe fino al 18 per cento mentre, sulla base dell'inflazione pro­grammata che avevamo con­cordato, non si poteva andare oltre l'8‑9 per cento. Non ce­demmo, tenemmo duro, nono­stante cominciassero a mancare i rifornimenti alle pompe di ben­zina e a ritardare la distribuzione delle derrate alimentari. Alla fine la spuntammo. La politica era cambiata. Era nata la politi­ca dei redditi,. Lasciandosi alle spalle l’«abisso» del '92.

«Quando ‑ riflette ancora Ciampi ‑ da Governatore spiegavo al presidente Scalfaro: guardi che il problema non è tanto il tasso di cambio; il pro­blema è che non riesco più a col­locare, a qualsiasi prezzo, i titoli di Stato. Questo è l'abisso, l’Argentina. Scalfaro se ne rendeva conto e per questo l'anno suc­cessivo, dopo il governo Amato, decise di chiamarmi a Palazzo Chigi. Per me, dopo 47 anni pas­sati alla Banca d'Italia, fu una scommessa». Che fu vinta anche con Trentin.

Ma è appunto di Trentin che Ciampi, vuole ancora parlare. Della sua adesione al comuni­smo, per esempio. «Come molti di Giustizia e libertà, intrisi di studi crociani o di principi liberal-socialisti, scelsero di aderire ad un partito di massa per fare politica, anche Trentin prese quella decisione, ma la sua ma­trice culturale era un'altra, io imboccai una strada diversa, fondando a Livorno una piccola sezione del Partito d'Azione il cui più giovane iscritto era il po­vero Umberto Colombo, Le strade si incrociarono più tardi. «E sono ricordi - conclude Ciampi ‑ che mi creano tanta emozio­ne».